Il silenzio di Atalanta – Kristen S. Lunstrum

Titolo: Il silenzio di Atalanta
Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Clara Nubile
Pagine: 365
Prezzo: € 19,00

Seattle, Stato di Washington, 1951. Sull’isola di Elita nel Puget Sound, due guardie del locale penitenziario trovano una ragazzina semi nuda, sporca e muta a parte un ringhio aggressivo. Ad ascoltare la loro testimonianza, registrata di fronte al detective della polizia di Tacoma, Norquist, c’è Bernadette Baston, insegnante di sviluppo infantile, specializzata nello studio del linguaggio del dipartimento di Psicologia all’Università di Seattle. Chi è quella creatura di cui è persino difficile stabilire l’età: dodici anni? Quindici? Com’è finita a Elita? Un’isola, per la presenza del carcere, chiusa ai civili da tempo, evacuati gli abitanti, dissepolti i morti e nuovamente sepolti nella vicina isola di Adela che ha accolto anche i viventi. La bambina è già un caso mediatico e, per metterla al riparo da ogni morbosa curiosità, è rinchiusa in una sezione inaccessibile del penitenziario e curata dal dott. Brodaccio. Su di lei vigila una potente assistente sociale Nora Reach. Nora ha ribattezzato la bambina Atalanta, nella mitologia greca la bimba che il padre aveva abbandonato nei boschi perché morisse visto che non era nata maschio.

È Bernadette Baston che dovrà occuparsi di restituire la parola ad Atalanta nella speranza di capire cosa si cela nel suo passato. Ma restituire la parola a qualcuno non è il campo specifico di Bernadette, una giovane donna sola in una città che non è la sua, con una bambina, Willie, da crescere dopo che il marito Fred Farrel, un tempo compagno di studi di Bernadette a Chicago e a sua volta psicologo, ha abbandonato senza ritegno lei e Willie neonata per un nuovo incarico universitario a New York e non si è più fatto vivo. Bernadette si è trasferita a Seattle, ha trovato alloggio presso la vedova Iversen, è riuscita a farsi assumere all’Università e spera di concludere il suo dottorato che la gravidanza e l’abbandono del marito le hanno impedito di conseguire. Una vita difficile la sua, un amore assoluto per la sua Willie, una perenne sensazione di inadeguatezza, di navigare a vista in un ambiente, quello universitario, ostile a una donna sola, come ostili e giudicanti sono le madri che incontra nel parco giochi dove porta Willie. Donne che non vedono di buon occhio una madre single che lavora. Donne con le quali non ha nulla da dirsi.

Il mondo di Bernadette ruota intorno a Willie e ai suoi quattro anni di scoperte, favole, crescita del linguaggio. Alla paura del futuro che attende sua figlia, di una libertà – siamo nel 1951, non dimentichiamolo – ancora da conquistare per le donne considerate un’appendice dei propri mariti, esseri inferiori. L’incarico che Nora Reach e il detective Norquist le hanno affidato l’affascina e la spaventa. Nora dovrebbe essere un’alleata nei confronti del dott. Brodaccio, ma lo è davvero? E poi, all’improvviso, ricompare Fred. Rientra nella vita di Bernadette come nulla fosse accaduto, dando per scontato che lei lo accolga a braccia aperte e ricominci a sostenerlo nel nuovo incarico ottenuto all’Università di Seattle. Willie lo guarda adorante. Finalmente anche lei ha un padre. Bernadette soffre, ma si dice anche che è giusto per la bambina avere accanto il papà, che la meta della maternità è un distacco riuscito. Com’è difficile però barcamenarsi in questa nuova situazione ingoiando quanto dovrebbe dire a Fred per amore della pace domestica!

Intanto studia gli abitanti di Adela che un tempo abitavano a Elita. È venuta da lì la bambina selvaggia? Si confronta con il detective Norquist, forse l’unico uomo in questa storia che la rispetta, la stima e l’ascolta. Scopre – ma sarà poi vero? – che da tempo si parlava di una bambina fantasma sull’isola di Elita. Come scopre la storia di una levatrice, morta l’anno prima, che si occupava, oltre ai parti, di trovare casa ai bambini indesiderati. E cosa sanno e non dicono di Atalanta la guardia carceraria Lenny Starkey che l’ha trovata, e l’anziana Signe? Commette l’errore, che le sarà fatale, di non dire a Fred del suo incarico e, per aver espresso finalmente quello che pensa sia meglio per il futuro di Atalanta e aver criticato il comportamento di Nora con la bambina, si vede togliere l’incarico. Però anche Nora ha le sue ragioni come le dirà in un serrato confronto:

“Davvero non riesci a capire? … Hai mai vissuto proprio come volevi? Anche soltanto per un giorno? Uno solo? Nemmeno io. Invece lei sì. Ci è riuscita. Non vuoi capire come ha fatto? Non pensi che ci sia qualcosa da imparare?” (p. 262)

Al di là dell’anelito giallo che pervade l’intera narrazione, questo è un romanzo sulla maternità e i suoi più nascosti o palesi significati, sul modo in cui ciascuna donna la vive o è costretta a non viverla. Sulla capacità di autodeterminarsi, di prendersi cura di sé, di non soccombere alla sindrome dell’impostore, di sopravvivere. E in quanto a quest’ultimo punto, Atalanta rappresenta una splendida metafora tutta al femminile, è una figura emblematica, contrapposta e al tempo stesso similare alla piccola Willie e alle altre donne del racconto. Il nostro cuore e la nostra comprensione vanno però a Bernadette, alla sua mente agile e intuitiva, al suo spirito indomito inutilmente mortificato non solo da un universo maschile meschino e arretrato, ma dai condizionamenti che i suoi studi le impongono, dalle insicurezze legate a un passato di dolore. A quasi ottant’anni di distanza dalle vicende – puramente di fantasia – narrate, ancora una volta ci rendiamo conto che i cambiamenti nella condizione femminile non sono poi così eclatanti come ci sarebbe da augurarsi. Questo è un libro che, una volta terminato, resta a lungo con i suoi lettori, che ci spinge a interrogarci sul nostro rapporto con gli altri. E, di nuovo, ci lascia con più domande che risposte.

Francesca Battistella

Francesca Battistella (Napoli, 1955) si è laureata in Antropologia Culturale nel 1979 alla Federico II di Napoli e ha conseguito un Master nella stessa materia presso la Auckland University, Nuova Zelanda, nel 1982. Ha lavorato come Lettrice d’Italiano e Storia Contemporanea nella stessa università nel 1983 e nel 1984. Tornata in Italia è stata traduttrice dal francese e dall’inglese per l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e in seguito per dieci anni segretaria di alta direzione, promoter, editor e organizzatrice di eventi presso la società INNOVARE, gruppo Banco di Napoli. Dal 2008 vive e lavora a Lugano, Svizzera. Negli anni ha pubblicato il romanzo storico Gli esuli (2004), un giallo Il parco delle meraviglie (2006), un noir Re di bastoni, in piedi, una trilogia gialla ambientata sul lago d’Orta che comprende La stretta del lupo (2012), Il messaggero dell’alba (2014), La bellezza non ti salverà (2016) e ancora un noir La verità dell’acqua (2019). Gli ultimi cinque libri per la casa editrice Scrittura&Scritture. Scrive recensioni per Gli amanti dei libri, la rivista Airone (Cairo editore) e Luoghi di libri.

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