Salone del Libro 2016 – Gomorra dieci anni dopo di Roberto Saviano

SavianoA dieci anni dall’uscita di Gomorra Roberto Saviano torna al Salone internazionale del Libro di Torino proprio nel luogo dal quale “tutto ebbe inizio” e lo fa con il suo tipico stile di denuncia alla criminalità organizzata. Quello che si presenta al pubblico del Lingotto è un Roberto Saviano consapevole del valore che Gomorra ha avuto in questo decennio. Nato come un’opera di denuncia dei meccanismi che governano gli affari camorristici Gomorra è unico nel suo genere e può essere considerato il primo libro scritto con queste modalità, un vero e proprio capolavoro letterario. Il nome deriva da un giovane prete (Don Peppe Diana) che osò sfidare le attività dei clan nei territori di Casal di Principe con lo slogan  di “per amor di questo popolo…parlerò”. Dopo l’omicidio di Don Peppe i clan cercarono di delegittimare la sua persona  con delle sporche calunnie proprio per far in modo che il suo credo subisse una significativa frenata. Con il libro di Saviano non solo il pensiero di Don Peppe ha ripreso a diffondersi a macchia d’olio in Italia ma ha preso piede in tutto il mondo. Secondo Saviano tutto questo è stato possibile grazie alla combinazione di due potenti variabili:  il potere della Parola” e “il potere del lettore. La prima permette allo scrittore di divulgare il proprio pensiero e di mantenere la giusta vicinanza con la realtà mentre i lettori, nell’atto dell’acquisto del libro, difendono e custodiscono il pensiero dell’autore diventando una vera e propria minaccia per le organizzazioni criminali che vorrebbero mantenere uno strato di silenzio e di anonimato intorno alle loro strutture ed attività. Gomorra è stato proprio questo: un incredibile mezzo divulgativo con una strepitosa incidenza nella “carne del quotidiano” di Napoli e dintorni. Ma, come spesso accade, di fronte a tanto scalpore mediatico c’è sempre un prezzo da pagare e Roberto Saviano ha dovuto sacrificare completamente la sua vita. Saviano è sincero quando afferma che, tornando indietro nel tempo, non ricomporrebbe tale e quale Gomorra, ma lo farebbe in maniera più prudente, forse, per difendere parte della libertà che ha perduto in questi anni. Al contempo si percepisce una straordinaria voglia di proseguire il percorso che questo libro ha aperto. L’autore napoletano non vuole essere considerato un eroe perché “gli eroi sono tutti morti” e lui ha una maledetta voglia di vivere e combattere! L’evento si conclude con una strepitosa interpretazione di due brevi tratti dal libro recitati dall’attore protagonista della serie TV “Gomorra” Marco D’Amore: il primo si riferisce ad un giovane quindicenne, Emanuele, che per “riuscire a campare” fa piccole rapine a coppiette che si appartano in aperta campagna e che verrà ucciso in un conflitto a fuoco con i Carabinieri, e il secondo, toccante ed emozionante, con il quale D’Amore urla (senza microfono) la denuncia di Saviano. Un urlo che è sinonimo di libertà, di voglia di modificare la realtà esistente e di non mollare mai!…Standing Ovation…. Sono nato in terra di Camorra…….maledetti bastardi sono ancora vivo!

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