La spada e la promessa – Jacqueline Carey

Titolo: La spada e la promessa
Autore: Carey Jacqueline
Data di pubbl.: 2012
Casa Editrice: Nord, Nord edizioni
Genere: Fantasy
Traduttore: Gianluigi Zuddas
Pagine: 378
Prezzo: 18

Questo libro è la terza parte della trilogia che l’autrice americana Jacqueline Carey dedica al principe Imriel. La saga si svolge nel mitico mondo di Terre d’Ange, regno che ricalca la Francia medioevale, creato dalla scrittrice nella sua prima trilogia incentrata sulla spia e contessa Phedre. Quest’ultima parte della trilogia narra le avventure del principe Imriel intento a riconquistare l’amore della bella principessa, erede al trono, Sidonie de La Courcel contrastando il sortilegio attuato dal mago cartaginese Bodeshmun. Il mago, per ordine del malvagio comandante cartaginese Astegal, aveva assoggettato con una magia il regno di Terre d’Ange e convinto la bella principessa ad amare e sposare il principe e comandante dell’esercito cartaginese Astegal.
Imriel, all’inizio del libro, si trova nel regno di Aragonia dove il principe Astegal, ormai unitosi con l’inganno alla principessa Sidonie, si prepara a conquistare il regno aragonese. Imriel vive sotto mentite spoglie nella corte di Astegal, grazie alla magia di uno stregone legato a sua madre. In questo modo riesce a non farsi riconoscere e può cercare il modo di riottenere l’amore della principessa Sidonie.

L’amore farà risorgere quei sentimenti che la magia aveva allontanato e i due innamorati  riscopriranno quello che precedentemente provavano l’uno per l’altro. “Tutta la magia di Cartagine non ha potutto impedire che ci amassimo, cosi come non c’erano riusciti i politicanti di Terre d’Ange” (citazione pag 41)
Il libro sembra mescolare vari generi, dall’avventura romantica di Imriel per riconquistare l’amata principessa, all’epica con le battaglie dei popoli di Aragona e di Euskerria per contrastare i piani di conquista del generale cartaginese Astegal. E nell’ultima parte c’è anche il fantasy dove vediamo il tentativo di Imriel di sconfiggere il maleficio scatenatosi su Terre d’Ange che stava portando il regno alla guerra civile.
Un romanzo corale che riesce a delineare i personaggi principali, ma anche a dare spazio e caratterizzazione a quelli secondari. Un libro dove sebbene siamo alla fine di un ciclo, ci vengono descritti non solo i protagonisti, ma anche le nazioni che vivono in questo mondo. La descrizione dei luoghi è talmente precisa che pare di vedere l’itinerario percorso da Imriele e Sidonie.

L’epica in questo romanzo non si dimostra solamente nelle lotte dei popoli e nella battaglie individuali (quella fra Imriel e Astegal ricorda molto le lotte fra gli eroi della mitologia classica), ma anche nel consapevole passaggio di Sidonie da principessa a futura regina. “Io credo che sia bene vedere ciò che ho chiesto agli aragoniani e ciò che chiederò agli euskerri. Libertà e patria non sono parole astratte, e per esse si deve pagare un prezzo di orrori e sangue” (citazione pag 185)

L’autrice ci tiene a far capire al lettore come ci sia una netta differenza fra le storie narrate nelle corti dai menestrelli e la guerra vera e propria “Nella ballate dei cantastorie, tutti gli atti di valore e tutti i duelli degli eroi vengono narrati e immortali per i posteri. Lì nella piana fangosa davanti ad Amilcar non’era musica, nè poesia. C’era la guerra. Imprecazioni, tonfi e sangue.” (citazione pag 192))

Il finale sembra quasi un riprendere gli avvenimenti della saga e chiuderli con sapiente maestria ” “Tutto era collegato. Se a Phèdre non fosse importato tanto di Hyacinthe, non si sarebbe mai messa in viaggio per liberarlo dalla sua maledizione. Non sarebbe mai finita in Menekhet, dove le nostre storie si erano intrecciate, non sarebbe mai andata a Darsanga per salvarmi. E se Joscelin non l’avesse amata oltre ogni ragione non l’avrebbe mai accompagnata. Non avrebbe mai lottato per potarci fuori da quel mostruoso palazzo dove l’odore del sangue e della morte ammorbava l’aria.
Nessuno di noi sarebbe stato qui” (citazione pag.354)

 

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