Storia del figlio- Marie-Helene Lafon

Titolo: Storia del figlio
Autore: Marie Helene Lafon
Data di pubbl.: 2022
Casa Editrice: Fazi editore
Genere: drammatico, saga familiare
Traduttore: Antonella Conti
Pagine: 160
Prezzo: 17.00

La vicenda inizia il 2 Agosto del 1903. Armand e Paul sono due bambini gemelli di cinque anni e vivono nella campagna francese assieme al fratello minore Georges. Nella loro casa le figure adulte sono la madre dei piccoli e Antoniette, una ragazza che lavora come domestica, destinata ad andarsene alla fine dell’estate. Non sappiamo cosa succeda, ma una sera Paul viene svegliato da un urlo straziante sintomo che qualcosa di grave è avvenuto.

Trascorrono gli anni, sedici in tutto. Paul è crescito ed è un giovane studente che sta finendo il collegio anche se conserva ancora qualcosa del bambino che è stato. Durante la sua vita da studente, Paul incontra Gabrielle, l’infermiera della scuola. La donna è un po’ più grande del giovane ma tra i due si viene a creare una forte spinta erotica che li porterà a consumare una relazione clandestina. Dalla loro passione nascerà un bambino, Andres.

La nascita di Andres complica i piani di Paul che deciderà di non riconoscere il bambino e di tacerne la paternità. Paul si trasferirà a Parigi e intraprenderà la carriera di avvocato cercanco di ricostruirsi la vita, minacciata da quell’ombra insidiosa.

Ancora innamorata del giovane amante, Gabrielle lo seguirà a Parigi dove spera sempre di far cambiare idea a Paul. In tutto questo non c’è spazio per Andres, che non riceve affetto dalla madre (che trascorre con lui solo quattro settimane all’anno e molto fredde) o dal padre originario che non vuole prendersi cura di lui. Verrà affidato ad Helene, la sorella di Gabrielle, già madre di tre figlie, che sarà felicissima di crescere il bambino, sentendolo molto come suo. Anche il marito di Helene cercherà di amare il ragazzo quanto può non riuscendo tuttavia a prendere davvero il posto del padre biologico.

Ecco che il tempo scorre ed Andres è diventato uomo. Si sposa con una giovane,Juliette da cui avrà un figlio. E quando sembra che la storia debba ripetersi in una infinita spirale di abbandono, Andres rimane. Lui suo figlio lo ama e riesce a spezzare quella strana e mai pronunciata maledizione che aveva colpito suo padre (Paul) e che aveva segnato il padre di lui.

La storia termina laddove era iniziato, nel piccolo paese di campagna, lontano dalle grandi città, dove gli antenati di famiglia riposano nel camposanto e la nuova generazione può continuare a vivere.

La storia di un figlio è molto più della “storia di un figlio”. È la storia di padri che non sono mai riusciti ad essere uomini (prima ancora di diventare padri) restando dei figli, segnati da traumi e da abbandoni.

È la storia di ragazzi e ragazze che vivono la vita nella loro complessità, cercando il loro posto nel mondo e nella società. È la storia di madri che scelgono il proprio benessere a quello del figlio, riscattandosi ed emancipandosi in tempi non sospetti, trovando comunque la forza per compiere quei gesti in grado di mettere un po’ tutti d’accordo. Se si fa fatica ad accettare la visione del mondo che ha avuto Gabrielle e il suo gesto sprezzante verso il suo stesso figlio, possiamo quasi perdonarla perchè del ragazzo almeno si interessa quanto basta per trovare qualcuno che lo ami.

È un romanzo complesso questo, che per molti versi mi ha ricordato uno strano miscuglio tra Flaubert e Proust. Il tempo è liquido, scivola inesorabile ma non scorre. Torna indietro e forma quell’uroburo leggendario che riporta tutto da dove esso ha inizio in un niciano eterno ritorno.

Una lettura complessa ma edificante, interessante da affrontare, che ha il sapore dei grandi classici del passato senza avere la pretesa di essere loro eguale.

Una lettura adeguata che va letta con calma per essere capita ed apprezzata.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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