Vajont, l’onda lunga – Lucia Vastano

Titolo: Vajont, l'onda lunga
Autore: Vastano Lucia
Casa Editrice: Ponte Alle Grazie
Genere: Saggi
Pagine: 267
Prezzo: 14

Le cose da te scritte sono vere, ma non sono tutta la verità” mi hanno ripetuto più volte. Nessuno può avere la pretesa, specialmente in un articolo o in un libro, di dire tutta la verità. Per questo è giusto che a scrivere la memoria del Vajont siano più voci possibili. Non una meno.

Sono passati quarant’otto anni da quel terribile 9 ottobre 1963 che ha fatto del nome Vajont sinonimo di tragedia. In quasi mezzo secolo tante cose sono state dette e scritte su quello che accadde quella terribile notte, quando 1910 persone persero la vita a causa della leggerezza e dell’ambizione di uomini pronti a tutto per tutelare i loro interessi: ma ricordare gli errori del passato è fondamentale per costruire un futuro migliore, e ogni contributo che vada in questo senso è prezioso. Compreso quello di Lucia Vastano, che nel suo “Vajont, l’onda lunga” pone l’accento non tanto sulla notte della tragedia, quanto su quello che ne è stato dopo di chi a quell’onda alta duecento metri che si è abbattuta sulla valle del Piave è sopravvissuto: coloro che, alla pallida luce dell’alba del giorno dopo, si sono ritrovati senza famiglia, senza casa, senza paese, senza più esistenza.

Sono le 22:39 del 9 ottobrre 1963 sulla diga del Vajont, una vela bianca che si erge maestosa nella gola profonda della valle di Erto e Casso dove scorre appunto il torrente Vajont, in provincia di Belluno. La diga, ultimata nel 1960, è alta 264,60 metri e larga 190,15, e può contenere fino a 150 milioni di metri cubi d’acqua in situazione di pieno invaso: il Grande Vajont, com’è chiamato dagli addetti ai lavori, è in questo momento la diga più alta al mondo. Ma da giorni gli abitanti della zona denunciano scosse di terremoto sempre più violente, forti rumori provenienti dalla montagna e spostamenti ben visibili del terreno, con tutti gli alberi appresso, sul versante del monte Toc: sono anni che Erto e Casso lottano contro la Sade prima e l’Enel poi per fermare quello che tutti considerano un attentato alla loro sicurezza, ma la risposta che arriva da funzionari, dirigenti, amministrazioni e autorità è sempre la stessa, è tutto a posto, non c’è di che avere paura, la diga non la tira giù nemmeno la fine del mondo. Anche il 9 ottobre ’63 Alberico Biadene, responsabile tecnico della diga, ripete le sue rassicurazioni a Giancarlo Rittmeyer, quella notte preposto alla guardia del bacino, quando questi lo chiama disperato avvisandolo che la montagna si sta muovendo verso il lago sotto i suoi occhi: la risposta è di “dormire con un occhio solo”, consiglio davvero poco utile alla guardia appena trentenne che di lì a mezz’ora sarà la prima vittima dell’onda killer sollevata dall’impatto di 270 milioni di metri cubi di rocce staccatisi dal monte Toc e franati nel bacino artificiale.

Marco Paolini ha fatto rivivere al pubblico quei momenti nella sua splendida orazione civile “Il racconto del Vajont”, Renzo Martinelli ha ricreato la furia dell’onda nel film “Vajont, la diga del disonore”, Tina Merlin ha rinnovato i suoi molteplici j’accuse, lanciati già durante la costruzione dello sbarramento artificiale, nel suo imperdibile libro “Sulla pelle viva”: a loro e ai tanti che hanno dato voce all’orrore di quella inutile tragedia si unisce la giornalista Lucia Vastano, che si imbatte nella storia del Vajont dieci anni fa giusto nell’anniversario della strage, in occasione dell’anteprima proprio del film di Martinelli, e non se ne separa più. “Il dopo Vajont è stato ancora peggio della tragedia, perfino più scandaloso e doloroso per tutti noi superstiti” è il grido di dolore il cui eco ancora oggi risuona nei luoghi della strage e più lontano ancora: loro, i superstiti, oltre a dover convivere con un dolore che non se ne andrà mai, sono stati additati come approfittatori, arricchiti, spacciatori di vittimismo, senza che nessuno si sia preso mai il disturbo di guardarli negli occhi e chiedere loro scusa se l’egoismo di qualcuno è stato pagato a caro prezzo con la vita di molti. Leggendo il libro di Lucia Vastano ci si sente pervadere da un senso crescente di nausea e di vergogna, una sensazione di impotenza e una rabbia che galoppa sempre più veloce pagina dopo pagina: i processi, i tentativi di corruzione, le truffe perpetuate ai danni dei sopravvissuti e le minacce rivolte a chi si è sempre rifiutato di chiudere la bocca e girarsi dall’altra parte mentre un’altra onda, stavolta invisibile ma forse per questo ancora più potente, andava a coprire con una menzogna dopo l’altra un imperdonabile episodio della storia italiana. Ma è proprio quel senso di vergogna la vera chiave di tutto, perchè non bisogna mai smettere di indignarsi: il futuro di una nazione si basa sul suo passato, e sulla capacità della sua popolazione di imparare dai propri sbagli.

Il 10 ottobre di quell’anno l’Italia si svegliò senza sapere che la sua Storia, come quella degli Stati Uniti dopo l’11 settembre, non sarebbe più stata la stessa”.

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, giornalista pubblicista, da sempre grande lettrice: a sei anni prima ancora di andare a scuola grazie alla nonna sapevo già leggere e scrivere, a 8 anni ho scritto il mio primo racconto su un mago che perde il suo libro di incantesimi. Spero un giorno di vedere sugli scaffali il mio libro, nel frattempo cerco di imparare dagli altri il più possibile e spero di consigliare i nostri lettori condividendo con loro le mie sensazioni.

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