Uno scrittore, un editore e un libraio si rivolgono al Ministro della Cultura Franceschini

Il nuovo governo capitanato da Matteo Renzi si è appena insediato. Abbiamo chiesto a professionisti del mondo dei libri e dell’editoria, quali potessero essere i punti principali di cui il nuovo Ministro della Cultura Dario Franceschini dovrebbe occuparsi con maggiore riguardo.

Lo scrittore Alessandro Perissinotto, secondo classificato al Premio Strega 2013 con Le colpe dei padri Piemme editore, in modo molto efficace e diretto dichiara “Per ciò che concerne il mio lavoro di scrittore, una sola priorità, quella che riguarda la promozione dell’immagine dell’Italia all’estero attraverso le narrazioni che raccontano il nostro Paese. E’ necessaria una politica di sostegno a una produzione televisiva italiana di livello internazionale (basta con le biografie!) e alla traduzione all’estero della nostra letteratura”.

 Gianluca Mazzitelli, amministratore delegato di Salani, vede come “L’incentivo alla lettura” lo stato fondamentale da cui partire per migliorare le cose nel nostro paese. Sostegni quindi per favorire biblioteche pubbliche e scolastiche abbandonate troppo spesso a loro stesse e riprendere il fondamentale principio di detraibilità della lettura, cercando di avvicinare e attirare quanto più possibile il mondo dei giovani. Un terzo punto di rilevanza è la percentuale dell’IVA sui formati e-book e cercare di ridurne il prezzo com’è stato fatto in molti paesi esteri. “Spesso noi editori veniamo rimproverati senza comprendere la reale ragione per cui i prezzi degli e-book risultino così alti, ci si dimentica che sopportano un IVA al 22 %, molto più alta rispetto gli altri paesi europei”

Marino Buzzi, giovane e appassionato libraio autore di Un altro best seller e siamo rovinati edito da Mursia, pone invece l’accento su come limitare lo strapotere di aziende di commercio elettronico come Amazon rispetto le comuni librerie come sta accadendo attualmente in Francia. Anche il mondo del lavoro, in crisi in ogni settore, dovrebbe prevedere maggiori sgravi fiscali e interventi su tutto il panorama della precarietà editoriale. Un aspetto un po’ trascurato, ma che sembra attirare l’attenzione di Buzzi è una legge ad hoc riguardo le case editrici a pagamento che abbagliano le persone con promesse di future pubblicazioni sotto lauto compenso. Per finire la critica maggiore viene rivolta alla mancata detrazione fiscale del 19% sino a 2000 euro di spesa sui libri “Svuotata di significato e annullata nei benefici”, insieme alla richiesta di maggiori sconti per i libri, non solo per quelli online o che solo alcune grandi case editrici possono permettersi, ma un prezzo di partenza più livellato per tutti. “Poter inserire la possibilità di una detrazione fiscale per gli acquisti di libri sarebbe un ottimo segnale”.

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  • Luciano

    Vi ringrazio per l’impegno. Modesta proposta: sono un lavoratore dipendente (Ente pubblico) con P.IVA. come autore.
    1) Spendo da 250 a 300 euro al mese (documentabili) e non posso detrarli dal mio 730. Io credo di averne diritto, come tutti coloro che pagano le imposte. Cominciamo da lì? Approfondiamo gli argomenti di Buzzi
    2) La lettura è parte di un mercato ormai impazzito: di qui il disastro culturale che impera da decennni. Occorre affermare il valore primario dell’art. 9 Cost: non solo a parole, con i fatti. Le biblioteche pubbliche in che stato versano? Cominciamo da lì (conto gli eventifici, più sale di lettura reali e non mediate da sponsor invadenti… per Circoli e Club culturali…).
    Grazie per l’attenzione

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