Crescere, la guerra – Francesca Mannocchi

Titolo: Crescere, la guerra
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 69
Prezzo: € 10,00

Francesca Mannocchi è una giornalista, si occupa di migrazioni e conflitti, soprattutto quelli in atto nei paesi arabi. Ha realizzato reportage da Iraq, Libia, Libano, Siria, Yemen, Afghanistan, Ucraina e Palestina.

Da Einaudi esce Crescere, la guerra, un piccolo libro in cui Mannocchi ha deciso di interrogare la lingua della poesia per attraversare questo tempo bellico che si avvicina alla catastrofe.

Undici poemetti dove prevale l’esperienza.

Una poesia cruda e inconsolabile che racconta la storia delle vittime e soprattutto la guerra cucita sul corpo delle persone. La guerra, un fatto crudele che strazia le esistenze e le coscienze.

Le parole di Francesca Mannocchi si spezzano, si svuotano e non reggono il peso del mondo. Proprio per questo motivo diventano una testimonianza lacerante della guerra che si prende ogni cosa.

Con una scrittura lirica Mannocchi attraversa la guerra e le sue parole hanno l’etico di uno sguardo su tutto quello di brutale accade sotto le bombe.

La guerra è una teologia del mattatoio in cui le prigioni non scompaiono quando si riaprono le porte. Rimangono nel respiro che misura il buio.

Francesca Mannocchi intreccia nella sua poesia voci e testimonianze reali raccolte durante i suoi soggiorni nelle terre martoriate dalla guerra che sul campo lascia le rovine che si ricordano più degli uomini.

«Ogni piega conserva una guerra. / Ogni cicatrice ha un nome. / Ogni nome una data».

La voce di Francesca Mannocchi si appella all’esattezza per attraversare la guerra e ogni parola nella sua poesia è un confine che custodisce o cancella. Ogni parola che diamo al mondo si scrive sulla carne di qualcuno.

«L’infinito nel volto dell’Altro» è la radice etica della poesia dal tempo di guerra di Mannocchi.

Una poesia che non ha nessuna intenzione di consolare, di assolvere, di suggerire utopie.

Francesca Mannocchi con questi versi ci lascia parole responsabili e quindi vere che abitano il dramma della guerra e ci fanno sentire lo strazio delle numerose voci non salvate.

Una poesia che raccoglie la storia delle vittime della guerra.

E senza retorica ci troviamo a lettura ultimata a fare i conti con il male che dilaga, con il male che non è il contrario del bene ma, ma la sua ombra.

Crescere, la guerra è un libro importante perché la sua autrice chiama la guerra con il suo nome (Ho capito che scrivere non è spiegare. / È lasciare che la lingua si ferisca / per fare posto all’Altro».) e dentro ogni sua parola senza domande c’è una ste che non è stata detta, un dolore senza testimone, un appello senza orecchio.

C’è la guerra e il bisogno davanti alla devastazione di sostenere lo sguardo dell’altro.

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