Il maestro del Duce – Alessandro Di Nuzzo

Titolo: Il maestro del Duce
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 365
Prezzo: € 20,00

Il maestro del Duce, il romanzo di Alessandro Di Nuzzo da poco in libreria per Bompiani, è una lettura sorprendente perché recupera la migliore tradizione letteraria del nostro secondo Novecento.

Il libro mi è piaciuto tanto perché appunto è novecentesco, tra le sue pagine c’è il Novecento che ci manca.

Un romanzo politico, poetico, storico, ma anche un romanzo di formazione non solo del protagonista ma di un’intera nazione.

Attraverso la voce narrante di Giudo Centofanti, che nel romanzo si racconta attraverso un diario, maestro che riceve il suo primo incarico l’autore ricostruisce con la letteratura un pezzo di storia italiana.

Al maestro Centofanti viene assegnata una sede in un piccolo paese nel Sud sperduto, Morra Terzana.

Lui, fascista nel midollo, parte carico dei suoi precetti per servire il Duce e la Patria e arriva a Morra dove incontra un mondo di miseria e arretratezza e la sua scuola quasi non esiste.

In quel luogo in maestro incomincia ad aprire gli occhi e durante quell’anno di insegnamento scopre gradualmente che cosa siano la coscienza e la responsabilità.

Incontra Salvati, un antifascista che è al confino in quel paese remoto, e Augustina, una giovane donna di cui si invaghisce, che incarna nonostante il suo analfabetismo i valori della ribellione e dell’intelligenza.

Ma è l’incontro con i ragazzi che scuote la coscienza di Guido, da loro imparerà molto. Saranno i suoi giovani alunni con le loro vite difficili a mettere in discussione i suoi valori e la mistica fascista in cui crede a insegnarli che la felicità esiste solo nella libertà.

Sara il contatto con loro a far vacillare le sue convinzioni politiche. Attraverso i ragazzi Guido apre gli occhi e impara che prima dell’obbedienza viene sempre la libertà, che è un valore non negoziabile.

Durante l’anno scolastico 1937 -1938 Guido Centofanti imparerà dall’umanità semplice dei suoi alunni che non è sufficiente essere un buon italiano innamorato della patria è importante non credere, obbedire e combattere, ma formarsi una coscienza essendo sé stessi nella libertà.

Questo gli insegneranno i suoi ragazzi e lui, che era arrivato in quel piccolo paese del Sud disagiato e dimenticato, per insegnare l’obbedienza era diventato un uomo nuovo perché dai suoi ragazzi ha imparato l’amore per la libertà.

Sarà proprio il nuovo Giudo Centofanti che nelle pagine finali del romanzo si riscatta con una forte presa di coscienza.

Ne Il maestro del Duce (un grande romanzo civile e politico, tra i migliori usciti nel corso dell’anno) sono evidenti i richiami alla narrativa del secondo Novecento (Vittorini, Pavese, Levi) e Di Nuzzo ha una scrittura essenziale che quella tradizione letteraria la richiama nella sua totale integrità.

La presa di coscienza di Guido mi ha ricordato quella di Pereira del famoso romanzo di Antonio Tabucchi.

Entrambi i personaggi vivono il medesimo dramma e davanti all’inquietudine del loro tempo scoprono di avere una coscienza che li porta a combattere per la libertà.

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