Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Angelo Cafagno, Aldo Nicosia, Simone Sibilio, Fatima Sai, Caterina Pinto, Sana Darghmouni, Nabil Bey Salameh,
Pagine: 225
Prezzo: € 18,00
«La poesia non è soltanto parola: è l’altra riva della vita che noi palestinesi abbiamo perduto. Per noi la poesia non è un lusso, bensì una delle battaglie per l’esistenza e la sopravvivenza, un segno d creazione che rinnova il cuore affaticato dall’esilio: quello fisico, ma anche spirituale e intimo. Tutto ci è stato sottratto quando ci è stata strappata la patria».
Queste parole le ha pronunciate Dunya Al – Amal Ismail, direttrice dell’Associazione delle donne artiste e poetessa.
La sua voce insieme a quelle di altre nove scrittrici palestinesi le troviamo ne La rosa di Gaza, un’antologia curata da Alessandro Cannavale, Luca Crastolla e Lucia Cupertino, pubblicata per i tipi di Les Flâneurs Edizioni.
Da Gaza arrivano la lotta e l’indignazione di dieci poetesse che attraverso la parola resistono all’assedio, testimoniano a cuore aperto una tragedia dalle dimensioni immani che ogni giorno diventa genocidio.
Attraverso i loro versi ascoltiamo il grido che giunge da un paese straziato. Di fronte alla tragedia palestinese arriva fino a noi la testimonianza della poesia che con la sua immediatezza dà conto di un gioco al massacro che ha ridotto Gaza a un cimitero di macerie umane.
«Quest’opera – scrive Alessandro Cannavale – vede la luce in un momento in cui l’assalto dell’esercito israeliano sembra proprio non volersi arrestare, in più parti del territorio palestinese, l’inverno è arrivato e i palestinesi sono stati costretti a rifugiarsi in tende che si sono allagate con le prime piogge di stagione, ma anche fango e liquami».
Ognuna di queste donne vive sotto il cielo di Gaza e tra le avversità infinite che portano sangue e distruzione scrivono poesie sperando che i loro versi possano toccare qualcuno, scuotere le coscienze. Ma soprattutto scrivono per mantenere in vita coloro che non ci sono più, per creare una nuova casa d’inchiostro dalle rovine del tempo.
«Sono voci, quelle de La rosa di Gaza, – scrive Lucia Cupertino – nate durante l’imperversare del ronzio dei droni della morte, tra le tende e i brandelli di edifici di un luogo fantasma, tra le urla di disperazione e il tanfo della vita che se ne va».
Nima Hasan, Ruba al – Sharif, Shuruq Dugmusch, Dunya al – Amail Ismail, Samar al – Ghussein, Marah al – Khatib, Du’ a Said, Raghad al – Naami, Nahar Hussein, Fedaa Zeyad.
Ecco i nomi delle dieci donne che hanno il coraggio di scrivere poesie a Gaza mente tutto intorno è sfacelo e distruzione. Ogni voce fa parte di una testimonianza corale che abbiamo il dovere di ascoltare perché da quelle voci arriva l’urgenza di un grido che chiede al mondo umanità, dignità e rispetto per il popolo palestinese massacrato ogni giorno.
«Perché insistere con la poesia di fronte alla tragedia palestinese? – scrive Luca Crastolla – Il poeta Darwish diceva che la storia la scrivono i vincitori, ma è la letteratura a scrivere la storia delle vittime. Queste parole ci offrono una prima risposta.
Una seconda risposta si ottiene opponendo la poesia, raffinata peculiarità umana, al tentativo che si sta operando di disumanizzare i palestinesi».
Mentre a Gaza il genocidio continua a telecamere spente, si leva alta tra le macerie la voce della poesia e di queste donne che hanno deciso di testimoniare e soprattutto di non stare in silenzio.
Perché la poesia ai tempi di un genocidio è un grido atroce che non ci deve lasciare indifferenti.

