Waywand- Emilia Hart

Titolo: Waywand
Data di pubbl.: 2023
Traduttore: Enrica Budetta
Pagine: 406
Prezzo: 20

Questa è la storia di una donna, anzi no. Questa è la storia di tre donne, parenti tra di loro ma separate dall’incolmabile distanza che è quella del tempo. Una, Altha, è una giovane donna dell’Inghilterra puritana, vive sola con la madre e si occupa di aiutare le persone malate usando le sue conoscenze nel campo dell’erboristeria. La seconda è Violet, una giovane del primo Novecento curiosa e con un forte rapporto con la natura, stanca delle prepotenze paterne e delle rigide imposizioni che la società vorrebbe per lei. La terza è Kate. Una giovane nostra contemporanea. Tutte e tre le donne hanno uno strano legame con la natura, qualcosa di sovrannaturale. Tutte e tre si ritrovano la vita segnata dalla violenza e dalla prepotenza di uomini che le vorrebbero dominare e schiacciare.

Kate, ad esempio, è vittima di una relazione tossica. Imprigionata nell’appartamento dal suo fidanzato, controllata in ogni movimento, privata di qualsiasi possibilità di fuga e costretta a subire sevizie fisiche e sessuali. Fino a quando non riesce a trovare il coraggio dentro di sé ed mette in pratica il complicato piano di fuga che aveva elaborato per mesi.

Quasi senza soldi, si rifugia nell’unica sua proprietà, la casa della prozia Violet che aveva ereditato da poco. Qui scoprirà la storia delle sue antenate, delle somiglianze che le lega attraverso i secoli e delle tragedie che le hanno colpite. Ma un senso di riscatto che attraversa i secoli è destinato a spezzare questa catena di soprusi e quando la resa dei conti sarà imminente Kate non sarà completamente sola.

Come posso iniziare questa recensione?

Ho pensato a diversi inizi o a diversi approcci eppure ognuno mi sembrava falso e scialbo. Così ho preso in mano il libro nuovamente e ho provato a cercare l’ispirazione in qualche punto. Non so se sia stata Altha o Violet o Kate, ma il mio sguardo è caduto proprio sull’incipit, una citazione da Shakespeare e la spiegazione dell’evoluzione dei personaggi delle streghe nell’opera del Re Lear. Le tre donne erano inizialmente pensate per essere chiamate col nome di Wayward (sorelle fatali, dove l’aggettivo avrebbe il doppio senso di “inviate del fato” ma anche “letali”) ed è da questo spunto che l’autrice ha basato la sua storia. Ancora una volta. A distanza di poche settimane, mi ritrovo a leggere qualcosa che parla del destino. Oggi, invece di raccontarvi di viaggi nel tempo per cambiare il Fato, parlo di chi si rivbella a questo. Un tema vecchio quanto la letteratura ( ne abbiamo numerosi esempi già a partire dalla produzione greca e forse precedenti anche nella favole del medio regno egizio) ma sempre affascinante da leggere e da affrontare, specie quanto tocca temi assai attuali come quello del maschilismo tossico e dei femminicidi.

Da maschio ho provato moltissima vergogna (e in certi casi, profondo disgusto) ogni volta che leggevo la comparsa di certi personaggi. Forse perchè troppo ben realizzati e quindi mi sembravano estremamente reali, forse perchè mi richiamano le numerose (troppe) storie che mi capita di leggere sui giornali al mattino e da cui vorrei fuggire (e che invece mi perseguitano causa la morbosità di chi vuole sempre quel dettaglio in più). Ma queste sensazioni sono state accompagnate anche da un catartico senso di liberazione e di rivalsa nella lettura di certi episodi (per non parlare del finale epico) quando non solo le tre “ribelli” (questa è un’altra traduzione della parola “Weyward”) hanno potuto cambiare il destino ma anche quando, leggendo quezto testo, ho capito che anche per noi maschi è possibile essere ribelli alla maledizione della violenza e dello stereotipo tossico.

Il romanzo è un thriller interessante che si mescola con il genere fantastico (chi ha letto Buzzati sa cosa intendo) senza mai cadere nella trappola della tentazione di trasformarsi in qualcosa di eccessivamente innaturale.

Intrigante anche la scrittura che cattura fin dall’inizio. Ora, saranno le notti calde da togliere il fiato a tenermi sveglio, ma quando ho iniziato la lettura di questo libro non riuscivo a smettere assolutamente.

Consigliatissimo.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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