Salone Torino: A tu per tu con… Fabio Genovesi

Fabio Genovesi è nato a Forte dei Marmi nel 1974. Dopo la raccolta di racconti Il bricco dei vermi, uscita a tiratura limitata, nel 2008 ha pubblicato il suo primo romanzo “Versilia Rock City” – riproposto da Mondadori una nuova versione – per la casa editrice Transeuropa. Ha scritto soggetti per il cinema, spettacoli teatrali, reportage per “Rolling Stone” e altre riviste musicali, e tradotto autori di culto come Hunter S. Thompson e Barry Gifford. Collabora con “Vanity Fair”, “la Lettura”, inserto culturale del “Corriere della Sera”, “la Repubblica Firenze” e “Il Tirreno”. Nel 2011, per Mondadori, ha pubblicato Esche vive, in corso di traduzione in otto Paesi. E tutto questo nei ritagli di tempo lasciati liberi dalla sua attività principale, che è la pesca sportiva. Noi l’abbiamo incontrato e ci ha parlato di “Versilia rock city” e non solo…

La sua biografia è molto curiosa. La scelta del liceo scientifico, della facoltà di filosofia, dei rischi d’arresto… In tutto questo come nasce la passione per la scrittura?

Mah, in realtà non l’avrei mai pensato! Quando ero ragazzino non ero un lettore accanito, ma mi hanno sempre affascinato le storie delle persone. Mi dispiaceva tantissimo che i racconti meravigliosi di qualcuno che conoscevo morissero insieme a loro, senza che nessuno li portasse alla luce. La scrittura è il WWF delle storie, soprattutto di quelle della vita delle persone. Diceva Raymond Carver “L’autobiografia è la storia dei poveri”, ed è vero. La vita dei ricchi ce la propinano i giornali mentre le storie di persone che svolgono attività più umili rischiano di perdersi, nonostante siano le più interessanti e le più vere. Questo è lo scopo di scriverle nei romanzi. Lo scrittore è colui che cerca di non lasciarsi scappare queste opportunità, colui che salva queste storie raccontandole in un libro. Io personalmente ho cominciato a leggere con più decisione dai 16 anni, diciamo che prima preferivo stare all’aria aperta. Poi è nato un vero e proprio amore.

Sul suo blog la frase che è posta in evidenza è: “Quando arriva la grande occasione della vita devi farti trovare pronto, sul fosso con l’esca in mano”. Quale è stata la sua grande occasione della vita? Lei era pronto, sul fosso con l’esca in mano?

Bella domanda, non lo so. Nella vita credo ci siano molte occasioni e non sempre le riconosci. Per quanto mi riguarda un’occasione molto bella è stata quando Giulia di Mondadori mi disse che aveva letto qualche mio scritto e che le piacevo. Questa è stata un’occasione eclatante. Nella vita però ci sono anche un altro tipo di occasioni, quelle più quotidiane e a volte vi rinunciamo perchè non sappiamo nemmeno di averle avute. Quindi comincio a credere, col tempo, che le cose più banali siano anche le più vere, come per esempio il fatto di vivere la giornata. Più che ricercare febbrilmente credo che le opportunità vadano colte quando si profilano. Spesso la vita succede, tu cerchi di creare qualcosa e lei ti sorprende dandoti la possibilità di qualcos’altro, non per forza più brutto di ciò che avevi immaginato.

Come si riesce ad essere pronti alle occasioni della vita? In genere non si preannunciano, arrivano e basta…

Le grandi occasioni arrivano senza essere preannunciate, quando ci si prepara a viverle non si fa altro che pensare a come comportarsi e quindi, invece di avere un atteggiamento naturale, si vive qualcosa di innaturale e costruito, da questo punto di vista sottolineo che farsi sorprendere è la cosa migliore. L’errore tipico è aspettare l’anima gemella idealizzata, non ci si accorge che la persona più adatta potrebbe essere fatta in un altro modo e si continua ad insistere cercando quel tipo di modello. Quando arrivano le grandi occasioni si sentono. 

Lei è nato a Forte dei Marmi e della Versilia parla anche nel suo ultimo libro. E’ legato a questi luoghi? Che sensazioni le suscitano? Perchè decide di inserire proprio questi luoghi nei suoi libri?

Sono molto legato alla terra che mi ha dato i natali, nonostante sia stato fatto di tutto per imbruttirla e cementificarla. Penso sia perfetta per chi desidera scrivere in quanto offre una variazione naturale notevole, dal mare alle montagne in pochissimo tempo, d’estate piena di attività e d’inverno nulla. Per periodi della mia vita ho vissuto via, ma sembra con l’idea di considerare come “casa” la mia Versilia. Credo sia fondamentale avere un luogo in cui ti senti a posto, può anche non essere casa tua o della tua famiglia, ma deve essere un posto in cui tu, arrivandoci, ti senti fermo. Cosa voglio trasmettere ai miei lettori raccontando la mia terra? Beh, voglio far capire loro che la Versilia non è solo la terra di luglio e agosto, ma anche di tutti gli altri mesi, quei mesi poco conosciuti da tutti se non dagli abitanti. Ed è proprio lì che è scattata la voglia di raccontare, parlando di un posto sconosciuto che tutti credono di conoscere, raccontando le vite delle persone che lo vivono. Anche se, parlandoci sinceramente, chiunque si conosca un po’ più a fondo non è normale. Penso che la normalità sia la superficialità, approfondendo la conoscenza delle persone in ognuno si può di certo trovare un lato poco consueto.

I protagonisti di questo libro sono descritti come “Quattro anime smarrite eppure decise a lottare fino in fondo per trovare il loro spazio sulla spiaggia della vita”. Cosa sono la spiaggia, l’estate e l’inverno nella vita?

La spiaggia è sicuramente il luogo dove giochiamo la vita, di recente mi sono accorto di quanto sia breve questa nostra esistenza. Nell’età della crescita è tutto in evoluzione, ad un certo punto ti accorgi, invece, che sembra tutto una grande macchia, vedi i tuoi amici invecchiare e non ti sembra di essere come loro. La spiaggia è senza dubbio questo, un parco giochi eterno in cui puoi giocare e in cui hai il diritto di farlo, essa non ha limiti, allena l’occhio a guardare lontano. L’estate è il momento dello splendore della vita e l’inverno è il momento in cui raccogli tutto e cerchi di metterlo insieme.

Quale messaggio vorrebbe dare ai nostri lettori?

Il messaggio che vorrei dare è quello di vivere la vita! Andate a scoprire il mondo e a viverlo. Quando uno ha paura di ciò che non conosce ha timore di migliorare, eppure il segnale che voglio dare io è quello di fare, anche sbagliando ma fare!

Leggi anche la nostra recensione di “Versilia rock city” di Fabio Genovesi

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Riccardo Barbagallo

Lavoro da qualche anno nell'editoria, mi occupo di comunicazione per editori e autori e sono un digital addicted. Al contrario di altri, non mi posso definire un lettore da sempre, 'La coscienza di Zeno' in prima media è stato un trauma troppo forte da superare per proseguire serenamente la relazione con la lettura. Più avanti ho deciso di leggere un libro per piacere, e non per obbligo, ed è stato lì che ho capito quale sia la vera forza della lettura: la capacità di emozionare. Credo che sia questo il segreto, se così possiamo definirlo. Non ho più smesso.

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