A tu per tu con… Andrea De Carlo

C’erano anche Gli Amanti dei libri sabato 1 ottobre al Mondadori Store di Piazza Duomo a Milano dove, ad un giorno dall’uscita del suo ultimo romanzo, Andrea De Carlo ha incontrato giornalisti e blogger  per parlare di “L’Imperfetta meraviglia” (Giunti). Nick e Milena sono i protagonisti del romanzo e sono due personaggi in apparenza  tra loro molto diversi, ad accomularli sono tuttavia il loro essere “irregolari” e la ricerca quotidiana della perfezione. Milena è una giovane donna, vive in Francia per ragioni sentimentali (vive con una ragazza) e ha una piccola gelateria. La ricerca della quintessenza dei sapori è l’obiettivo della sua attività lavorativa e una metafora della sua continua ricerca di una realizzazione personale. Nick è il leader di una rock band,  ha un passato da fuorilegge e come molti cantanti rock è un ex ribelle. Il romanzo racconta il loro incontro.

Perché questo titolo, “L’imperfetta meraviglia”?

È il nome della gelateria di Milena. La meraviglia è lo stupore per qualcosa che ci colpisce per la sua intensità armonica o per la sua straordinarietà ma per sua definizione è qualcosa che si esaurisce in un istante.  Il gelato è per me la metafora perfetta di quella sensazione di stupore che si esaurisce in un momento.

Nick è un musicista ed è un ex ribelle? Fino a quando si può essere ribelli?

Finché ci sono delle regole da contraddire. Ricordo la prima volta in cui vidi i Rolling Stones negli anni ‘60, erano per me luce e colore nel grigiore di quegli anni. La società tuttavia cambia, le persone cambiano  ed essere ribelli può diventare una recita quando si diventa miliardari e si vendono milioni di dischi. Si può essere magari anticonformisti ma di veri ribelli oggi non ce ne sono più.

Non abbiamo più ragioni per ribellarci oggi, questo intende dire?

Di ragioni ce ne sono ma oggi nulla più ci meraviglia. Siamo schiavi dei social, delle grandi corporazioni aziendali che manipolano le nostre vite e già a tal proposito ci sarebbe molto da dire. Credo che lo scrittore o chiunque abbia la possibilità di rivolgersi a più persone abbia una responsabilità sociale e debba contribuire con il proprio lavoro a migliorare il mondo. Essere sempre negativi su tutto è troppo facile.

Cosa potrebbe davvero meravigliarci secondo lei oggi?

Solo l’effetto di uno shock globale, di una colossale crisi energetica, di un crollo dei sistemi di comunicazione. Basterebbe rimanere per un giorno senza elettricità e la nostra vita subirebbe davvero una rivoluzione. Saremmo costretti ad inventarci un nuovo modo di comunicare. Non che me lo auguri ma potrebbe anche accadere. Il mondo ha preso una strada che solo un evento traumatico può interrompere.

I suoi personaggi fanno delle scelte, che rapporto ha lei con le scelte che ha fatto nella sua vita?

Tutti siamo chiamati di continuo a fare delle scelte. Quando ho scritto il mio primo romanzo ho deciso per esempio che non avrei voluto far parte di un circolo letterario, che non avrei fatto la vita del letterato ma che avrei invece vissuto una vita normale e frequentato persone che non necessariamente avrebbero fatto il mio mestiere. Poi ho capito che non sarei voluto essere un uomo di famiglia, anche se questo non mi ha impedito di avere un rapporto molto forte con mia figlia. Ho scoperto che non volevo vivere in città sebbene Milano, la mia città abbia influenzato molto il mio modo di scrivere e di essere. Sono andato a vivere nelle Marche e poi in Liguria dove vivo ora e dove posso stare più a contatto con me stesso e con le persone a cui tengo. Avevo bisogno di una dimensione più fisica e meno intellettuale della vita.

Cosa vorrebbe restasse al lettore del suo libro ?

Le domande che i protagonisti si fanno sul mondo, sulle relazioni e sul rapporto tra quello che sono e quello che sarebbero voluti o potuti essere se le circostanze o altri non li avessero resi altro, e l’importanza di prendere in mano la propria vita.

 

 

 

 

 

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Giovanna Capone

Non dirò di me che ho sempre amato leggere, che ho imparato a leggere prima del tempo e che ho trascorso la mia infanzia leggendo libri e neppure che ho amato molto le favole. Per apprezzare la lettura occorre che arrivi il momento giusto e che si abbia la mente sgombra da altri pensieri.Quando capisci che il momento giusto è arrivato? Quando incontri qualcuno che ti spiega che, a volte, non è importante quello che c'è scritto in un libro ma il modo in cui è stato scritto, quando sullo scaffale di una libreria la copertina di un libro attira la tua attenzione e capisci che quello sarà il tuo libro, quando sei curioso di sapere se un titolo accattivante nasconde una storia altrettanto brillante. Cosa significa leggere? Riscoprire qualcosa di te, qualcosa che hai sempre saputo ma che nessuno se non un grande scrittore è riuscito ad esprimere con le parole.

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