L’ElzeMìro – Canto del non saprei

alaiza       Chiesa de la Asunción de Alaiza – Abside sec. XIII - Alava – Paesi Baschi- Spagna

Schermata 2017-05-09 alle 10.57.18

Sul Ponte di Bassano noi… Le gambe spenzoloni dalla putrella più alta del ponte, ma non di Bassano, aveva preso a canticchiare chissà perché quella canzonetta, penna e taccuino intatti in mano, acquistati non sapremmo dire quando, obbedendo all’impulso di riprendere a scrivere, dopo anni, magari una lista della spesa, allorché il presentarsi dell’Inopportuno lo sorprese nell’attitudine dell’archeologo disorientato da un’inestricabile rebus, Come vi chiamate; che implica talvolta un chi-siete, una successiva richiesta di documenti, un’inchiesta dunque di identità, non con l’essere ma col somigliare; domanda fondamentale, recitata con ignoranza complice dagli unici cui gli abiti blu e i segni del comando, concedono il diritto di porre in questione le somiglianze altrui, escludendo le proprie. Lì per lì, il suo proposito inciampò, capitombolò giù per le scale della memoria, giù nelle cantine dell’infanzia; rammentò, lui non il proposito, il giorno in cui aveva smesso di scrivere, le reazioni delle autorità precostituite a determinare la sua esistenza controllandone la consistenza. Questa memoria offuscò la domanda, Come vi chiamate; enigma, riuscì a riflettere, che avrebbe dovuto seguire, non precedere quell’inquisizione. Le sue spese peraltro erano così minute e smarrite tra post-amletici quesiti, Chiamarsi o nutrirsi, la risposta ai quali, a priori nota, sembrava obliterare la necessità di penne, liste e taccuini. La sua mente confusa farfugliò, Come-vi-macchiate, e la sciagurata questione si condensò e svanì come nel pallido inverno il fumo. Allora, in bilico sul trave alto del ponte, egli fu colto però dal repentino sbilanciarsi della penna che prese a scrivere per lui  e un confortevole tepore gli sciolse la mano, come se questa e la penna  fossero d’accordo nell’allineare i caratteri, guidandosi a memoria sulla carta rigata; tuttavia che cosa volesse voler dire ciò che andava scrivendosi non capiva, un geroglifico; strappò la pagina per dispetto, fastidio, rinuncia. Gli uomini in blu non desistevano e, dinnanzi alla rinnovata richiesta, inappagata dalla sua totalità, egli si smarrì di nuovo; le sue orecchie vagheggiavano un appello richiamato ma dall’oblio, gli occhi vagarono sull’acqua del piccolo fiume che correva precipitosa sotto i tralicci di ferro del ponte, tutti assai ben imbullonati tra loro, simili a una torre  Eiffel sdraiata. Stretto così tra acque, abiti blu e un ripetuto, Come vi chiamate, rapido allora sul taccuino scrisse, Non saprei. E, pellegrino che affoghi, vi si abbandonò, Noi ci darém la mano ed un bacìn d’amor ed un… Ma fu afferrato.

Schermata 2017-05-09 alle 10.57.18

Anonimo – Sul ponte di Bassanohttps://www.youtube.com/watch?v=aUHdHVOrhIg

Sándor Marái – La recita di Bolzano – Adelphi

Steno, Alberto Sordi – Un americano a Roma – https://www.youtube.com/watch?v=MDSt-jgnvxM

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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    Ah, la conclusione. L’ultima battuta di un testo che di colpo getta un fascio di luce sull’intero. Amo la scrittura che è capace di questo, la tua scrittura, caro amico.

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    Statische Gedichte_Gottfried Benn

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    Kinder und Kindeskinder

    beunruhigen ihn nicht,

    dringen nicht in ihn ein.

    Richtungen vertreten,

    Handeln,

    Zu- und Abreisen

    ist das Zeichen einer Welt,

    die nicht klar sieht.

    Vor meinem Fenster

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