Pantumas – Salvatore Niffoi

Titolo: Pantumas
Autore: Niffoi Salvatore
Genere: Romanzo
Pagine: 171
Prezzo: 16.00 €

“Non scandalizzatevi se ogni tanto le voci narranti s’incroceranno o addirittura si fonderanno in un impasto di trinciato forte, pece, sangue, miele amaro, polvere e odore di foglie secche mischiate a polvere da sparo.”

Questo accade in Pantumas, nuovo straordinario romanzo di Salvatore Niffoi nel quale le esistenze degli abitanti di Chentupedes, immaginario villaggio della barbagia sarda fondato nel lontano 1392 da cinquanta anime e, quindi, cento piedi, sembrano avere odore e sapore e vengono sospinte nella narrazione dalla musicalità della lingua sarda. E’ questo il valore aggiunto dell’opera: l’avvincente e continua commistione del dialetto sardo con l’italiano. Niffoi ci inebria della sua “limba” e fa letteralmente respirare il racconto che acquisisce un’incredibile forza.

E’ materia viva quella che scorre sotto i nostri occhi, ma anche memoria di qualcosa che non c’è più, di ombre del passato e di morte. Pantumas significa fantasmi e sono proprio le anime dei morti che tornano a rivivere ad essere al centro della narrazione. Tradizione vuole, infatti, che a Chentupedes “il giorno dei Morti, le anime lasciano il campusantu di Muriscari e se ne tornano in paese a manicare, bere e ballare con tutti i santi che non hanno voglia di stare in cielo”. Correva l’anno 1964 quando l’anima di mannoi Lisandru Niala, noto Zumpeddu, fece ritorno al villaggio per raggiungere la sua sposa, mannai Rosaria Lutzeri, e morire nuovamente con lei. Sì, perché a Chentupedes i coniugi muoiono insieme, così come sono vissuti insieme. Non importa che il loro matrimonio sia stato o meno felice, benedetto o meno da figli e attraversato o meno da reciproci tradimenti, marito e moglie devono morire insieme. Così, come per un meraviglioso accordo delle stelle, l’amore grande dei coniugi Niala, “nato su un letto di neve e cresciuto all’ombra delle sughere di Musciadinos”, torna a rivivere per morire.

La voce del narratore è, in realtà, quella di un ragazzino, Lisandru pure lui, nipote del fantasma redivivo, che assiste allo straordinario miracolo e, forse per non impazzire, ha l’urgenza di raccontare l’incredibile storia dei suoi nonni. Dopo aver visto il nonno farsi carne dalla cenere del camino di casa, il piccolo Lisandru vede scorrere, proiettata da una cinepresa, sulle mura calcinate della cucina di casa, la vita di mannoi Lisandru Niala. Segreti nascosti per anni, rapimenti di bambini, innamorate offese, fomicatrici selvagge, mulatte belle come boccioli di rosa, il dolore di una moglie tradita, Rosaria, resa santa dalle attese, e il tradimento di quella stessa donna che per fortuna santa non era. Quattro bobine venute dal mondo degli spiriti nelle quali si dipana la matassa dei ricordi di una vita, e così quella che è l’esistenza di un uomo diventa l’esistenza della sua comunità.

Sangue, ferro, miele: l’anima di Chentupedes.

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