Data di pubbl.: 2026
Pagine: 177
Prezzo: € 18,00
2010. Jacopo Cardoso, cinquantaquattro anni, è un magistrato, consigliere della Corte di Cassazione. Per il suo incarico viaggia fra Milano, dove abita con la madre Elena molto anziana rimasta vedova da qualche tempo, e Roma. Jacopo ha un ferreo senso di giustizia e si porta dentro il dolore profondo per la perdita del padre Bruno. Un padre amato, rispettato e ammirato, un padre che gli ha trasmesso rettitudine e senso di giustizia fin da quando Jacopo era bambino. A Roma lo aspetta un nuovo incarico che il presidente della Corte Alessandro Rosset ha definito delicato. Jacopo è felice di essere stato scelto, che il presidente abbia notato la sua correttezza ed equanimità nel lavoro che svolge. È un momento di vanità il suo? Forse, ma che male ci sarebbe?
Il presidente Rosset lo convoca nel suo ufficio e gli spiega di cosa dovrà occuparsi:
“Si tratta di una strage compiuta dai nazi-fascisti nel 1944. Vicende terribili, anche a rileggerle adesso, dopo tanti decenni…” (p. 17)
Brutta storia, per giunta vecchia. Sarà dunque difficile se non impossibile parlare con gli eventuali testimoni della strage. Ma Jacopo non vede l’ora di mettersi al lavoro. Quell’incarico è una sfida, lo affascina. Pensa a quanto suo padre sarebbe stato orgoglioso di lui e soffre all’idea di non potergliene parlare. Nell’armadio del suo ufficio ecco i due corposi fascicoli, in gran parte vergati a mano, con i nomi degli imputati Fritz Wunder e Johann Steiner.
Nel frattempo, noi lettori facciamo un salto indietro a Milano, primavera del 1944. L’appartamento è quello di Elena, ventitreenne pittrice che abita in via Ercole Ferrario con la madre mentre il padre è in guerra, forse disperso. Elena ha conosciuto Guido, poco più grande di lei, che una sera si presenta a casa della ragazza in condizioni pietose. Le confessa di essere ebreo e di non essere riuscito a scappare in Svizzera con i suoi. Elena lo nasconde in soffitta, ma in una notte di bombardamenti, nel rifugio, un altro giovane uomo l’avvicina: è Bruno Cardoso, anche lui abitante nel palazzo, medico militare all’ospedale di Baggio. Da tempo la osserva preso dalla bellezza e dalla grazia di Elena e inizia a corteggiarla. Lei si schermisce. È Guido che porta nel cuore e per il quale teme, ma sarà proprio Guido a liberarla dall’ansia tentando la fuga una notte. Verrà catturato, purtroppo, ma chi ha fatto la spia? Intanto Bruno continua a corteggiarla. Si sposeranno a guerra finita ma ora lui deve partire per un incarico sul fronte fra Toscana ed Emilia.
Ed è in un piccolo paese abbandonato sull’Appennino tosco emiliano che si consuma l’orribile strage di cui Jacopo legge nei fascicoli. A Prati di Vezza si sono rifugiati gli abitanti di un borgo non lontano da Sant’Anna di Stazzema spaventati dalla strage compiuta lì dai nazisti. Li guida un sacerdote, don Paolo. Sono donne, una incinta, vecchi, bambini, invalidi. La loro sorte sarà terribile perché qualcuno ha indicato ai nazisti il luogo dove si nascondono sostenendo che sono parenti e amici dei partigiani e dunque vanno eliminati. Due persone, però, sopravvivono alla strage e sono le loro testimonianze che Jacopo legge con crescente disgusto, ma non basta. Un fascicolo più piccolo, legato a un altro processo tenutosi nel 1946, gli capita fra le mani. Tre collaborazionisti sono sotto accusa per la strage di Prati di Vezza e tutti e tre parlano di ordini impossibili da contravvenire e di una quarta persona che li avrebbe costretti ad aiutare i nazisti.
Ciò che infine Jacopo scoprirà sarà per lui un colpo così terribile da fargli rinunciare all’incarico.
Daniela Dawan, già avvocato penalista e ora consigliere della Suprema Corte di Cassazione, mette la sua bella penna limpida e profonda al servizio di una storia verosimile, ma di sicuro più vera di quel che immaginiamo, considerando i mesi finali dell’ultima guerra mondiale. Il protagonista, Jacopo Cardoso, con la sua manifesta ma inconfessata omosessualità e il ricordo di un padre di sicuro amato, ma la cui ostentata virilità gli ha creato non pochi problemi – non a caso Jacopo soffre di un tic che gli chiude la glottide quando si emoziona o si agita. Ci sono situazioni difficili da ingoiare! – è una figura di commovente umanità che combatte contro i demoni di un passato impossibile da consegnare all’oblio.



