La felicità sta in un altro posto – Sara Loffredi

Titolo: La felicità sta in un altro posto
Autore: Loffredi Sara
Casa Editrice: Rizzoli editore
Genere: Romanzo
Pagine: 305
Prezzo: 17.00 €

All’alba del Ventesimo Secolo, l’esistenza di Caterina, orfana cresciuta presso un convento di Reggio Calabria, è sconvolta dal cataclisma che sfigura l’intera Italia meridionale: il terremoto calabro-siculo del 1908.

“Arrivò un rumore di cascata, di tuono fortissimo, un rombo che iniziò da lontano e mi investì come vento. Il gigante prese i lembi della stanza allungandoli di qua e di là, sempre più veloce, come un fazzoletto da stendere bene. Vidi qualcuno scomparire nel pavimento che si apriva davanti a me, mentre le urla delle bambine si mischiavano al rumore delle pietre che cadevano da soffitto” (pag.32).

Un evento d’immane portata, oggi quasi dimenticato, che trasformò la florida Reggio Calabria in “orrido sepolcro e in un gran masso di rovine”. La cronaca della tragedia s’intreccia con la vicenda di Caterina che, gravemente ferita, viene trasportata, suo malgrado, su una nave ospedale che si dirige a Napoli, città vivace e tentacolare, seducente e spaventosa allo stesso tempo. Qui la giovane, spinta da un malinteso senso di colpa, fuggirà dal nosocomio in cui era stata ricoverata e rinuncerà all’ambizione di diventare musicista, ritrovandosi costretta a vendere il proprio corpo per sopravvivere.

“Quando però i miei occhi si abituarono all’oscurità, mi resi conto che intorno al buco nero e scivoloso in cui ero caduta c’erano strade. Erano sul fondo del mondo, piene di fango e pietre, ma erano strade, che potevano portarmi lontana da lì, dritta sulle mie gambe, senza più voli di bambina, camminando ben aderente al terreno” (pag. 136).

Dopo aver esercitato la professione in contesti miserabili, Caterina saprà trasformarsi in Mimì, la più misteriosa e desiderata prostituta dell’esclusiva Maison Rouge. Il ruolo di raffinata cortigiana, comunque, non sarà che uno dei passaggi che la protagonista dovrà affrontare per ritrovare se stessa e la propria reale vocazione.

Benché i temi trattati, soprattutto nei capitoli iniziali, possano far pensare al romanzo d’appendice, continuando nella lettura si apprezza l’attenzione dell’autrice per gli aspetti più finemente psicologici dei personaggi, la volontà di toccare argomenti complessi, quali l’origine dei sensi di colpa, la scelta di punirsi, la vocazione artistica come mezzo di comunicazione e grido d’aiuto.

Nel romanzo gli uomini sono marginali: che si tratti di laidi violentatori o ispirati benefattori, sfilano come ombre stereotipate nell’esistenza di Caterina e non coinvolgono il lettore. Al contrario, le figure femminili sono straordinarie e seducenti: suor Antonia, ispirata insegnante di pianoforte e religiosa controvoglia; la povera Annarella, sperduta nella propria incolpevole abiezione; donna Assunta, tenutaria furba e inflessibile.  Sopra tutte splende Mariasole, incantevole prostituta di alto bordo, che ammalia Caterina trascinandola in una passione omosessuale inammissibile per l’epoca.

La scrittura di Sara Loffredi è attenta e misurata; a tratti emerge la difficoltà di dare voce a un personaggio per cui la musica è un mezzo di comunicazione più efficace delle parole. Le descrizioni sono ricche e vivaci, spesso improntate da una sensualità delicata e coerente al narrato.

 

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