L’ElzeMìro – Finzioni suppletive 2

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                                               Gustave Courbet (1819-1877) L’origine du Monde (olio su tela 1866) Parigi Musée D’Orsay                                                                                                                   

                                                    2. L’Orbigerus                                                                                                                            

 ad A. A.

….ohccóme….e quell’Orbìgerus pittore senza fama salvo per fama s’intenda aver di che placare e aver placato ma la fame di pane e companatico…. quel che non ha né dell’eroe né del codardo in tempi in cui occorre galwagnerizzare di ottone tutta l’arte, secondo princìpi d’una realtà ritorta sull’iperbole vuoi dal proprio, vuoi dall’altrui iòvòio vo’ io io vo, senza quella creanza di chi che sappia quanto dall’io sia facile ottenere un pìjo, e pigliatéllo pìo yò-yò….l’Orbigerus per non avere altri interessi, o legami o relazioni con il  mondo che dal dipingere non pàssino, né altra vita, detto di sfuggita, che all’occhi suoi giustifichi il transumàre dei giorni in gregge, nulla che gli procuri gioia maggiore d’ô bell’ebbuóno, la καλοκαγαθία0 che bella lingua il grecoa , la che qualsiasi artigiano parón lo fa di sé e parrìno….con questi assi nelle proprie maniche, non per compiacere ma per eludere bensì l’ignoranza incanaglìta d’abbrunati cagnotti là fuori d’un palazzo acerbo, caserma per vivi alla puntata uno e all’ultima per morti colatoio….bon…. nella realtà, a favór di popolo intesa verità, s’intrufola l’Orbigerus….sicché con certo quale gusto del sarcasmo vòle impiegare senza distinzioni la propria arte ora ad imbiancar tinelli di vedove e sposìni, ora di notte e nei giorni al riposo comandati, a pitturare su tele d’immense dimensioni…. le fait, messieursdames, désormais  c’est  avéré:/tous les puissants, vous le devrez gober très bien,/bon eux, n’acceptent que le fantasque cyclopien….natività teutoburga, trittico delle Veneri sapienti, minatori al bagno….titoli natural-popolari, sani all’occhio funzionario del belluino in scagno, strangolatore d’oche trogolatór di troie….ma come se lo Haydn in un rondò imperiale avesse posto un elegante inciampo in due, sul tempo in tre o appiccicato un Mi bemolle spurio al Fa maggiore, così nel quadro d’ogni quadro….ma Michelangelo ohiohi quel dio in barba e baffi e zuffo di bellicoso scellerato….l’Orbigerus pone uno stonato tactus, touch taught talché il raffinato complice soltanto, nell’elogio del reale, coglierebbe il necrologio, la nota bertoldina e caca-sennab.….lassativo per frattaglie al troppopièno, dei coloro cui l’arte non è impeto ma peto, intenti come sono a dipingersi più strabocchevoli ogni giorno nell’acqua di lor fognec….quell’idea dell’artista di farsi servo coglionato della parte più pesante del bastone periclitàta dal petit rien di bombarolo che lo Zanni reca nella solerte gerla, se  la sa o non la sa, amen. E zùmparappà….

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0  kalokagathìa vedi in Treccani

a. Pietro Silvio Rivetta (Toddi) Che bella lingua il greco - Hoepli, 1940

b.Giulio Cesare Croce (1550-1609) Adriano Banchieri (1568 -1634) Bertoldo Bertoldino e Cacasenno (1620)

c si noti che qui e altrove l’Elz. per arte  intende nel senso proprio ai Greci Tέχνη e Πείρατα τέχνης , perizia e strumenti della – ; da non confondersi dunque con Arte la così detta espressione, faccenda piuttosto  da psichiàtra e da bébé; ma, tranne un tardo novecentesco, Piero conte Manzoni figlio di Egisto e di Meroni Valeria da Soncino (1933-1963) finora, nessuno ha inteso per opera d’arte né ovuli né uova né tantomeno cacca, sua confezione e conseguente messa in vendita. È utile peraltro rammentare quali fossero le arti in antico: grammatica, retorica, dialettica, aritmetica, geometria, musica, astronomia. 

BA 10

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Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

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