Le cose che credevamo di sapere – Mahsuda Snaith

Titolo: Le cose che credevamo di sapere
Autore: Snaith Mahsuda
Data di pubbl.: 2017
Casa Editrice: Corbaccio
Genere: Romanzo
Traduttore: Elisabetta De Medio
Pagine: 297
Prezzo: 16,90

Le cose che credevamo di sapere è il primo romanzo della scrittrice Mahsuda Snaith.  Si parla di dolore, quello fisico ma anche quello di un’amicizia perduta. Ravine, la protagonista, ha 18 anni e da dieci vive nel suo letto “Il letto è caldo. Il letto è sicuro. Quando sei a letto nessuno ti chiede che giorno è o come si risolve un algoritmo” affetta dalla “sindrome del dolore cronico”, un male psicologico la cui causa scatenante è dovuta a traumi emotivi. Per la giovane infatti tutto ha avuto origine dalla perdita della sua migliore amica Marianne.

Il giorno del suo diciottesimo compleanno la mamma le regala un diario dove poter raccontare la sua vita. La speranza della donna infatti è quella che la figlia scrivendo possa riesaminare gli eventi e riesca a reagire. E proprio attraverso questo diario la ragazza esorcizza i suoi demoni e assistiamo ad un vero e proprio viaggio nel viale dei ricordi. “I ricordi sono come ortiche. All’inizio non ti accorgi che ti hanno punto e quando te ne accorgi la sostanza urticante ti è ormai penetrata nella pelle e ti prude così tanto che tutto ciò a cui riesci a pensare è a come liberarti dal prurito. Ho cercato di liberarmi di te, Marianne. Ho nascosto tutti i nostri giochi sotto il mio letto e ho tolto tutte le foto dalle cornici, eppure, anche quando provo a dimenticare, tu sei ancora lì.” Ravine ci racconta il suo passato e l’evento che ha cambiato totalmente la sua vita, chi era Marianne, come è diventata la sua amica del cuore, i giochi e le avventure anche con il fratellino di lei Jonathan, le escursioni nei boschi vicino a casa, fino al giorno della tragedia. Poi in un attimo tutto finisce e da allora Ravine non vuole più continuare a vivere.

L’argomento affrontato ha un grandissimo potenziale, ma l’autrice non  ha saputo svilupparlo in maniera efficace. La malattia sembra sparire magicamente dopo poche pagine, fin dal momento in cui la ragazza inizia a scrivere il diario e questo repentino cambiamento mina la credibilità della storia.  Peccato per una narrazione diversa dal solito! Anche i capitoli in cui si racconta l’infanzia delle due ragazzine sono ripetitivi, cadenzati da un ritmo lento, tali da risultare un po’ noiosi. E se si aspettano i colori, i profumi e i sapori che la bella copertina suggerisce questi non esplodono perché tutta la narrazione è chiusa tra le quattro mura di una camera; rimane comunque un romanzo particolare che dà luce alla figura di una madre unica e capace di mettere in atto tutti i suoi trucchi pur di far reagire la figlia.

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