Il mondo di Belle – Kathleen Grissom

Autore: Kathleen Grissom

Titolo: Il mondo di Belle

Editore: Neri Pozza

Traduzione: Chiara Brovelli

Genere: romanzo

Pagine: 412

Anno di pubblicazione: 2013

Prezzo: 18,00

Immergersi nella lettura di questo romanzo è un appassionante viaggio a ritroso nel tempo, tra la fine del 700 e i primi dell’800, negli Stati Uniti dominati da incommensurabili divisioni fra neri e bianchi. Ambientato in Virginia, in una piantagione, le vere protagoniste di questo voluminoso romanzo sono le donne. Diverse fra loro, ma unite dalla comune sfida ai limiti imposti alla loro esistenza dalle condizioni storico-sociali in cui sono nate – che associano al predominio dei bianchi anche un indiscusso stra-potere maschile – Lavinia e Belle accompagnano il lettore alla scoperta di una storia allo stesso tempo avvincente e dolorosa.

Lavinia McCarten, figlia di emigranti irlandesi morti durante la traversata verso l’America, viene condotta in Virginia dal capitano della nave su cui viaggiava coi suoi genitori, James Pyke. Qui conoscerà l’attraente giovane figlia illegittima di Pyke, dalla pelle scura e dai brillanti occhi verdi, Belle, avuta da una schiava nera, e gli altri servitori della grande tenuta: la dolce Mamma Mae, il burbero ma generoso Papà George, le loro simpatiche figlie Dory, Fanny e Beattie, il figlio maschio Ben, generoso ed estroverso.

Ad evitare ogni rischio di caduta nel buonismo spicciolo, o in una visione infantile-favolistica delle vicende, ci pensa fin da subito con grande lucidità l’autrice, Kathleen Grissom, mettendoci di fronte alla nuda realtà dell’epoca e sfatando ogni dubbio sulla natura di Pyke. Il capitano, infatti, ha deciso l’adozione di Lavinia solo per compensare il debito che i suoi genitori morti non avevano potuto saldare durante il viaggio per mare: la bambina lavorerà come serva nelle cucine della piantagione. Nessuna migliore sorte, del resto, è destinata alla figliastra Belle, che diventa per gelosia vittima della crudeltà di sua moglie Martha – donna turbata dalla dipendenza dal laudano e dalla solitudine – e del loro figlio Marshall, ragazzino imbevuto di pregiudizi e di ideologie violente. Immersa nel mondo nascosto delle cucine (il titolo originale del romanzo è, non a caso, “The Kitchen House”), Lavinia riceve  da parte di tutta la famiglia di Mae cure amorevoli che ricambia con gratitudine e affetto. Allo stesso tempo è costretta lentamente a riconoscere l’invisibile ma netta linea di separazione fra bianchi e neri, padroni e schiavi, uomini e donne.

Se nello spazio delle cucine vi è ancora dell’umanità, questa è del tutto inesistente al di fuori. Ogni relazione di amore fra i servi – in particolare fra la meticcia Belle e il nero Ben – è vietata e punita brutalmente; ogni tentativo di garantirsi il più piccolo margine di libertà è schiacciato spietatamente da Rankin, il sorvegliante bianco che tratta i neri alla stregua di animali. Come Belle – figlia di un bianco ma ridotta in schiavitù come una nera – anche Lavinia è intrappolata in un limbo doloroso: irlandese – forse anche per questo considerata inferiore rispetto alla razza ‘pura’ degli anglosassoni insediatisi in America – non fa parte né del mondo di Pyke né di quello di Ben e degli altri servi. E, una volta cresciuta, sarà proprio il mondo dei bianchi a fagocitarla, con un matrimonio inevitabilmente impregnato dello spirito di violenza e soprusi che regna su tutta la comunità. Il rischio di perdersi – nonché di spegnere il suo sguardo dandosi alla dipendenza dal laudano, come Martha, usato come falso antidoto per sfuggire a un mondo ostile – sarà altissimo e, per evitarlo, dovrà ricorrere alla forza della compassione e del desiderio di felicità.

Kathleen Grissom, che ha scritto questo romanzo proprio in Virginia, dove si è stabilita con il marito, dopo aver restaurato la locanda di una piantagione, offre ai lettori una storia complicata ma tenuta insieme grazie a una solida struttura narrativa, che culmina nella terribile e in un certo senso liberatoria scena finale, richiamata anche all’inizio del libro.

Anche se dalla lettura emergono alcuni stereotipi che appartengono alla lunga tradizione letteraria e cinematografica legata alla rappresentazione della schiavitù in America (il primo cui si pensa – leggendo i dialoghi – è il modo di parlare, inconfondibile, della premurosa e celebre Mama a Rossella O’Hara), questo romanzo si basa anche su ricerche storiografiche e interviste compiute dall’autrice nei luoghi dove si svolgono le vicende. Sia la storia di Lavinia sia quella della famiglia di Ben si ispirano, infatti, a storie realmente accadute, poi rivisitate dalla fantasia della scrittrice. Le molteplici contraddizioni della società razzista americana dell’epoca, del resto, si riflettono anche nella descrizione della vita di Belle e dei neri, al punto che alla fine della storia non vi è una totale distinzione fra vittime e carnefici, colpevoli e innocenti (per quanto ovviamente si propenda verso un’interpretazione a favore delle coraggiose protagoniste e dei loro cari).

Senza nutrire eccessive aspettative, consiglio questa lettura a tutti gli amanti del genere che non siano particolarmente esigenti, per intenderci, e alla ricerca di un romanzo che attirerebbe l’apprezzamento  di un arcigno critico letterario assiso sulla sedia della sua scrivania come su un trono – ma anche con la fiducia che si presta a un libro avvincente e ben scritto.

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Elisa è docente in un liceo, dottore di ricerca in Anglistica e giornalista pubblicista

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