Data di pubbl.: 2025
Pagine: 219
Prezzo: € 16,00
Gli ambienti di lavoro non sono sempre sani, spesso rappresentano una giungla selvaggia in cui serpeggia il malcostume, l’arrivismo, l’opportunismo e soprattutto tanta disumanità.
Sonia Fogagnolo dedica a questo argomento Faccia da impiegato, un romanzo intelligente pensato con una pungente ironia critica. Un libro che mette il dito nella piaga di un fenomeno diffuso e immorale.
Attraverso le vicende di Enea Monili, giovane impiegato, appena promosso a capo della comunicazione di un prestigioso centro ricerche della capitale, la scrittrice entra nelle dinamiche tossiche del posto di lavoro: giochi di potere, servilismo, compromessi viscidi, tradimenti tra colleghi, carrierismo, persone che indossano la maschera da ufficio sfoderando un sorriso di plastica che nasconde il pugnale dietro la schiena.
Nella narrazione non poteva mancare il volto del potere corrotto. Igor Rossetti, il nuovo presidente, è un personaggio poco raccomandabile, autoritario e sempre incline al compromesso con il potere, corrotto e corruttibile si muove in maniera illecita nel mondo della politica cercando sempre di portare acqua al mulino dei propri interessi.
Fogagnolo nel suo romanzo descrive la corruzione morale e la difficoltà di mantenere la schiena dritta in un mondo lavorativo dove vige la regola perversa che premia sempre i mediocri e i servili.
Enea che dimostra di avere una coscienza si muove a disagio nelle stanze del centro, si guarda le spalle dai suoi colleghi e dalle loro facce da impiegato, si fida solo di Ada. Enea va in direzione ostinata e contraria e cerca di combattere la propensione diffusa al servilismo.
A lui sta stretta la faccia da impiegato, ovvero la maschera che bisogna indossare per sopravvivere sul posto di lavoro, non sopporta la prepotenza di Rossetti e l’ambiguità ipocrita dei colleghi.
Chi non la indossa paga un prezzo davvero alto per conservare la dignità e continuare a essere libero.
Faccia da impiegato è un romanzo che entra nel vivo della questione. Sonia Fogagnolo, con una leggerezza pensante, usa l’espediente dell’ironia colta e intelligente per raccontare un dramma: il complesso rapporto dei lavoratori con l’ambiente in cui vivono, spesso intossicato da un’aria sporca in cui manca l’ossigeno del rispetto, del merito e prevale sempre la logica della maschera da indossare per restare a galla magari a spese del collega di scrivania.
«Ogni cane assomiglia al suo padrone, ogni persona al suo lavoro. Così un operaio avrà sempre la faccia da operaio, un’insegnante da insegnantr e un impiegato da impiegato. Questo concetto ributtante me lo ha trasmesso un uomo che disprezzo: a volte sono proprio i peggiori a darci gli spunti più interessanti su cui riflettere».
Enea si chiede, mentre si guarda allo specchio e vede la sua faccia da impiegato: «Permettiamo al nostro lavoro di plasmarci, ma addirittura di cambiarci i connotati?». Il lavoro nobilita, ma trasforma, fino a diventare, appunto, facce da impiegato senza alcuna dignità.


