A tu per tu con… Antonella Cilento

Davvero una piacevole conversazione quella con Antonella Cilento, scrittrice napoletana solare e briosa, che ci ha illustrato  diversi aspetti suo ultimo libro, “La paura della lince” pubblicato per Rogiosi editore e del suo lavoro come insegnante di scrittura creativa. Un giallo singolare il suo, che mescola situazioni attuali e suggestioni gotiche.

Lei ha scritto libri e racconti di argomenti diversi. Come è nata l’idea di questo romanzo, un vero e proprio gotico napoletano?

Questo libro ha un suo precedente in  Neronapoletano,  edito da Guanda nel 2004. Ci sono però delle differenze perché in quel caso si trattava di un giallo di investigazione con elementi soprannaturali e da romanzo storico, mentre “La paura della lince” è un testo che è stato richiesto espressamente per una collana noir. Io poi ho utilizzato questa richiesta per raccontare in maniera più libera ed autonoma la storia che avevo in mente, per creare un romanzo a tutto tondo. I generi sono un casellario ristretto , una scusa per poter rimescolare aspetti diversi, in questo caso il noir, il gotico, il romanzo di famiglia e di città.

In effetti questo romanzo ha forti tratti di attualità: sullo sfondo vi sono storie torbide, camorra, droga. Ma il tutto è attraversato da una vena ironica e da un fondo di ottimismo. In che misura può essere un messaggio per la vita di oggi?

Aida Festa, la protagonista, ha una gran voglia di vivere, che è forse l’unica risposta ad oppressioni di natura sociale che oggi subiamo, dovute ad errori decennali che stiamo inevitabilmente scontando. La risposta è cercare di muoversi comunque con spirito fattivo. La precarietà riguarda anche sentimenti ed emozioni e  al tempo stesso richiede risposte solide che non calino dall’alto ma che dipendano da noi e dalla nostra capacità di reagire. Aida cerca in tutti i modi di non abbattersi e di andare avanti: fa diversi lavori, tutti precari, come molti di noi. Ha pagato tutti gli scotti di questa società perché è ancora sola, impossibilitata a progettare un’organizzazione familiare. Questa è una storia cha ha anche il tono della commedia allegra e giocosa, che non può però non tenere conto di un’atmosfera che tutti noi viviamo e che io scrivendo non guardo certo dall’esterno.

Napoli è un’altra grande protagonista del romanzo. Come ha scelto i luoghi che fanno da sfondo alla narrazione e contribuiscono a crearne un’atmosfera suggestiva ed affascinante?

Mi fa molto piacere che si colga questo aspetto, perché volevo raccontare Napoli in modo non convenzionale, diverso da come abitualmente viene rappresentata. Io ci vivo e la racconto tutti i giorni da quindici  anni sulle pagine del Mattino, ma qui mi premeva descrivere, grazie al filtro del genere letterario, una città non ovvia. Aida abita al Vomero, un quartiere residenziale posto in collina, che non dialoga molto con il resto della città ed è espressione della borghesia. A quanto mi risulta un solo romanzo vi è stato ambientato prima del mio ed è “Il vomerese” di Attilio Veraldi. Poi ci sono i Campi Flegrei, che è una zona che amo moltissimo e inserisco spesso nei miei romanzi: questa storia tra l’altro è nata proprio lì, durante una delle mie abituali passeggiate nel parco archeologico di Cuma. Quel giorno  mi capitò di vedere un paio di scarpe con il tacco,  misteriosamente abbandonate su di un muretto. E chi ha letto il libro sa che ruolo hanno nella vicenda… C’è poi anche il castello di Baia, Borgo Orefici, senza dimenticare i sotterranei.. Non è più la Napoli degli anni 70 di grandi narratori come La Capria e la Ortese, è molto diversa, ma  anche se non è idealizzabile non è certo l’incarnazione del male e contiene una grande quantità di bellezza …

Da 20 anni lei ha a Napoli una scuola di scrittura creativa che si chiama Lalineascritta. Chi sono le persone che si iscrivono ai suoi corsi? Sono cambiate in questi anni?

Ai nostri corsi si iscrivono circa un centinaio di persone l’anno di qualunque età che appartengono a ceti sociali diversi. Ci sono studenti e insegnanti, ma anche avvocati, ingegneri, operai, ferrovieri, infermieri, ecc.. L’interesse per la lettura e la scrittura si nasconde in qualunque tipo di ambiente, anche il più insospettabile. In questi anni il pubblico non è particolarmente cambiato ma è certamente aumentato e ciò che si percepisce  è che  i nuovi iscritti sono sempre più spesso  persone che aspirano a diventare lettori forti e non lo sono in partenza. Questo perché il tasso di lettura si è notevolmente abbattuto in questi anni e bisogna effettuare un nuovo lavoro di “semina” . Spesso poi le persone vogliono scoprire se stesse , leggere di più e sapere cosa leggere.

Data la sua esperienza in questo campo, ci può dare un messaggio per gli Amanti dei libri?

Certo! L’importante è non far estinguere l’amore per la lettura. Abbiamo bisogno di leggere di più e meglio: più libri ci sono, più si produce pensiero, più siamo liberi. E’ indispensabile avere lettori forti che non si fermino al marketing ma cerchino con forza libri che rispondano ai loro bisogni, alla loro anima.

Leggi anche la nostra recensione di “La paura della lince” di Antonella Cilento

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Milanese di nascita, vive da sempre nel Varesotto. Insegnante di lettura e scrittura non smette mai di studiare i classici, ma ama farsi sorprendere da libri e autori sempre nuovi. Sommelier, abbina quando può un buon romanzo al bicchiere appropriato.

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