A tu per tu con… Lola Lafon

I tabelloni elettronici delle Olimpiadi del ’76 non erano programmati per assegnare il dieci alle atlete: per questo andarono in tilt quando la quattordicenne rumena Nadia Comaneci diede “Un calcio alla luna, saltando alla cieca”, impressionando il mondo intero con i suoi volteggi in aria tra le parallele asimmetriche. Nadia si trasformò subito in un simbolo, il cui significato variò negli anni che seguirono quella vittoria e che viene oggi analizzato nel nuovo romanzo della scrittrice francese Lola Lafon, La piccola comunista che non sorrideva mai, tradotto in Italia da Sergio Arecco per la casa editrice Bompiani.

La prima domanda è basica e fondamentale: perché ha scritto questo libro?

Credo che non sappiamo mai perché scegliamo il soggetto di un romanzo. Sinceramente, non lo so. Posso dire però di essermi resa conto, in fase di scrittura, che questo soggetto racchiudeva in sè tutte le tematiche che ho affrontato nei miei romanzi precedenti: il corpo femminile attraverso i diversi poteri, il corpo femminile valutato, costantemente giudicato, la sua mancanza di libertà.E poi, sono cresciuta in Romania, è la prima lingua che ho imparato. C’era il desiderio di rendere giustizia a una parte d’Europa di cui non si parla mai se non sfruttando stereotipi. C’era anche la voglia di dare una lezione alla visione occidentale della vita. Infine, volevo affrontare il tema dell’ossessione, in questo caso rappresentato dalla costanza e dalla capacità di lavorare otto ore al giorno senza tregua pur di ottenere un obiettivo.

Il racconto piu o meno cronologico degli eventi si alterna a un acceso dialogo tra la narratrice e l’atleta. Si è mai confrontata con Nadia mentre scriveva il libro?

No, è un romanzo, non una biografia. Non l’ho mai incontrata, si sarebbe trattato di un lavoro diverso. Ho inventato iIl dialogo tra le due donne perché trovavo interessante lo scontro della loro diversità: la prima, occidentale, molto ingenua e intenzionata a far bene ma un pò troppo arrogante, l’altra che cerca di manipolarla in modo da modificare il romanzo a suo piacimento ma poi non risponde alle domande scomode. Nadia è silenziosa, sempre, come il suo paese.

La storia di Nadia si intreccia inevitabilmente con gli anni della dittatura di Ceausescu, e viene da chiedersi se il racconto della vita di questa donna non sia un espediente per spiegare come andavano le cose in quegli anni in Romania.

Si, mi interessava raccontare il comunismo attraverso gli occhi di un adolescente. E’ la fase di crescita che ho attraversato mentre vivevo in questo paese quindi sapevo di poterlo fare rispettando la verità. C’è la storia esemplare di un corpo adorato nella sua forma bambina e disprezzato una volta che rappresenta quello di una donna. C’è il tema dell’atleta, che per quanto figura straordinaria, deve comunque sottoporsi ai soliti giudizi riservati alle donne; il tema del genere, in quanto questa ragazzina veniva giudicata forte come un ragazzino.Con Nadia le bambine del mondo intero hanno cominciato a desiderare di possedere un corpo diverso dagli schemi classici, volevano un corpo potente.

lafon2Nel romanzo si nota che sono presenti poche figure femminili, come si spiega?

Il dramma è proprio questo: la storia di una ragazza che tutti gli uomini vogliono dirigere, dall’allenatore al dittatore, all’amante; lei però riesce sempre a evadere quando vuole. Non è una vittima. E’ assediata da diversi poteri che la perseguitano: prima la dittatura, e poi il potere dei media quando si trasferisce in America. Nonostante tutto però, Nadia resiste.

Da quello che si legge, la famiglia di Nadia, nonostante lei fosse un’atleta premiata con la medaglia olimpica, non navigava certo nell’oro. 

No, in epoca comunista si diventava ginnasti solo per amore dello sport. Non si diventava miliardari, e questo cambiava l’intero punto di vista dell’atleta.

Lei è cresciuta in Romania e in Francia, quindi possedete un bagaglio culturale che le dà la possibilità di percepire le differenze tra due zone dell’Europa così diverse tra loro, e ciò si percepisce molto nel romanzo.

Volevo insinuare qualche dubbio nella visione occidentale dei paesi dell’Est, e ricordare che esistono diverse verità. Negli anni della Guerra Fredda si guardava con ammirazione al modello comunista e all’apparente progresso economico che comportava: di fatto, in questo modo si appoggiò una dittatura che ebbe duri risvolti per il suo popolo. Al tempo stesso però nei film la descrizione di quei posti era puntualmente grigia e fredda.In realtà, c’erano anche molti aspetti positivi di quel mondo piu austero, privo di pubblicità. Quando vedo i cartelloni e gli spot di atlete costrette a promuovere un prodotto e a metterci la faccia, riconsidero il concetto di libertà.

Nadia Comaneci in quegli anni era un simbolo: di giovinezza, di perfezione artistica e sportiva, di purezza. Forse un compito troppo impegnativo per una bambina, destinata per giunta a trasformarsi in una giovane donna. 

In quegli anni il corpo delle bambine veniva idolatrato in maniera morbosa, adorazione che terminava bruscamente appena subiva i mutamenti della crescita.

Nel romanzo descrive anche come Ceausescu nel tempo cambiò atteggiamento nei confronti della piccola atleta…

Ceausescu si rese conto a un certo punto che Nadia oscurava la sua fama. Il dittatore non sopportava l’idea che qualcuno potesse rappresentare piu e meglio di lui il proprio paese. Il fatto è che Nadia è un personaggio eccezionale, che ha rivoluzionato il mondo della ginnastica. E’ stata l’ultima grande atleta che rappresentava la purezza dello sport, una quattordicenne che non pubblicizzava nessun marchio e si librava nello spazio con la leggerezza della sua giovinezza e del suo sogno.

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Fabia Fleri

La vita di una persona non è abbastanza lunga per avere la possibilità di conoscere a fondo tutte le persone che si incontrano ogni giorno. I libri ti offrono questa opportunità: anche se non entrerai mai in contatto con i loro autori, se sono scritti bene, ti riveleranno quello che queste persone hanno di importante da dire. Credo che tutti abbiamo qualcosa di importante da dire, a prescindere che sia facile farlo o no. Per questo motivo, leggo. Per il resto, sono una ragazza di 28 anni che è da poco impazzita e si è trasferita nelle Filippine, a Bohol, un'isola ricoperta dal manto della giungla.

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