Grandi riflessi – Charles Dickens: Canto di Natale

Charles Dickens

Titolo: Canto di Natale

Autore: Charles Dickens

Prima edizione: 1843

Edizione usata per la recensione: Newton Compton, 1993

Chi non conosce Canto di Natale? Scritto nel 1843 da un Charles Dickens appena trentenne, è forse il racconto natalizio più celebre in assoluto, vero e proprio iniziatore di un genere. Come tutti i grandi classici, Canto di Natale ha dato luogo ad innumerevoli rifacimenti, trasposizioni teatrali e cinematografiche che con il loro enorme successo popolare hanno in qualche modo offuscato il testo del racconto nella sua versione originale. Prendere in mano questo libricino è invece una meravigliosa opportunità per chi non lo ha mai letto ed una rassicurante certezza per chi invece già lo conosce: una lettura semplice e godibile, perfetta per adulti e bambini in una fredda sera invernale.

È il 24 dicembre e il vecchio Scrooge, uomo di affari avido e spilorcio, non ne vuol sapere di chiudere il suo ufficio: il Natale lo infastidisce, è solo uno spreco di tempo, un modo ipocrita per dimenticare i problemi di tutti i giorni. Chiuso e indurito dall’età, da quando il suo socio Marley è morto, Scrooge ha scelto per sé una vita di solitudine: nessun contatto con il mondo esterno, non una parola affabile nei confronti del suo impiegato Bob Cratchit che, instancabile, continua a lavorare nella stanza accanto nonostante l’insopportabile freddo. Perfino nei confronti del suo unico nipote, Scrooge si dimostra cinico e insensibile:

«Buon Natale! In giro a augurare Buon Natale! Che cosa è il Natale per te se non il momento per pagare i conti senza avere i soldi; il momento in cui ti trovi più vecchio di un anno, e non più ricco di un’ora? Un momento per fare il bilancio e vedere che ogni voce, nel giro completo di dodici mesi, è in passivo? Se potessi fare di testa mia», disse Scrooge indignato, «ogni idiota che va in giro con Buon Natale in bocca dovrebbe essere bollito insieme al suo pudding e sepolto con un paletto di agrifoglio che gli trafigga il cuore. Proprio così!» (pag. 20).

La notte di Natale con la sua incantata atmosfera è il momento giusto per ricredersi. Nel giro di poche ore Scrooge sarà visitato da tre spiriti, annunciati dallo spettro del suo socio Marley che, terrificante, compare nella misera abitazione del vecchio per mostrargli il destino di sventura che lo aspetta: coperto di catene sarà costretto, così come lui, ad errare per il mondo senza tregua, assistendo impotente alle gioie altrui. Così appaiono, uno dopo l’altro, i tre Spiriti del Natale Passato, Presente e Futuro: visioni favolose ma inquietanti che riempiono il cuore del vecchio di terrore e soggezione.

Attraverso un viaggio straordinario nel tempo Scrooge avrà l’opportunità di rivivere, come spettatore, alcune delle tappe più importanti della sua vita, guidato dallo Spirito del Natale Passato: l’infanzia difficile ma ancora illuminata dalla gioia di vivere, gli anni della giovinezza spensierata, poi l’arricchimento e l’insorgere graduale dell’indifferenza verso il prossimo. Lo Spirito del Natale Presente mostrerà invece a Scrooge il Natale degli altri, nelle strade e nelle case di una Londra povera ma festosa: perfino l’impiegato squattrinato Bob Cratchit festeggia gioiosamente insieme alla sua famiglia, nonostante le ristrettezze e la grave malattia del figlio Tiny Tim. L’ultimo degli spiriti, il Natale Futuro, il più enigmatico e inquietante, mostrerà infine ciò che ancora deve avvenire e che forse, se Scrooge cambierà la sua vita, potrà essere evitato: in una visione sinistra e angosciante l’uomo assiste alla propria morte, irrisa dalla gente che ne parla con indifferenza se non, addirittura, con sollievo. Il suo corpo, abbandonato a se stesso, verrà perfino depredato delle vesti.

La paura, il senso di colpa e la riscoperta delle gioie semplici scioglieranno le catene che ostacolano l’animo di Scrooge: mai più sarà avaro, cinico, insensibile. D’ora in avanti lo spirito del Natale alimenterà ogni sua azione verso il prossimo.«Mi sento leggero come una piuma, felice come un angelo, allegro come uno scolaretto, e la testa mi gira come a un ubriaco. Buon Natale a tutti! Buon Natale a tutto il mondo! Urrà! Urrà!» (pag. 85)

Canto di Natale è un racconto straordinario in cui già si intuisce tutta la capacità inventiva dell’autore che solo pochi anni dopo scriverà David Copperfield e Grandi Speranze. Una fiaba sorprendente per la sua inesauribile creatività narrativa che sa unire realismo e fervida immaginazione, gusto gotico e comicità, gesto teatrale e accuratezza descrittiva.

Leggetelo o rileggetelo, divertitevi, lasciatevi entusiasmare dall’atmosfera incantata che questo racconto sa diffondere e, soprattutto, fate vostra la lezione di Scrooge!

Buon Natale a tutti voi, amanti dei libri!

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