L’ElzeMìro – Lettera d’ignoto alla dr.ssa Dedgyakéli*, ultimo enigma

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                                                          George C. Tooker (1920-2011) Un ballo en Maschera,1983, litografia, RoGallery

 T..ran.., estate MMXVIII. Brevi marmo

Ah l’ebbrezza ah l’egraiezza del parabrezza che si schianta incontro all’aria in corsa e l’attraversa, l’aria. Vista da una locomotiva l’aria è qualcosa, una mano per moto contrario a una giumenta aggiogata a un filo; ma che corrente, la locomotiva non spinge, tira; è un esercizio elettrico andare di là, dove non sappiamo. Vedremo vedremo. Ce ne sarà dell’aria, non si sa; và lallà che si svanisce. Ditemi in fretta che si svapora, evapora, che si svanisce oh dottoretta. Se mai Vi scriverei ancora. Da doverεover over and out.

Questa formula da marconista, over and out/passo e chiudo, e quei curiosi calembours, doverεover, con l’έpsilon, e và lallà certo per Valhalla, concludono questa girandola epistolare di Ignoto alla misteriosa Dr.ssa Dedgyakéli*. Messaggio arduo, qui in copia, linee spezzate, caratteri separati o agglutinati, insomma non siamo psichiatri tuttavia…. tuttavia. Sorpresa: un anziano amico di Poschiavo-CH, il barone D. collezionista di trenini e affezionato lettore dell’ElzeMìro, scrive riferendo di un trafiletto apparso ne La Quotidiana, locale gazzetta romancia e grigiona. Ecco la lettera.

Caro amico e dilettevole scrivano, 

ti segnalo un fatto curioso, appreso per caso e che ti riporto alla breve, curiose indagini personali ne garantiscono; il paese è piccolo, la gente mormora, ripete Tina Pica, non ricordo in che film. Il fatto è recente, non che sia taciuto ma sai gli Schwitzi, temiamo l’ombra sulle nostre ombre; bref una locomotiva della RHB, la rossa alpina trenovìa, piena notte, forse le una le due, in riposo a Tirano, molla gli ormeggi da sé, La Grigionese volante1, e via pel Bernina, indisturbata; immaginarsi a quell’ore chi s’accorgerebbe di una locomotiva Godiva al galoppo; tutti i segnali aperti, sarebbe finita a provocare un magnifico infarto alla Staziun, a numerosi gioiellieri, antiquari e vedove di altezze irreali di san Murezzan, un etchìdio, non avesse preso a Puntraschigna per Samedan giù per la valle fino al capolinea, Scuol-Taràsp. Il caso e uno scambio oculato han voluto che il bolide fiammante, così definito da un ferroschwìtzi appena entrato in servizzi, si infilasse sul binario morto laterale contro due cisterne di infiammabili parcheggiate; s’è schiantato e drum nel pascolo lì davanti, vacche assenti Gottseidank2, drento per bene nel prato e il peso, la velocità, il calore, l’elettricità, tutto un ribaltamento di scarafaggi meccanici in fiamme. Curiosità, in cabina c’era nessuno…. Elzie non fare i miei nomi. Grazzi. 

Ignoto 2

* leggi in  http://dascola.me/2018/07/24/lelzemiro-di-martedi-24-luglio

1 vedi in R. Wagner, L’olandese volante,  https://www.youtube.com/watch?v=Lsg7DtLbrDo&start_radio=1&list=RDaTsS1RTFJoI

2  pronuncia Gotsaidank,  scritto Gott sei Dank,  tedesco per Grazie a Dio 

BA 10

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Pasquale D'Ascola

D'Ascola Pasquale fa l’insegnante in una autorevole istituzione dello Stato ed è un qui pro quo che, privato da un’anagrafe lombarda dell’apostrofo meridionale, di questa privazione ha fatto il suggello della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; l’intuizione di questa possibilità si è andata configurando a seguito della scoperta di avere troppe origini per adattarsi a una sola che però, riassunta con termine francese, gli assomiglia, déraciné, sradicato, dolente aggettivo ma non tanto da impedirgli di ritrovarsi infine a suo bell’agio tra "monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali", là, tra i confini che meglio definiscono le possibilità di un carattere al limite; a motivo di ciò o, per dirla alla ciò-ran, con la tentazione di esistere, egli scrive; ciò è. Blog https://dascola.me

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    La chiusa è degna dell’inizio e dell’andare. È l’enigma detto e narrato dei fatti avvenuti, immaginati, pensati. È la letteratura, il suo cuore, da Omero a D’Ascola.

  • D’Ascola

    Dottori dottori, l’ignoto credo avrebbe forse potuto concludere che sparire è come sparare. D’Ascola di esser pesato con Omero è un po’ imbarazzato ma, ah le piccolo soddisfazioni della vitarella, contento e assai assai grato.

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