A tu per tu con… Mats Strandberg

Fuoco cammina con me. Mats Strandberg, autore assieme a Sara B. Elfgren della trilogia di Engelsfors, arriva dalla Svezia con questa frase tatuata su un braccio e confessa senza vergogna di essere un fanboy di Twin Peaks al punto di essersi quasi messo a piangere quando si è trovato faccia a faccia con lo sceneggiatore del famoso telefilm.

Sorride, Mats, si porta dietro una borsa di tela con sopra una stampa del suo stesso libro, gira per la Fiera di Bologna su scarpe da ginnastica, come un qualsiasi ragazzo appassionato di libri, serie tv e fumetti, in particolare se venati di fantasy. La differenza è che Mats, con Sara, ha riversato una passione che condivide con molti di noi (mi ci metto dentro in pieno) su carta, e ha venduto oltre 200.000 copie della sua storia. Una storia che ha la stessa venatura fantasy delle letture che lo appassionano (racconta, infatti, di un circolo di giovani streghe ‘per caso’ che deve scongiurare la fine del mondo).

Il primo volume della trilogia si intitola Il cerchio ed è arrivato di recente in Italia per Salani, che su serie fantasy se ne intende parecchio.

Ho la fortuna di trascorrere con lui una giornata intera, chiacchierando di Buffy l’ammazzavampiri (“La mia stagione preferita? Difficile dirlo, ma come i vini va migliorando con gli anni”), Stephen King (“L’ho amato e lo amo ancora, ma di recente ho riletto qualcosa di suo e devo ammettere di essere rimasto un po’ deluso. Non è bravo quanto mi ricordavo.”), Harry Potter, Twin Peaks e tanto altro.

Primo fra tutti, ovviamente, la sua creatura. Mi affascina l’idea che ci siano due teste dietro la storia, quattro mani dietro la scrittura. “Io e Sara ci siamo incontrati quasi per caso, ci siamo trovati subito in sintonia e abbiamo deciso d’impulso di lavorare assieme. Sara aveva letto e apprezzato i miei libri precedenti” mi dice con un pizzico d’orgoglio e che lo fa sorridere involontariamente. “All’inizio l’idea era quella di scrivere un film, ma gli spunti erano troppi e non volendo trascurare niente dopo poco abbiamo capito che avremmo avuto bisogno di più tempo, più spazio. Così è nata la trilogia”.

“Se ci pensi la nostra decisione è stata piuttosto rischiosa. Non avevamo lavorato assieme prima di allora, avremmo potuto non trovare un’armonia, un feeling. Fortunatamente non è stato così”.

Ma cosa significa scrivere in due? “Dividiamo il lavoro per fasi. Solitamente sviluppiamo due capitoli alla volta. Prima ci incontriamo, decidiamo che direzione prenderà la storia, gli snodi fondamentali. Poi, singolarmente, ognuno scrive un capitolo e lo manda all’altro, che di regola lo distrugge: note, correzioni, segnacci ovunque. Ma è giusto così, non abbiamo pietà l’uno per l’altra, è il modo che abbiamo di rendere il libro il migliore possibile”.

L’aspetto fondamentale, il pilastro che regge tutta la trilogia, sono i personaggi. Mi lascio raccontare di come il tutto abbia preso le mosse dal desiderio di vedere interagire ragazze estremamente diverse fra loro, costrette a collaborare per un fine comune pur non avendo nulla in comune.

“In alcuni personaggi abbiamo riversato una parte di noi” mi dice, e ancora una volta senza vergogna mi racconta di aver odiato la scuola ai tempi del liceo, perché vittima di bullismo. “Non avevo molti amici, non mi sentivo libero di esprimere la mia creatività, ero preso di mira dai ‘ragazzi popolari’. Certo, al liceo si sopravvive, ma alle volte lascia tracce difficili da cancellare, soprattutto nelle piccole città dove i pregiudizi sono più forti ed è più difficile liberarsene”.

La ricerca sui personaggi è passata anche attraverso i poteri magici che si ritrovano in mano, che si legano in qualche modo al loro vissuto. O meglio, ognuna delle sei ragazze sfrutta il potere in maniera diversa per via delle proprie esperienze . “Non volevamo usare una magia ‘facile’, composta da frasi in latino e incantesimi preconfezionati. Le nostre ragazze non hanno avuto una strada preesistente da percorrere, hanno dovuto crearsela da sole. Volevamo che avessero la possibilità di sbagliare”.

Ci, tiene, Mats, alla realtà. Potrebbe sembrare strano, in un testo che è orgogliosamente fantasy, ma, mi dice “si può immaginare soltanto partendo dal vero. Prendi ad esempio la fantascienza: è tutto leggermente diverso rispetto a quanto siamo abituati, ma è tutto riconducibile ad un qualcosa di reale”.

Anche quando affrontano la morte, allora, Mats e Sara si imngono di essere realisti. O, meglio, con le sue parole “abbiamo voluto prenderci la responsabilità per ogni morte, non volevamo che fossero ‘funzionali alla narrazione’ e basta. Abbiamo cercato di raccontare i personaggi anche quando non c’erano più, non volevamo che scomparissero. Nella vita reale i morti non si dimenticano il giorno dopo il funerale”.

Mentre Mats parla sento echi di letture condivise intrecciarsi alle sue parole, immaginari simili e qualcuno inaspettato (“Quando scrivo guardo un sacco di TV spazzatura. Devo riposare la mentre dalle parole. Quindi sì, TV spazzatura e film horror di seconda categoria”).

A fine giornata, quando ci salutiamo, non dubito neanche per un secondo dell’affermazione con cui mi lascia “vedrai, il secondo ti piacerà più del primo”.

Incontrare un autore è sempre un’incognita. Si corre il rischio di rovinare l’immagine che, necessariamente, ci si è costruiti durante la lettura. Si teme di trovarli spocchiosi, noiosi, giustamente (ma spesso dolorosamente) riservati. Pochi, come Mats, ti lasciano con la voglia di leggere ancora, e scoprirli di più.

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    Questo è il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che io in realtà vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si è parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

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