A tu per tu con… Stefano Benni in dialogo con Dacia Maraini

«Il mio rapporto con gli animali è condizionato dal fatto che sono nato in campagna. Io sono pescivoro e non so se morirò vegetariano». Così descrive il suo rapporto con gli animali Stefano Benni, intervistato dalla grande Dacia Maraini nella serata inaugurale del “Festival delle due rocche” 2013. Il dialogo tra i due scrittori, che si è tenuto nella cornice di piazza San Graziano ad Arona lo scorso 13 settembre, è partito dal libro pubblicato da Benni l’anno scorso, “Di tutte le ricchezze”, edito da Feltrinelli.

Il romanzo narra con stile lirico la storia di Martin, professore che si ritira in una casa solitaria ai margini di un bosco. Compagni di questa sua solitudine, scelta con consapevolezza, sono proprio gli animali con i quali dialoga tra filosofia e stranezze. La sua vita sarà all’improvviso sconvolta dall’arrivo della bionda Michelle, sua vicina di casa.

Benni racconta al pubblico aronese la scelta del suo protagonista di vivere da solo: «La sua non è una solitudine disperata, perché Martin nella sua vita ha un figlio, gli amici e il suo lavoro. Lui è appassionato del poeta Catena, lo ama perché ha pagato la sua diversità con la solitudine e il manicomio. Lo stesso titolo del libro si ispira a un verso del Catena. Io sono entrato diverse volte all’interno dei manicomi e ho trovato dei testi scritti dai malati che erano veri geroglifici. Questo fatto di scrivere qualcosa solo per sé stessi mi ha colpito per l’esigenza assoluta che esprime».

Lo scrittore dal palco del Festival polemizza poi sulla visione per cui l’artista debba per forza passare attraverso la sofferenza, come successe per esempio a Van Gogh. «I suoi quadri esprimono anche gioia, con quei cieli azzurri – gli risponde la Maraini- E secondo me bisogna conoscere la felicità per poterla descrivere».

Il dialogo a due prosegue sul tema dell’amore. «L’unico limite della passione è la passione – provoca Benni – In amore si deve essere disposti a perdere. Io mi innamoro ancora, ma è una guerra e in guerra ci si ferisce e si perde sangue. E nel mondo della passione c’è anche molta ombra. Sto lavorando proprio in questo periodo a un’opera che metta insieme Lolita, Salomé e Nasten’ka, delle Notti bianche. Questa è la letteratura che mi piace. Oggi purtroppo la passione è solo esibizionismo, collezionismo. I puttanieri sono stati così velenosi che si ha timore a parlare per esempio di Lolita. Non mi vergogno come uomo ma come cittadino dello scempio che è stato fatto della parola passione».

Il pubblico del Festival ascolta e applaude con entusiasmo. Stefano Benni e Dacia Maraini dialogano con una semplicità e un’intensità che affascina gli spettatori, passando dalla vita privata alla filosofia. L’unico  momento in cui lo scrittore sembra imbarazzarsi è quando parla dell’amato figlio, di cui con orgoglio dice «Per metà è musicista e per l’altra si dedica alla cooperazione internazionale. Sono diventato padre a quarant’anni quando credevo di essere superiore a Eros. Ed è stato Eros a darmi la sorpresa di un figlio. Ma preferisco non parlarne troppo, mi commuovo».

Del suo mestiere di scrittore, Benni svela alcuni piccoli segreti: «Riscrivo molto, sto anche cinque o sei giorni su una pagina. Le poesie le scrivo a mano, mentre fino a pochi anni fa per i libri usavo la macchina da scrivere. Ho dovuto smettere perché non me le aggiustavano più. Il teatro invece per me è stare in compagnia, ascoltare gli attori per capire cosa non va nel testo».

(articolo a cura di Elena Sedin)

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