Lezioni in Paradiso – Fabio Bartolomei

Titolo: Lezioni in Paradiso
Autore: Fabio Bartolomei
Casa Editrice: E/O Edizioni
Genere: Romanzo fantastico
Pagine: 140
Prezzo: 15,00

A dispetto del titolo, Lezioni in paradiso è un libro che non ha la pretesa di insegnare assolutamente nulla. Eppure, una volta terminato, se ne esce sicuramente “sapendo” qualcosa di più.

Costanza è una ragazza qualunque, espressione dei tipici tratti giovanili del nostro tempo, con tutte le aspirazioni, i problemi, i sogni e quella sempre troppo nascosta voglia di vivere che li contraddistingue. Così ben nascosta, nel suo caso, che ancora prima che il libro inizi… muore.

Si ritrova in paradiso, ma non è quel luogo di bellezza, gioia e beatitudine che si immaginava. E’ semplicemente una nuova vita, con angeli simpatici e antipatici come le persone sulla terra, con lavori da trovare e colloqui da superare, con angeli corrotti, scioperi, custodi vecchi e giovani, regole da seguire ma anche da poter infrangere, perché Bartolomei riempie i suoi angeli di un libero arbitrio ancora più’ grande di quanto disponibile a noi comuni mortali. Costanza si ritrova a fare l’angelo custode di un “diletto” che non è affatto un caso semplice come le era stato disegnato: Goffredo è un egoista, represso, dispotico capo di una testata giornalistica, senza rispetto verso i dipendenti né verso le altre persone che per caso incrociano la sua vita.

Anni cinquantacinque, scadenza prevista: dodici aprile duemilatrentanove. Naturalmente ci aspettiamo da lei che riesca a conservarlo itegro fino alla scadenza naturale. (pag. 15)

A lei il compito di prendersene cura, di migliorarne difetti che sono propri, in misura maggiore o minore, di ognuno di noi… già, ma come, senza nessuno ad insegnarle il mestiere di angelo custode?

Costanza si ritrova tra altri custodi che seguono ligi le regole, e la sua indole che invece le sussurra di sconvolgere il sistema, di intervenire nella vita di Goffredo, di “fare” davvero qualcosa e non limitarsi a giungere le mani. Ma è giusto “ribellarsi” alle regole che ci sono nel posto più perfetto dell’universo? E con un padre che è ancora in vita… è giusto sfruttare i nuovi “poteri” per aiutare anche lui?

Bartolomei disegna con questi tratti un libro assolutamente… soffice. Nessuna volontà di parlare davvero della morte, dell’aldilà, nessuna pesante rielaborazione o monito su come vivere la vita e guadagnarsi la vita eterna. Solo, pura, fantastica immaginazione, condita da un umorismo costante e ironico, sia nei confronti dei vivi sia verso gli angeli. Non c’è volontà di alcun insegnamento metafisico in un dialogo tra angeli come:

Non puoi toccare il mio diletto, si lamento’ il custo del postino.

Faccio come cazzo mi pare!, gli rispose Costanza (p. 85)

Eppure alla fine il lettore ne esce soddisfatto e, come detto, arricchito. A dire il vero un po’ frastornato dalla quantità di personaggi che si presentano e vorticano in così poche pagine, cosa che li porta ad essere descritti a volte in maniera sommaria (eccezion fatta per Costanza), ma l’idea è sicuramente originale e il risultato strappa più di un sorriso. E se le anime dei custodi sono poco indagate, non si lesinano i particolari sulla simpatica costruzione del paradiso che l’autore prova ad inventare:

Gian Maria le rispose che il tempo è un’invenzione dell’uomo per misurare la propria esistenza, perché il tempo non passa, non scorre, non va da nessuna parte. E’ il prodotto di chi si crede al centro dell’universo convinto che ogni cosa ruoti intorno a lui. E invece è proprio lui, l’uomo, che scorre e passa. (p.33)

Un libro  per chi ha semplicemente voglia di lasciar tornare la mente a dove forse una volta abitava. E una volta finito di leggere sicuramente non cambierà nulla, sicuramente domani ci lamenteremo ancora del traffico e del lavoro, sicuramente non inizieremo a credere o smetteremo di farlo… ma per qualche istante saremo un po’ più leggeri. Magari anche perché un angelo custode ci avrà spinto a fare una passeggiata.

Forse è proprio vero che tutto ha un significato, e accorgersene è l’unico talento di cui ogni essere umano dovrebbe disporre per essere felice: l’arte di stare al mondo. (p. 137).

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Sono un viaggiatore, sia con la testa che per davvero. Un vagabondo che sproloquia di chimica aspirando a conoscere tutte le lingue del mondo, per crearsi amici dappertutto e storie da raccontare attorno a un fuoco. Ma in realtà il mio piccolo mondo antico di Bizzarone è il posto piu’ bello del mondo, e la parola che preferisco è quella distesa sulla carta, con la tastiera a far da tramite tra il bailamme nella mia testa e il mondo là fuori. Nella mia stanza troverete di tutto, Hobsbawm e Walt Disney, Calvino e Paolo Villaggio; ogni libro ha qualcosa da dirmi e da insegnarmi, ha voglia di giocare con me e farmi sognare. La fantasia, qualche birra, la mia bici, la mia ragazza e i miei amici: sono il papero disastro piu’ ricco del mondo, come dovremmo sentirci tutti piu’ spesso. Se 5 righe sono troppe ditemi che la accorcio...

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