Data di pubbl.: 2026
Traduttore: Maria Nicola
Pagine: 145
Prezzo: € 18,00
Non sono mai d’accordo con le quarte di copertina. Questa volta faccio un’eccezione per Il buon male, il libro di racconti della scrittrice Argentina Samanta Schweblin che viene spesso accostata a Raymond Carver.
In effetti, leggendola è proprio il grande scrittore minimalista il faro della sua scrittura.
Asciutta, essenziale, capace di arrivare a fondo nei misteri dell’esistenza cogliendo con un lucido e chirurgico disincanto il quotidiano con cui abbiamo tutti a che fare. C’è il giorno con le sue inquietudini, i legami spezzati, gli amori mancati.
La scrittrice argentina pensa a un racconto soprattutto quando vede qualcosa che la infastidisce, che la fa infuriare o che la addolora.
È il malessere il cuore pulsante della sua scrittura, la materia prima dei suoi racconti implacabili e perturbanti che scuotono i lettori: alla fine si resta completamente ammaliati dalla sua prosa cruda e crudele.
Schweblin attraverso l’assurdo si cala nel disagio esistenziale dei suoi personaggi e ogni racconto è un viaggio narrativo nella paura e nell’inquietudine, un modo di mettere nero su bianco tutte le complicazioni feroci della condizione umana.
La sua è una scrittura che arriva da uno stato d’assedio: tutti i personaggi di questi sei racconti hanno un dialogo fitto con le ombre della loro coscienza, si trovano a fare i conti con l’insensatezza e non trovano nessun punto d’appoggio, sono praticamente in balia del loro destino che li travolge.
È il perturbamento il filo conduttore che tiene insieme le storie, tutto si schianta nella narrazione di Samanta Schweblin, una scrittrice che non rinuncia a saltare da un’estremità all’altra della vita e mette in bocca ai suoi personaggi quel male di vivere che si insinua ovunque per disegnare una mappa umana su cui è disegnato il contorno delle cose.
Nei sei racconti troveremo uomini e donne alle prese con le loro debolezze, figure fragili che si spezzano insieme al loro modo precario di stare al mondo.
Il buon male è un libro perturbante e spiazzante e in ogni sua pagina la sua autrice evoca senza filtri e con una intensa partecipazione emotiva la nostra caduta nel tempo e ci fa provare attraverso i personaggi (che sono tutti terribilmente travolti da un’inquietudine che li consuma) lo schianto che ci annienta.
Scebeli è capace di sentire il mondo con la sua prosa che tesse la trama emotiva delle disillusioni.
Un libro strepitoso denso di allegorie e simboli intorno all’esistenza che con il suo flusso di vite si anima per spegnersi. Quello che resta è l’attraversamento e noi che ci pavoneggiamo tra i vivi come se non dovesse succedere ma niente mentre tutto accade e il tempo scorre

