Non siamo forse Nati per Leggere?

Fonte: natiperleggere.it

Che gli italiani non siano dei grandissimi divoratori di libri è cosa nota. Ogni anno statistiche simili si accavallano per ricordarci che (più o meno) il 12% della popolazione compra il 50% dei libri. C’è quindi una nicchia di forti lettori e uno zoccolo duro che compra e legge poco.

Può sembrare assurdo, ma molti studi dimostrano che a prescindere dal beneficio sociale che la lettura può apportare (informazione, conoscenza, coscienza), un significativo aumento dei lettori in un paese può addirittura far crescere il Pil (!) di una nazione (e che dire, noi sì che ne avremmo un disperato bisogno). A dimostrazione di ciò, tutte le campagne sociali per promuovere la lettura che sono state portate avanti sin dal 1985, attraverso eventi come “Piovono Libri”,  “Invito alla lettura”, e pubblicità progresso ora imbarazzanti, ora geniali. Leggere però, non è un dovere da imporre, ma una passione da insegnare. Come tutti gli psicologi sanno, è proprio nei primi anni di vita che la mente si forma e si prepara agli stimoli futuri, ed è quindi bene che la lettura accompagni il bambino sin dalla nascita, magari a voce alta, favorendo la formazione di un sano rapporto genitoriale.

Nati per leggere, iniziativa pedagogica no profit nata in Italia nel 1999, ha proprio l’obiettivo di promuovere la lettura ad alta voce ai bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 6 anni.Non si potrebbero incentrare le prossime campagne di comunicazione su Nati per Leggere, puntando ad una maggiore efficacia e ad un target più appropriato come le neo-mamme?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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  • http://irenevanni.blogspot.com Irene Vanni

    Eh ma le neo-mamme, se a loro volta non sono state educate a leggere da piccole, fanno ben poco…

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