A tu per tu con… Lorenza di Lella & Giuseppe Girimonti Greco

L. Di LellaNel mondo dell’editorie le persone che lavorano per la pubblicazione di un libro sono davvero svariate e tra queste vi è anche la figura del traduttore letterario, l’autore invisibile, ovvero colui che ci dà la possibilità di leggere libri e racconti di altre nazioni. Abbiamo avuto l’occasione di intervistare due grandi traduttori Lorenza di Lella, traduttrice editoriale e freelance, e Giuseppe Girimonti Greco, insegnante di traduzione letteraria a Napoli e Milano. Insieme hanno tradotto, per Adelphi, opere di V. Pozner, J. Deck, A. Compagnon; e, per L’Orma, “La biblioteca di Gould”, di B. Quiriny. Nel 2012 hanno ricevuto, per la traduzione del “Barone sanguinario” di V. Pozner, il premio Procida e sono redattori della collana “Gli Eccentrici” dell’editore Arcoiris di Salerno.

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1. Qual è il ruolo e il compito del traduttore di un testo?
G: Forse… essere leale, per riprendere una parola-chiave proposta di recente da Franco Buffoni. La consueta contrapposizione fedeltà vs. infedeltà per certi versi è fuorviante. Oggi l’aderenza al testo di partenza è considerata una specie di ‘obiettivo primario’, ma non è sempre stato così. I volgarizzamenti umanistici non erano certo ‘fedeli’. Per secoli la traduzione è stata innanzitutto ‘riscrittura’, ‘rifacimento’. A partire da un certo momento, però, si è imposto il Diktat della fedeltà, perlomeno in alcune tradizioni letterarie.
L:Tradurre significa ricreare, cercando di rispettare il cosiddetto principio di equivalenza, un organismo testuale, con la sua atmosfera, le sue intonazioni, le sue sfumature; prenderlo ‘di peso’ e trasformarlo in un organismo nuovo e ‘omologo’. Detto in altri termini: occorre mantenersi a ogni riga in equilibrio fra due estremi: la conservazione di tutti i valori (anche ritmici) dell’originale è importante, quantomeno come principio ideale; ma altrettanto importante è la leggibilità del testo. Ovviamente, è anche necessario rassegnarsi all’idea che qualcosa si perde sempre e comunque, che non tutto ‘passa’ nel corso di quel faticoso processo che è il tradurre, che a ogni riga è necessario fare una scelta e che non è sempre possibile ‘compensare’.

2. Come ci si prepara e quanto lavoro c’è dietro la traduzione di un testo?
L: Ci si prepara in modo diverso a seconda del tipo di testo che ci si trova ad affrontare. Quando traduciamo un romanzo o un racconto, in genere cerchiamo di approfondire la conoscenza dell’autore, di leggere le altre opere che ha scritto, sia in lingua originale sia in traduzione. Di solito il lavoro che c’è ‘dietro’ la traduzione di un testo non è tanto un lavoro ‘preparatorio’, quanto un lavoro che accompagna la traduzione stessa. Sono la lingua, lo stile e i contenuti del testo a suggerire al traduttore quali ricerche fare e quali strumenti usare. Per essere sempre ‘preparato’ un traduttore dovrebbe essere onnisciente. E siccome questo non è possibile sarà costretto di volta in volta a consultare dizionari specialistici, manuali e libri di ogni specie, a navigare per ore su Internet, a confrontarsi con colleghi, ‘consiglieri’ ed esperti.
G:In genere il lavoro di un traduttore si articola in almeno tre fasi: la prima stesura, durante la quale emergono i problemi e ci si attrezza per risolverli; il pignolo lavorio successivo di autocorrezione e autorevisione; e infine l’ultima lettura, quella che porta alla stesura definitiva che verrà consegnata all’editore. A questo si devono poi aggiungere le correzioni dell’ultim’ora, che nei casi migliori è possibile apportare persino sulle seconde bozze.

3. Il linguaggio giovanile e digitale ha intaccato la letteratura? Quali caratteristiche e/o predisposizioni deve avere un traduttore?
L: Per certi versi sì. Nel panorama letterario contemporaneo molti autori attingono a questi ‘linguaggi speciali’, e sebbene alcuni ne siano quasi succubi, per i più creativi possono diventare una risorsa preziosa. Penso, per esempio, a un autore belga neanche quarantenne (Bernard Quiriny) che è la provae di come si possa avere successo usando un linguaggio ricercato e manierato e introducendo nei propri libri un ‘parlato’ non naturalistico, un parlato-non-parlato. Al polo opposto ci sono autori che stilizzano e ricreano una lingua a partire da linguaggi apparentemente poveri com’è per l’appunto quello sintetico e ‘rapido’ del web, delle chat, degli sms. Autori che inventano una vera e propria lingua letteraria attingendo a piene mani ai serbatoi dei “nuovi gerghi”.
G:In ogni caso, un traduttore dev’essere, per definizione, pronto a tutto, dev’essere capace di accedere a ogni tipo di linguaggio, di confrontarsi con i ‘fatti’ linguistici più disparati e cercare di ottenere nella lingua d’arrivo l’effetto che l’autore si era riproposto di ottenere in quella di partenza. Se il committente gli mette fra le mani, dico per dire, un poema composto di sms, ebbene dovrà farsene una ragione e agire di conseguenza…

4. In questo lavoro quali strumenti sono indispensabili o d’aiuto oltre alla conoscenza approfondita della lingua straniera?
L: Gli strumenti… innanzitutto avere una conoscenza approfondita della propria lingua (la lingua d’arrivo). Quanto agli strumenti di lavoro, in concreto: dizionari mono- e bilingui, cartacei e online, dizionari di gerghi e di linguaggi speciali, di sinonimi e contrari, di proverbi, sentenze e modi di dire, biblioteche digitali… È fondamentale avere a disposizione una ricca biblioteca domestica, o una buona biblioteca pubblica. Il web va usato con grande accuratezza perché non tutto quello che si trova online può essere preso per oro colato. E poi ci sono i forum di discussione dedicati alla traduzione letteraria, i colleghi e gli amici… ovvero i succitati “consiglieri”, che vanno tempestati di quesiti e dubbi, senza temere di sembrare troppo pignoli o addirittura maniacali.

5. Cosa si prova nel tradurre un testo che altrimenti non potrebbe essere letto da chi non conosce la lingua dell’autore?
L: In alcuni casi si prova l’orgoglio del passeur. In genere si sente più che altro il peso della responsabilità. La maggior parte dei traduttori, in ogni caso, non traduce solo per passione, ma anche e soprattutto per lavoro… quindi forse non sempre si pone interrogativi del genere. Quando si traducono libri belli si prova una certa soddisfazione per aver ‘consegnato’ al lettore un testo che altrimenti non avrebbe potuto ‘raggiungere’; ma è una soddisfazione che va equamente divisa con l’editore e con la redazione…

6. Quali elementi personali il traduttore inserisce nel libro?
G: Bisognerebbe non inserirne. Aspirare alla trasparenza. Ma ogni traduttore ha le sue idiosincrasie, i suoi tic. Bisogna fare attenzione, fare in modo che nulla ‘copra’ la voce del testo, che va sempre rispettato e ‘ascoltato’ con umiltà. Ovviamente alcune scelte sono dettate dal gusto, dalla cultura, dalle abitudini linguistiche. Quando parliamo di visibilità, facciamo riferimento perlopiù alla necessità che le competenze e il ruolo determinante del traduttore vengano riconosciuti, non solo dal punto di vista economico. Certo è auspicabile che la figura del traduttore diventi più visibile, ma al tempo stesso questa figura è e deve restare diafana. Non a caso la formula che Ilide Carmignani ha scelto per gli incontri dedicati alla traduzione letteraria che si tengono ogni anno al Salone del Libro di Torino è L’AutoreInvisibile.

7. Cosa consiglierebbe a un giovane che voglia intraprendere questa professione?
G: Armarsi di intraprendenza e tenacia. Molto concretamente: perfezionare la conoscenza di almeno due lingue e leggere molto, leggere buoni libri sia in lingua che in traduzione. Frequentare i seminari di traduzione letteraria, anche quelli brevi, intensivi (in Italia c’è l’imbarazzo della scelta); i convegni, le giornate dedicate alla traduzione letteraria. Molte fiere del libro offrono cicli di incontri interessanti: Torino, il Pisa Book Festival, la fiera della piccola e media editoria di Roma ecc. Ecco un’altra qualità essenziale di cui bisogna in qualche modo ‘dotarsi’: spostarsi, frequentare questi ‘luoghi deputati’, prendere contatti. Fare proposte mirate (soprattutto ai piccoli editori). E ancora: cercare in rete notizie ‘dal mondo dell’editoria’, borse per soggiorni di studio all’estero e tenere d’occhio i siti dedicati alla traduzione letteraria, come per esempio Biblit, un portale ricco di informazioni, strumenti, materiali, bibliografia, e sempre aggiornato.

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