Un giorno perfetto per uccidere – Mario Mazzanti

Titolo: Un giorno perfetto per uccidere
Autore: Mario Mazzanti
Data di pubbl.: 2014
Casa Editrice: Newton Compton edizioni
Genere: Giallo & Thriller
Pagine: 310
Prezzo: 9,90

La ragazzina era immobile, con il fiatone, a sosservare spaesata l’autobus che si allontanava. L’uomo si guardò intorno; la strada era deserta, il pullman si era portarto via tutte le persone. Najla… Doveva averla! L’uomo accese il motore e ingranò la marcia: l’auto si mosse lentamente dal parcheggio” (p. 39)

Il Commissario Sensi e il suo vice Maiezza si ritrovano ad investigare su un caso di scomparsa di una ragazzina di origine senegalese in un piccolo paesino lombardo a pochi chilometri da Crema. Con il passare delle ore le possibilità di ritrovare viva la bambina diminuiscono sempre di più. Sensi e la sua squadra seguono una pista che li porterà fino a Londra, ma si rivelerà essere totalmente errata. Dopo 3 mesi di ricerche in cui forze dell’ordine, scientifica e opinione pubblica collaborano duramente, il corpo della piccola viene ritrovato sepolto sotto terra vicino al fiume Adda. Dalle analisi risulta aver subito abusi sessuali e, dopo essere stata uccisa, l’amputazione del dito mignolo della mano sinistra (firma dell’assassino). Sensi, ormai senza nulla in mano, per risolvere il caso, si affida ad un suo vecchio amico e collega (ormai in pensione) Dott. Claps, esperto in psicologia e criminologia. Dopo poche domande sul caso, Claps capisce il vero motivo della visita di Sensi: ci sono stati altri casi di piccole vittime, rinvenute sotto terra senza un mignolo. L’assassino è ancora in libertà e potrebbe non essere mai sazio della sua fame di morte e distruzione. Sensi lo chiama serial-killer; Claps lo chiama ORCO, perché chi fa del male ad un bambino è una bestia, un orco.

Il modus operandi dell’assassino è stabile: rapisce le piccole vittime, ne abusa sessualmente per poi ucciderle mediante strangolamento. Amputa loro il quinto dito della mano sinistra e infine ne occulta i corpi in fosse scavate in piccole radure all’interno della folta vegetazione. […] Siamo in presenza di una mente disturbata, sebbene non di un folle: egli sa perfettamente quello che sta facendo ed è in grado di valutarne la gravità e le implicazioni” (p. 116-117)

Man mano che le indagini susseguono, il tettorio di ricerca si stringe in torno alla toscana, tra Follonica, Siena e Grosseto, in un pezzo di Maremma pieno di boschi in cui l’orco sa muoversi liberamente. Le sue vittime sono scelte con cura, prediligendo le bambine dei campi profughi, i cui genitori, senza documenti e permesso di soggiorno, non reclameranno mai la loro scomparsa per paura di essere cacciati. Inizia così la corsa contro il tempo per evitare l’ennesima vittima, la cui amputazione finirà nella bacheca del mostro come trofeo di caccia.

Il romanzo di Mario Mazzanti è davvero forte: personaggi, scene e descrizioni non si limitano ad informare il lettore, ma lo coinvolgono in una sequenza rapida di eventi che invogliano a leggerlo in pochissimo tempo. Il tema della pedofilia, così attuale, legato a territori conosciuti del nostro Paese rendono davvero verosimile l’intera vicenda e mostrano come dietro al “direttore di banca in giacca e cravatta” si possa nascondere il mostro di cui nessuno avrebbe mai sospettato. L’unico punto di debolezza del romanzo è il continuo riassumere delle prove, delle circostanze e dei fatti in possesso della polizia. Questo accade poiché i diversi personaggi che aiutano il commissario nelle ricerche entrano in momenti diversi del racconto e dunque vanno aggiornati. Probabilmente alcuni lettori apprezzano questo atteggiamento dello scrittore, che aiuta nel coinvolgerlo ancora più nella trama, ma il troppo stroppia.

 

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