Data di pubbl.: 2026
Pagine: 251
Prezzo: € 16,00
Nel torrido e umido luglio milanese si aggira il commissario della omicidi Enzo Biondo preda, come sempre, dei suoi demoni interiori che neppure i lunghi mesi di psicoterapia sono riusciti a placare. Il suo rapporto con la giornalista Beba lo agita, ma forse lo tormenta di più l’idea di concludere la vita in solitudine – pensieri tipici di un cinquantenne al giro di boa -; il prepensionamento del collega Gigio Martinoia è stato un colpo terribile, ma tra la morte improvvisa della moglie Caterina e la malattia che lo affligge, che altro poteva fare il poveretto! Accanto a Biondo è rimasta l’agente scelto Giusy Garofalo, orfana eritrea adottata da piccola da una famiglia siciliana, intelligente, intuitiva, indomita nella ricerca della verità e legatissima a Martinoia del quale anche lei sente la mancanza.
Così, in quel caldo luglio, Biondo e Giusy devono vedersela con uno strano suicidio avvenuto accanto a un grande deposito auto – di quelli dove vengono portate, ad esempio, le vetture in sosta vietata – a San Giuliano Milanese. Un disoccupato alla ricerca di cicoria e verdure varie nei campi circostanti ha scoperto il corpo di René Barzanó, custode del turno di notte, penzolante da un albero, una scaletta di metallo riversa al suolo e una corda da barca, una treccia nautica, intorno al collo, all’apparenza troppo sottile eppure letale. Il vicequestore dirigente Pirajno, informato della cosa, commenta in modo sibillino che gli sembra un ‘suicidio assistito’. Biondo archivia l’informazione. In contemporanea, o quasi, ecco un secondo cadavere. È quello di Vittorio Bonanno la cui scomparsa era stata appena denunciata proprio a Biondo dalla moglie. Il cadavere di Bonanno, nudo e martoriato, è stato rinvenuto all’interno di un furgoncino, rubato a una lavanderia, poco distante dal deposito auto. È possibile che le due morti siano collegate? Giusy Garofalo, ben più di Biondo che ha dei sospetti inconfessabili su come siano andate le cose, si impegna nelle ricerche di una testimonianza o di una prova e qualcosa raccoglie dal giovane senegalese Babacar Sow che gestisce un chiosco di frutta nelle vicinanze, lungo la Paullese. Ma i morti, intanto, aumentano. Ne salteranno fuori altri due: Barbara Piras, depressa e con un passato difficile, trovata impiccata sotto il cavalcavia della Martesana e Federico Caffi, primario presso l’azienda sanitaria lombarda, nel piazzale dello stadio di San Siro. La corda è sempre la stessa, ma niente collega fra loro questi morti tranne il fatto che si sono suicidati – Caffi però, alla fine, risulta deceduto per un infarto – e un particolare che accomuna la Piras e il Barzanó.
Giusy Garofalo, di fronte allo strano atteggiamento lassista e scoraggiato di Biondo, si accanisce nella ricerca di un movente, di prove e colpevoli e rischia di brutto viste le minacce che subisce. Però non molla. Enzo Biondo, dal canto suo, deve combattere con il ricordo di un errore commesso anni prima a fini di giustizia e con un presente in cui Beba gli chiede di dare una svolta significativa alla loro relazione.
Salvo Barone ci affascina ancora una volta con una trama coinvolgente che affronta l’eterno dilemma fra verità e giustizia, colpa, punizione e redenzione, e dove i personaggi svelano la propria duplice natura. Il tutto condito da una lingua e una narrazione mai banali, mai superficiali e da un’accattivante e preciso studio delle dinamiche che muovono l’agire dei protagonisti. In particolare Enzo Biondo, uomo complesso e terribilmente umano nei suoi dubbi, dolori e voglia, nonostante tutto, di vivere e amare.


