Data di pubbl.: 2026
Pagine: 230
Prezzo: € 28,00
Emilio Gentile, tra i più importanti e influenti storici italiani, massimo esperto del fascismo e dei totalitarismi, importanti i suoi studi sulla Nazione e la politica delle religioni, pubblica da Carocci L’arte dello storico. Frammenti autobiografici, un libro inaspettato e pieno di sorprese il cui il suo autore svela nei dettagli la sua passione per l’arte e ci racconta come è stata sempre difficile e problematica la coabitazione tra la vocazione artistica e quella storica.
Pagine autobiografiche ricche di suggestioni e di immagini che riproducono le opere pittoriche del noto storico che alla fine ha scelto l’astrattismo per rappresentare la realtà.
«Negli ultimi sessant’anni della mia vita sono stato uno storico, e lo sono tutt’ora. Ma sin dalla nascita la mia vocazione – è stata l’arte, cioè il disegno e la pittura».
È davvero stimolante seguire il racconto di Gentile il precoce interesse a cinque anni per il disegno e la successiva formazione che avviene con la scoperta dei rivoluzionari della pittura e con i suoi pittori preferiti: Goya, Daumies, Van Gogh, Cézanne, Toulouse Lautrec, Boccioni, Sironi e Campigli.
L’innamoramento totale per l’arte accade attraverso le pagine illuminanti del libro di Gombrich.
Storia dell’arte raccontata da E.H. Gombrich diventa la sua guida perché proprio da quelle pagine Gentile apprende che «Non esiste una cosa chiama arte. Esistono solo gli artisti».
Nella sua vocazione artistica il futuro storico sarà influenzato dalle pagine che Gombrich ha dedicato all’arte dell’Ottocento e del Novecento.
Fondamentale nella vita di Emilio Gentile l’incontro con Giuseppe Prezzolini.
Fu proprio il diciottenne Gentile a contattare lo scrittore e saggista inviandogli un suo scritto sul carattere morale dalla poesia di Dante.
Da quel momento nacque tra i due una profonda amicizia intellettuale e Prezzolini fu determinante nelle scelte professionali di Gentile.
Lo storico e il pittore procedono fianco a fianco: la vocazione artistica e quella storica sono autonome e indispensabili alla sua formazione.
Con il passare del tempo e soprattutto con l’ingresso nel nuovo millennio la vocazione artistica di Emilio Gentile è in un certo senso confluita nella Storia. Nell’ultimo capitolo del libro Gentile afferma che all’inizio del primo quarto del Terzo millennio lo studio della Storia in corso provocò in lui la fine dell’antagonismo tra vocazione artistica e vocazione storica e lo mutò in una simbiosi di intenti, facendo della pittura il commento personale della Storia in corso, pur restando la vocazione artistica chiusa nel riserbo privato. Alla fine l’artista è stato costretto a seguire lo storico che continua a osservare da vicino, attenendosi sempre alle fonti e al fondamentale criterio dell’imparzialità, l’attuale disastro della contemporaneità sgangherata.

