La religione della Terra – Wangari Maathai

Titolo: La religione della Terra
Autore: Wangari Maathai
Data di pubbl.: 2011
Casa Editrice: Sperling & Kupfer editore
Genere: Saggi
Pagine: 224
Prezzo: 16.50

L’amore per il nostro pianeta e il rispetto per esso sono sì prìncipi della moderna ecologia, ma sono anche fondamenti etici presenti in tutte le religioni. E’ su questo assunto di base che la premio nobel keniota Wangari Maathai fonda il suo movimento, Green Belt Movement, nato nel 1977 e impegnato sin dall’inizio nell’opera di difesa degli alberi e nella riforestazione.  Le  linee guida di questo progetto sono riassumibili in una sorta di mantra, di invocazione che la terra ci rivolge: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare , ovvero le 3 R,  attorno alle quali ruota anche la prima parte  del saggio.  L’autrice passa poi alla narrazione della  sua esperienza come ambasciatrice di buona volontà per il bacino del Congo,  inserita in un gruppo di lavoro che era incaricato di comprendere se il modello di sfruttamento della foresta, secondo polmone verde del mondo,  fosse sostenibile. Passando attraverso paesaggi modificati dalla desertificazione, fiumi quasi prosciugati e villaggi poveri,  racconta dell’abbattimento di alberi bicentenari  e di un’economia di sussistenza basata purtroppo sulla devastazione ambientale. L’unica legge che si osserva è quella dell’economia,  allontanandosi dai valori profondi della civiltà.

Nel terzo capitolo risulta molto efficace e assieme inquietante l’immagine della Terra che gli astronauti del Discovery nel 2005 restituiscono al termine della loro missione: è un pianeta devastato dall’inquinamento in cui spicca  un massiccio incendio in Africa Centrale. Per chi non fosse al corrente si tratta di “una nube composta da sabbia del deserto, ceneri e fumo provenienti dai fuochi accesi dai contadini, che per produrre carbone praticano l’agricoltura “taglia e brucia” (p. 47)

Il problema grave è la sensazione da parte dell’uomo che le risorse siano illimitate, “che ci sono sempre altri alberi da tagliare, altra terra da utilizzare, altri pesci da pescare, altra acqua da consumare o ricavare, altri minerali da estrarre o cercare “ (p. 32).

Che fare allora? La soluzione sta in un cambiamento radicale di prospettiva sul nostro pianeta che il lettore, che sia ecologista attento o semplice cittadino intenzionato a diventare più consapevole, saprà cogliere.

Si riparte dalla sacralità dell’albero per passare  all’invito: “è importante che ci informiamo, sulla provenienza dei prodotti che consumiamo, sul modo in cui essi vengono realizzati e sulle condizioni di lavoro di chi li produce” (p.61)

Wangari Maathai non vuole esaltare un mondo antico per demonizzare quello moderno, anzi crede nel progresso, purché si recuperi un sano rapporto con l’ambiente e le risorse che da esso ci vengono offerte.

Dal libro, semplice e scorrevole, emerge il carattere dell’autrice:  una donna volitiva e fiera,  convinta che la sua battaglia sia essenziale per la salvezza dell’umanità.

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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