Data di pubbl.: 2026
Pagine: 338
Prezzo: € 18,00
Ogni volta che passavo da Feltrinelli a Salerno e incontravo Maurizio, che in quella libreria ci ha lavorato per più di venti anni (oggi è in pensione), era veramente una festa. Maurizio è un lettore forte e soprattutto ha una buona memoria. Ci avventuravamo sempre in conversazioni interessanti.
Nelle nostre quasi quotidiane chiacchierate vengono spesso fuori scrittori che oggi più nessuno legge e che sono stati ingiustamente dimenticati.
L’ultima volta che ci siamo incontrati, mentre si chiacchierava delle ultime letture, come sempre il discorso è andato al passato e citando scrittori dimenticati è venuto fuori il nome di Michele Prisco.
Tra i più prolifici e interessanti scrittori del nostro secondo Novecento, Prisco è nato a Torre Annunziata il 18 gennaio 1920 ed è morto nel 2003 a Napoli.
Nel 1949 esordì con La provincia addormentata e immediatamente fu apprezzato dal pubblico e dalla critica. L’anno successivo pubblicò Gli eredi del vento.
In seguito arrivarono altri romanzi notevoli tra cui La dama in piazza (1961), Una spirale di nebbia (1966 con cui vinse il premio Strega), I cieli della sera (1970), Lo specchio cieco (1984).
Michele Prisco nei suoi libri è riuscito come pochi a costruire una tessitura psicologica, forte e interiore intorno a personaggi tipici di una società borghese, puntando sempre sui dilemmi etici e morali.
«Di solito i miei personaggi non sono descritti nel loro aspetto esteriore se non raramente. Essi vivono per me come persone reali. Io li vedo nella loro realtà iconografica e cerco solo di capirli nella loro identità interiore prima di stabilire in anticipo come si comporteranno in una certa situazione, per scoprire che si sono comportati magari in modo diverso di come avrei anche potuto immaginare».
Prisco è stato un testimone del suo tempo e questo tempo finisce sempre per specchiarsi nei suoi libri. Tutto quello che ha scritto – soprattutto inventando trame- scaturisce da quello che lo scrittore ha visto, osservando e frequentando quotidianamente il reale. Dopo lunghi anni di silenzio e oblio i romanzi di Michele Prisco tornano in libreria grazie a Utopia Editore che ha deciso di pubblicarli tutti, iniziando da Una spirale di nebbia
Un viaggio dentro la borghesia italiana del dopoguerra in cui tutto si perde nella nebbia di un conformismo perbenista.
Prisco ricostruisce intorno a questa storia una strana sorta di omertà nata forse dal dubbio di sapere il giovane colpevole quanto da desiderio di volerlo ad ogni costo innocente proprio a causa di quel nome illustre che porta
Il crimine per lo scrittore è il pretesto attraverso il quale prendere in esame u la psicologia dei personaggi (Fabrizio, rampollo della potente famiglia Sangermano, uccide la moglie con un colpo di fucile. Si tratterà di un omicidio volontario o di un incidente di caccia?)
Michele Prisco riesce a fotografare le condizioni di una classe sociale e dei suoi privilegi e nel racconto della borghesia mette a nudo tutte contraddizioni sociali.
Michele Prisco è stato un narratore che non ha mai rinunciato alla testimonianza.
In ogni suo libro si è rivelato un grande conoscitore non solo della borghesia napoletana ma anche dei suoi simili.
In tutte le sue storie prevale il punto di vista di osservatore fine delle debolezze e delle fragilità del genere umano.
Prisco, soprattutto nel dibattito intellettuale degli anni sessanta sulle funzioni dei generi letterari, si è sempre speso in difesa del romanzo, inteso non come mero genere letterario, ma forma – valore dell’umanesimo, struttura antropologica dell’immaginario chiamata a rappresentare le ragioni dell’uomo moderno.
Uno scrittore autentico che intendeva la letteratura come invenzione e messa in salvo della «favola della vita».
Siamo davvero felici del suo ritorno.

