Incubatore tra riviste ed editoria digitale

È cominciato alla grande il Salone del libro per gli inviati degli Amanti dei Libri. In mezzo al via vai di lettori, scrittori ed editori, abbiamo raggiunto il Padiglione 1, lo spazio riservato all’Incubatore. La conferenza di Striscia Business tenuta da Maria Cassella ci ha ben delineato il tema dei canali di distribuzione digitale per i piccoli editori.

Per molti l’editoria digitale è un mondo nuovo che fa storcere il naso ai più tradizionalisti e i lettori (la maggior parte in Italia) ancora ancorati all’idea che il libro sia solo cartaceo; gli ospiti Lorenzo Armando e Nicola Cavalli hanno parlato dei vantaggi legati al digitale. Sono emersi particolari interessanti riguardo al business dell’editoria digitale.
La distribuzione e i costi di produzione sono abbattuti: tenere un libro in uno spazio web non costa nulla, se non per la promozione e la pubblicità. L’editoria digitale riesce ad arrivare ai target di riferimento in via preferenziale: è sufficiente trovare i social network, i forum dedicati e le discussioni degli appassionati. 
Il vantaggio principale sta nel creare un rapporto più diretto col pubblico bypassando la distribuzione. Il futuro sta in abbonamenti all-you-can-read: con 9,90 euro si potrà accedere ai database delle biblioteche e le librerie digitali; questa realtà diventerà sempre più più all’ordine del giorno soprattutto all’interno delle università, dove sostituiranno le care vecchie fotocopie. Gli ebook in Italia rappresentano un mercato in crescita, seppur molto più piccolo rispetto ad altri (Stati Uniti in primis, con oltre il 20% di quote di mercato dei libri non cartacei).

Il futuro? Ebook interrativi, guide turistiche collegate alla navigazione satellitare, applicazioni sempre più semplici e intuitive. Il tutto si distacca sempre di più dal concetto di libro stampato su carta fino a pochi anni fa.

La giornata è proseguita con la presentazione di tre libri e una rivista.
All’incontro “Le Forme più insolite dell’Arte”Sara di Benedetto presenta la nuova rivista O.O.A., edita da Glifo Edizioni. Oggetto della rivista è l’Outsider Art, declinazione anglosassone dell’Art Brut. In italiano Arte Grezza, è una forma d’arte inventata attorno al 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet per indicare le produzioni artistiche realizzate da non professionisti o pensionanti di ospedali psichiatrici che operano al di fuori delle norme estetiche convenzioali come autodidatti, psicotici, prigionieri, persone completamente digiune di cultura artistica. È il prototipo dell’artista selvaggio, fuori dalla realtà accademica, che lavora fuori dagli schemi, on the road e contro cultura, introducendo una dialettica tra l’insider e l’outsider.

L’artista contemporaneo contempla mondi che ad altri sono indifferenti. Fuori dall’Italia esiste un mercato di queste opere d’arte, è giusto che anche il nostro Paese inizi a considerare questo mondo. Anche la Galleria Rizomi di Torino ha puntato sull’Art Brut, in particolare su uno dei maggiori esponenti del movimento, Pietro Ghizzardi: contadino mantovano che utilizzava i cartoni su cui aveva comprato i semi per disegnare e dipingere; è l’emblema dell’artista non colto che arriva però a produrre una serie intensissima di opere che entra a pieno titolo nella Storia dell’Arte. La sua biografia fu pubblicata nel ’77 da Einaudi e vinse il Premio Viareggio. O.O.A. è una rivista semestrale che non vuole essere una critica, ma un seguito e un’espansione dell’opera dell’artista di strada.

Renato Magistro, editore di “Certe strade semideserte” ora presenta A qualcuno piace l’Horror, libro di Stefano Leonforte che inaugura la collana più prestigiosa della casa editrice Leima. È un saggio che usa il gergo tecnico del cinema pur non annoiando, raccontando la storia della Hammer Films, casa di produzione della serie Dracula con Christopher Lee e Frankenstein, le due anime profonde dell’orrore. L’uno è il mostro che rientra nei canoni della superstizione, l’altro legato al mondo della scienza. L’opera colma un vuoto nella saggistica italiana di questo periodo storico (Anni ’60) e del genere. La Hammer Films è stata scelta come filo rosso per raccontare l’Horror in quanto esempio di una casa di produzione che ha scelto di far vedere immagini di sangue, violenza e mostri in modo non tanto orrorifico, quanto stilistico e qualitativo. Fondamentale è l’uso del colore: per la prima volta i due personaggi più importanti della letteratura gotica vengono portati sullo schermo a colori: il sangue è visto nel suo colore naturale e sprigionato in tutta la sua violenza. Emerge che gli ingredienti fondamentali della ricetta Hammer sono una regia sublime, una sceneggiatura che fa convergere elementi da generi e romanzi diversi, un cast d’eccezione, un uso nuovo della violenza e della carica delle immagini (Dracula che si mostra in primo piano coi canini sporchi di sangue).

Oltre a questi abbiamo seguito le presentazioni del nuovo libro di Giulio Maffii “Le mucche non leggono Montale”. Una raccolta di testi che fanno un sunto della poesia contemporanea in italia che abbraccia le nuove tecnologie dei social e della rete dove tutti scrivono e si improvvisano lettori, non consapevoli della carenza di lettori. Una presa di posizione netta sul declino della poesia contemporanea e sugli scrittori.

Un foglio e la penna non bastano per scrivere poesie, bisogna costruirsi di un mondo personale dove non basta lo stereotipo del poeta classico per emergere e scrivere un buon prodotto.

Infine la presentazione del nuovo libro edito da meme publishers “Le avventure gastronomiche del detective Nick Pasta”.  Il detective Nick pasta, è il personaggio di un programma radiofonico in onda ogni lunedì su radio GrP (giornale radio piemonte) un alternativo supereroe dei fornelli.

Tra un bicchiere di vino e una rappresentazione live di quello che Nick Pasta grazie alla partecipazione di Alice Bertocchi e Roberto Pitta, questa presentazione è proprio da definire diViNA.

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