Gelo -Thomas – Bernhard

Titolo: Gelo
Data di pubbl.: 2024
Traduttore: Magda Olivetti
Pagine: 356
Prezzo: € 20,00

Che sensazione strana rileggere Gelo di Thomas Bernhard. Per quanto mi riguarda la rilettura dei libri dello scrittore austriaco mi provocano , oggi più di ieri,un senso di sconforto che scivola nell’ abisso dell’incubo.

Fa più male rileggerlo che leggerlo Bernhard. Così è stato per La fornace, che Adelphi ha ripubblicato nel 2022, così è per Gelo che la casa editrice fondata da Roberto Calasso riporta finalmente in libreria dopo anni di assenza.

Il romanzo con cui lo scrittore ha esordito nel 1963 adesso torna nella classica traduzione di Magda Olivetti (rivista da Marina Pugliano).

Nella storia di Strauch, un pittore che ha bruciato la sua arte e si è ritirato a Weng, un villaggio sperduto e triste, ci sono gli ultimi giorni dell’umanità stretti nella morsa di un gelo che paralizza tutto.

Qui arriva un giovane medico che ha ricevuto il compito dal fratello di intercettarlo e controllarlo.

A Weng, il paese più malinconico che esista, tutto è inquietante: i suoi abitanti e l’ambiente che è immerso nell’abisso di un nero da cui sembra non esserci ritorno.

Il giovane medico diventa prigioniero del delirio logorroico e monologante del pittore Strauch che in questa terra desolata canta il de profundis del mondo intero e della miseria umana con i suoi accesi e folli discorsi nichilisti.

«Sto meditando su cosa succederà quando un giorno tutto sarà nero. Quando non ci saranno più colori all’infuori del nero». Il pittore spiega al suo giovane amico il cortocircuito della sua follia: «Tutti i tram hanno il loro capolinea nel mio cervello e trasforma un immenso sistema di spunti e di significati in una fabbrica di pensieri in cui cerco di mettere ordine: il caos mostruoso della Storia».

Il gelo è dappertutto. Nelle parole di Strauch, nella coscienza del giovane medico che le ascolta ne subisce la sinistra seduzione, nella locanda dove entrambi soggiornano che diventa la metafora di un inferno sulla terra.

«È l’insicurezza – scrive Bernhard – che sprona gli uomini alle grandi imprese, grazie ad essa uomini che in realtà non erano fatti per nessuna cosa, sono diventati capaci di tutto. Vale a dire di uno stato d’ansia, di paura, di disperazione».

Il gelo è ovunque, persino le immagini dei sogni muoiono di freddo. Tutto diventa gelo. La fantasia, tutto.

Già dal suo primo romanzo Thomas Bernhard si presenta come uno scrittore che non ha nessuna intenzione di lanciare il salvagente a chi lo leggerà.

Gelo è un romanzo che ha una specifica architettura del dolore e nelle sue pagine i lettori finiranno per annegare.

Weng è un luogo orribile, somiglia molto a questo nostro tempo senza un futuro che sta per dissolversi nelle tenebre.

«Il dolore che s’irradia dalla mia testa è qualcosa di talmente impensabile che io non riesco a esprimerlo in parole».

Questa è l’ultima frase che pronuncia Strauch prima di scomparire per sempre.

Quando chiudiamo il libro anche noi restiamo soli con la nostra insensatezza di uomini e sentiamo nelle ossa il gelo, che come scrive Bernard è ovunque e non ci concede una tregua.

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