Grandi riflessi – Daniel Pennac: Come un romanzo

Daniel Pennac

Titolo: Come un romanzo

Autore: Daniel Pennac

Anno di scrittura: 1992

Edizione usata per la recensione: Universale Economica Feltrinelli, 2013.

 

Una tra le opere più celebri di Daniel Pennac, da alcuni definito un saggio, da altri un romanzo, si rivolge in prima persona al lettore e ne fa il protagonista del racconto. Se in alcuni punti ci sembra che l’opera sia banale e scontata, per altri ci travolge la semplicità e l’efficacia con cui la letteratura diventa metaletteratura.

Chiunque ha, almeno una volta, abbandonato un libro e magari per questo si è anche sentito colpevole, ebbene, il professor Pennac ci rivela che è un diritto del lettore. Come è atroce obbligare qualcuno alla lettura, infatti: “Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo “amare”…il verbo “sognare”…Naturalmente si può sempre provare. Dai, forza: “Amami!” “Sogna!” “Leggi!” “Leggi! Ma insomma, leggi, diamine, ti ordino di leggere!” “Sali in camera tua e leggi!” Risultato? Niente (pag.11). O come altri hanno affermato “si rischia di indurre una cattiva lettura se la si impone, mentre una buona lettura nascerebbe invece dal corretto stimolo di un sistematico bisogno di leggere” (http://cartascampata.com/2012/02/14/come-un-lettore/)

Il primo capitolo, Nascita dell’alchimista, prosegue con la descrizione dei risultati negativi a cui può portare la costrizione alla lettura, concludendo che forse la responsabilità del fatto che i lettori in questi anni sono  in continuo calo, soprattutto tra i giovani, sia da attribuirsi a consigli di letture sbagliate, a libri di dimensioni esagerate per l’età del soggetto in questione, alla difficoltà della lingua.

Talvolta, però, potrà accadere quel miracolo che legherà il fanciullo all’opera e allora l’adulto dovrà semplicemente farsi da parte perché, come scrive Kafka nel Diario del piccolo Franz: “Non si riuscirà mai a far capire a un ragazzo che, la sera, è nel bel mezzo di una storia avvincente, non si riuscirà mai a fargli capire, con una dimostrazione limitata a lui stesso, che deve interrompere la lettura e andare a letto” (pag. 48).

Nel secondo capitolo Bisogna leggere (il dogma) l’autore continua ad interrogarsi sulla situazione in cui si trovano i fanciulli spesso abbandonati dai genitori o costretti dalla scuola alla lettura e soprattutto al dovere della lettura. Ma Pennac evidenzia, da saggio professore qual è, che un bravo insegnante dovrebbe condividere il suo personale piacere di leggere, anziché esigere la lettura.

Nel capitolo Dare da leggere l’autore ci spiega che i giovani lettori spesso si sentono inadeguati rispetto a ciò che incontrano:  “E naturalmente non amano leggere. Troppi  vocaboli nei libri. E troppe pagine. Per farla breve troppi libri.” Un’altra paura atroce dei giovani è quella di non capire o di dover passare troppo tempo sullo stesso libro, finché un giorno non scoprirà che “Un libro, tutto sommato, si legge in fretta: con una sola ora di lettura al giorno, in una settimana vengo a capo di un romanzo di 280 pagine! Che posso leggere in soli tre giorni se gli dedico un po’ più di due ore! 280 pagine in tre giorni! Cioè 560 pagine in sei giorni! (pag.97).

Nel quarto, ed ultimo, capitolo Il cosa-leggerà-la gente (o i diritti imprescindibili del lettore)  tutti i titoli dei sottocapitoli sono concetti che ogni lettore dovrebbe ricordare tutte le volte che prende in mano un libro, ed è per questo che li riportiamo qui:

  1. Il diritto di non leggere
  2. Il diritto di saltare le pagine
  3. Il diritto di non finire un libro
  4. Il diritto di rileggere
  5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
  6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
  7. Il diritto di leggere ovunque
  8. Il diritto di spizzicare
  9. Il diritto di leggere a voce alta
  10. Il diritto di tacere.

Quest’opera senza dubbio innovativa e dirompente rispetto al rapporto tra il lettore e il libro non potrà che farvi venire un’incredibile voglia di leggere. Questo potrebbe migliorare la quotidianità perché, come afferma Pennac stesso:

“Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere”. 

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  • Mariarosa lucchesi

    Sono una lettrice accanita. È la colpa o il merito è anche di mia madre, la quale ha sempre pensato che leggessi troppo. Ho ricordi trasgressivi d’infanzia nascosta a leggere mentre mia madre che mi cercava per dirmi di smettere. Se mi avesse costretto a farlo forse non mi sarebbe piaciuto così tanto e non avrei pianto con tanto gusto sulle disavventure dei miei personaggi preferiti.

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