A tu per tu con… Loriano Macchiavelli

Essere a tu per tu con Loriano Macchiavelli significa avere il privilegio di parlare con uno dei “padri” del giallo italiano, celebre per aver creato il personaggio letterario di Sarti Antonio, un poliziotto che negli anni ‘70 e ‘80 indagava sui misteri di Bologna e che ha avuto anche trasposizioni televisive. Recentemente è noto per aver scritto diversi romanzi polizieschi a quattro mani con Francesco Guccini, di cui l’ultimo, pubblicato come sempre da Mondadori, si intitola Malastagione. Assieme a Marcello Fois e Carlo Lucarelli ha fondato il Gruppo 13 e con Renzo Cremante ha fondato e dirige Delitti di Carta, prima e ancora sola rivista che si occupi esclusivamente di poliziesco italiano. L’abbiamo incontrato al festival Nebbiagialla di Suzzara (MN), dove presentava L’ultima avventura di Sarti Antonio “L’ironia della scimmia” uscita nel 2012 è ambientata in gran parte a L’Aquila.

Quali sono secondo lei le qualità più rilevanti del giallo italiano?

In questo momento la situazione è un po’ complessa. Io credo che ciò che ha dato lustro al giallo italiano fino a qualche tempo fa era la sua capacità di raccontarci la nostra realtà sociale, economica e politica, cosa che poi, come succede sempre, con l’aumentare degli scrittori si è diluita un po’ed è diventato un secondo tema del romanzo. Credo di essere stato  uno dei primi ad aver affrontato l’argomento, come sono stato uno dei primi ad inserire la Resistenza nel romanzo giallo negli anni ’70. Questa è la grande qualità del romanzo poliziesco italiano, che poi è stata esportata anche altrove: in Francia e in Germania ad esempio.

Com’è la convivenza di un autore con un personaggio dopo tanti anni ? Lei ha cercato di uccidere il suo detective nel 1987 con “Stop per Sarti Antonio”, ma poi l’ha riportato in vita…

Il rapporto è all’inizio di grande affetto, poi diventa di sopportazione e poi di odio, fino ad arrivare all’uccisione del personaggio.  A quel punto lo si rimpiange e si arriva dopo un po’, come per le amanti che ti tradiscono, a sentire dentro il grande desiderio di rincontrarlo. Così ora andiamo avanti sperando di superare l’età del Jules Maigret di carta, visto che l’anno prossimo, il mio Sarti Antonio, raggiungerà come lui i quarant’anni di libreria, un grande risultato.

In questi anni com’ è cambiato il rapporto tra il personaggio e la sua città, Bologna?

Il rapporto di Sarti Antonio con la città, che poi anche il mio come autore, si è modificato, come può rendersi conto chi legge i primi romanzi che adesso vengono ristampati da Einaudi. Sarti Antonio non riconosce più Bologna, si trova spaesato quasi fosse un’altra città. La colpa ovviamente è mia che non sono stato al passo con l’evoluzione; le città cambiano, non si può rimanere sempre attaccati all’idea di un luogo che ti ha visto bambino, che ti ha visto crescere, che ti ha visto adulto. Improvvisamente ti accorgi che si allontana, non sei tu che ti allontani da lei. Ma tu non riesci più a comprenderla.

A proposito di  Bologna, lei ha dedicato alla sua città un romanzo-inchiesta che ha avuto non pochi problemi, intitolato “Strage”.

Parlare di “Strage” è complesso perché ha una storia che andrebbe raccontata nei dettagli.  Il romanzo è uscito nel 1990, a 10 anni della strage alla stazione di Bologna, come omaggio a questo tragico avvenimento. E’ stato poi sequestrato dopo pochi giorni e per tutta una serie di vicissitudini non è più tornato in libreria anche dopo l’assoluzione dalle accuse mossemi. E’ stato poi ripubblicato nel 2010, nel trentesimo anniversario. Mi fa molto piacere che Einaudi me l’abbia chiesto, perché valeva la pena di ricordare a tantissimi lettori quella strage, quei momenti drammatici che abbiamo vissuto, perché non sono finiti, teniamolo presente: l’Italia è il paese con più stragi in assoluto al mondo, che sono irrisolte. I mandanti e qualche volta anche gli esecutori, a partire dalla strage di Portella della Ginestra del 1948, sono sconosciuti.  Questa tragedia è stata presa come avvenimento esemplare rispetto agli altri, che sono in parte suggeriti dalla stessa matrice e sono venuti a sconvolgere le nostre vite dal dopoguerra in poi. Purtroppo le nuove generazioni non sanno di cosa si tratta, e quando lo sanno hanno spesse volte informazioni sbagliate.

In questo romanzo c’è un’altra città protagonista: è L’Aquila, un’altra città ferita e dimenticata.

L’Aquila è una citta che ho conosciuto  e alla quale ho voluto molto bene. Era una città bellissima per le sue vie e i suoi monumenti  che adesso sono danneggiati irrimediabilmente, ma anche per la sua posizione geografica, per quello che le sta attorno, cioè un panorama che è uno dei più belli d’Italia: Campo Imperatore, il Gran Sasso, il Piccolo Tibet come lo chiamano da quelle parti. Quando l’ho rivista dopo il terremoto mi si è aperta una ferita che non si rimarginerà, come non si rimarginerà quella della città e dell’Italia in generale. Ho avuto l’impressione netta, e vi accorgerete che non è lontana dalla realtà, che l’Aquila sarà per le nuove generazioni la Pompei del 2000. Vi accompagneranno a visitarla dicendo “Ecco queste sono le macerie del 2007…”. Il mio è un  omaggio a questa bellissima città e, per una strana coincidenza, quando stavo terminando di scrivere questo romanzo si è verificata la scossa di terremoto anche qui nella nostra zona. Così ho immaginato un finale in cui  anche Sarti  Antonio sia sorpreso da questo evento  e mi son detto: questo è il trait d’union che collega Bologna all’Aquila, per fortuna con molti meno disastri. Ci sono due torri in centro a Bologna che, nonostante le scosse, continuano a restare in piedi come segnale di speranza per l’Italia.

Alla fine dell’intervista chiediamo sempre agli autori un messaggio per i nostri lettori, che come noi sono amanti dei libri. Quale vuole essere il suo?

Credo che l’Italia sia uno dei paesi in cui si legge meno: si leggeva meno in passato, si legge meno a maggior ragione ora con la crisi. Voi però avete una grande fortuna: avete scoperto la gioia che c’è a tenere in mano un libro, a leggerlo, e vorrei che lo raccontaste in giro. Questo è l’impegno che dovreste assumere: fare delle azioni, delle attività che divulghino la lettura, non tanto dal punto di vista economico. La lettura è l’unico rifugio che ci resa ancora dell’antica sapienza, non buttiamola via!

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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