A tu per tu con… Federico Buffa e Carlo Pizzigoni

Foto 18-05-15 17 28 22Se siete appassionati di sport di certo conoscete Federico Buffa. Dopo anni passati tra i parquet delle squadre NBA, Buffa è passato a raccontare i più bei Mondiali della storia del calcio; per questo, oltre alla trasmissione televisiva, ha scritto, insieme a Carlo Pizzigoni, Storie Mondiali, un secolo di calcio in 10 avventure, che aggiunge storie nuove a quelle raccontate in tv. Siamo riusciti ad incontrarli prima della loro presentazione per farci raccontare qualche dettaglio in più.

Perché avete voluto scrivere un libro in aggiunta alla trasmissione?

Federico: L’origine della storia è particolare: ci avevano contattato dalla Newton Compton editore mentre le puntate erano ancora in corso e ci avevano chiesto una sorta di instant, ma non abbiamo potuto farlo perchè mancavano ancora quattro puntate e perchè, soprattutto, quelle puntate non avevano uno script. Carlo e io di solito discutiamo qualche giorno prima della trasmissione, che però viene registrata spontaneamente; noi sappiamo cosa c’è da dire ma non cosa diremo, quindi non sapevo nemmeno io cosa sarebbe andato in onda. Qualche tempo dopo, parlando con la Sperling & Kupfer, ci dissero che si poteva fare e che l’avrebbero fatto loro. Quando poi ne abbiamo discusso, ci siamo accorti che molti argomenti di cui volevamo parlare venivano eliminati, tanto che Carlo, che fisicamente le scriveva, doveva segnare con una x tutto quello che dovevamo tralasciare.

Carlo: Ovviamente in 52 minuti di trasmissione molte cose devono essere eliminate, quindi abbiamo messo episodi diverse nel libro, ma senza esagerare, per non trasformarlo in un’enciclopedia. È stato molto facile, perché una manifestazione come un mondiale di calcio genera moltissime storie.

Come siete riusciti a coniugare il linguaggio letterario con quello molto più televisivo e dinamico di Federico?

Carlo: E’ stato difficile riuscire a rendere perfettamente il modo emozionale con cui Federico racconta le sue storie, ma abbiamo lavorato molto per cercare di rendergli il più possibile giustizia.

Ho visto che avete aggiunto, alla fine di ogni capitolo, una playlist di canzoni da ascoltare durante la lettura. Anche questo aiuta?

Federico: La musica è uno strumento molto potente, per quello abbiamo voluto aggiungerla nel libro. Durante le trasmissioni c’era un’orchestra che suonava dal vivo e spesso, quando arrivavamo in studio per registrare, loro stavano improvvisando. Tutto questo rendeva l’atmosfera incredibile.  

Qual è il racconto che vi ha emozionati di più?

Carlo: Sicuramente il Maracanaço e poi i Mondiali del 1930 in Uruguay.

Federico: Devo dire anche io il Maracanaço, che è il preferito di entrambi.

Ci sono invece degli episodi che avete dovuto escludere a malincuore?

Federico: Questa è una domanda terribile! (ride) Purtroppo ci sono state tantissime storie interessanti che abbiamo dovuto escludere, per evitare che questo libro diventasse un’enciclopedia! Anche in altri casi mi è successo di dover tralasciare degli episodi, come nel caso delle storie sui campioni, che spesso interessano molto me ma rischiano di non storie mondialipiacere a tutti.

Qualche anno fa eri venuto qui al Salone del Libro a presentare Black Jesus e ora sei tornato con un nuovo libro. Come sei cambiato da allora?

Federico: Alla fine credo che sia cambiato soprattutto il mio pubblico. Sono passato dall’avere 25mila talebani che seguivano le mie telecronache di basket a un pubblico di 500mila persone. È un pubblico enorme e spesso è molto complicato avere così tante persone che ti seguono, ma io non mi sento cambiato, così come non ho cambiato il mio modo di raccontare le storie. Comunque sono felice, perché questo mi ha dato modo di viaggiare molto e di raccontare le storie proprio nei luoghi in cui sono avvenute.

Prima eri conosciuto soprattutto come uomo di basket, mentre ora ti conoscono molte più persone. Credi che questo possa aiutare i giovani ad avvicinarsi allo sport in una maniera diversa?

Carlo: Effettivamente questo modo di raccontare lo sport di Federico fa molto bene allo sport e aiuta i ragazzi a interessarsi ad aspetti più profondi che riguardano lo sport. Ci capita spesso che dei ragazzi ci scrivano dicendo che sono riusciti ad appassionarsi alla storia grazie ai nostri racconti sui mondiali, tanto da scrivere anche delle tesine su questi argomenti.

Federico: Sicuramente lo sport aiuta molto a conoscere fatti storici che l’attuale programma scolastico non arriva a trattare. La maggior parte dei ragazzi non studia fatti che sono sia storicamente che geograficamente molto vicini a noi, come la guerra in Jugoslavia. Se tu invece gli parli di Boban che, durante la partita tra Dinamo e Stella Rossa del 1990, ha dato un calcio a un poliziotto per proteggere un tifoso croato dalle manganellate di un agente jugoslavo, allora riesci a portare la loro attenzione non solo a quella partita, ma anche a tutto il contesto storico.

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Sara Papetti

Anna Vivarelli, scrittrice per bambini, ha dichiarato durante una mia intervista: «Nella vita bisogna darsi una chance, non sai mai quando arriverà il libro che ti farà amare la lettura». Per me è stato così: avevo sei anni e accompagnavo mia mamma, una divoratrice di libri, in biblioteca. Ho accettato su suo consiglio “Gastone ha paura dell’acqua” della serie del “Battello a vapore” e da allora non ho mai smesso di leggere e cercare nuovi generi, nuove ispirazioni. Da appassionata di crime, solo legata ai gialli, soprattutto quelli di Camilla Lackberg, ma non rifiuto mai nessun libro, soprattutto se posso leggerlo in compagnia di un buon dolce.

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