Storie di serial killer – Lidia Fogarolo

Titolo: Storie di serial killer. Nella mente degli assassini seriali attraverso l'analisi della scrittura
Pagine: 224
Prezzo: euro 21.50

La grafologia affascina. Alzi la mano chi non ha mai pensato di far analizzare da un esperto la propria scrittura per scandagliare nella propria psicologia e nella propria essenza.

In questo interessante e approfondito saggio Lidia Fogarolo, laureata in psicologia e specializzata in grafologia, grande esperta di grafologia morettiana, analista e perita grafologa, nonchè docente di grafologia applicata alle dinamiche interpersonali riesce a conciliare, in un lavoro divulgativo, un alto livello professionale nella materia con una capacità di rendere fruibile un argomento non facile né tantomeno banale. E, come sottolinea Andrea Biscàro nella prefazione, conduce in un “viaggio guidato nell’inferno della psiche umana” consentendo “di toccare con mano l’eterogeneità” di soggetti definiti serial killer (pagina VIII). Sono quindici le tipologie di serial killer statunitensi, per un totale di diciassette soggetti, che l’autrice affronta attraverso l’analisi della loro grafia presentando ogni capitolo del libro con un profilo biografico, il motivo dell’interrogazione grafologica e l’analisi della personalità sulla base della scrittura che ogni volta riesce a rivelare molto delle varie personalità. Un viaggio nella mente di “mostri assicurati alla giustizia” (pagina VII) che conferma come la maggior parte dei serial killer non sia composta da disadattati sociali ma anche grandemente da individui apparentemente inseriti nella società, nella famiglia e nel lavoro.
“Le storie che andiamo a narrare”, scrive la Fogarolo a pagina XIV/XV nella Presentazione e ringraziamenti, “sono, per la maggior parte, storie di infanzia violata nei suoi elementari diritti legati non solo alle cure fisiche ma anche a quelle psichiche […] molti di essi fanno parte di quella larga fetta della popolazione abbandonata a se stessa, alla povertà economica, sanitaria e culturale. Il tuffo in questo mondo è allucinante […] Ne emerge un quadro sociale sconcertante per molte ragioni. Ciò che non può mancare di colpire […] è il livello di disgregazione sociale, di povertà, di isolamento che emerge da queste storie, un quadro inconcepibile per l’Italia, in cui i legami famigliari sono ancora molto forti, tali da creare una protezione sociale e una forma di ammortizzatore volta e evitare che eventuali scompensi si trasformino in orrori senza fine”.
Ma c’è anche un altro volto di questi serial killer nati negli Stati Uniti: e allora “che dire dei serial killer “normali”, quelli che avevano famiglie regolari e nonostante ciò uccidevano prostitute seppellendo le sotto la finestra della loro camera da letto? A quale logica risponde questo comportamento?” (pagina XV).
E da qui Lidia Fogarolo parte per sviscerare il concetto di “Ombra dell’essere umano”.
Corredandolo di tabelle con percentuali riguardanti la suddivisione geografica, la percentuale negli anni, le caratteristiche delle vittime, le motivazioni che spingono un serial killer ad agire. Nel capitolo dedicato alla varietà delle personalità vengono tracciate, attraverso l’analisi grafologica, le storie di Lewis Lent, David Allan Gore, Fred Waterfield, Henry Louis Wallace, Martin James Kipp, Gary Ray Bowles, Eric Robert Rudolph, Hadden Irving Clark, Jeremy Bryan Jones, Patrick Wayne Kearney, Lawrence Bittaker, Roy Norris, Micheal Carneal, Quincy Jovan Allen, Herbert James Coddington, William Sapp e Howard Milton Belcher: serial killer responsabili di un ventaglio molto ampio di azioni aberranti. Scritture diverse così come diverse sono le personalità coinvolte negli altrettanto diverse tipologie di reati commessi.
Un libro che per forza, dato l’argomento, è ricco di tecnicismi, ma che l’autrice riesce sapientemente a condurre alla portata di tutti con una grande capacità divulgativa.
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Prendete racconti per bambini e ragazzi, unitevi romanzi gialli, shakerate ed ecco che salto fuori io: letteratura per ragazzi e thriller sono passioni che mi accompagnano da sempre, insieme comunque alla condivisione del decalogo di Daniel Pennac con i suoi dieci imprescrittibili diritti del lettore. Che prevedono anche quello di “leggere qualsiasi cosa”, pur avendo una spiccata passione per quanto enunciato in apertura di presentazione. Pensando in ogni caso che nelle pagine, non sempre, ma in molti, moltissimi casi, uno scrittore ci sta donando qualcosa di profondamente suo: non per forza un ricordo, ma anche solo un modo di esprimersi, un ritmo narrativo, e ogni volta una creazione. E dunque una forza che va almeno conosciuta. Se poi questa forza avvolge fin da piccoli e aiuta a diventare lettori, oppure dissemina le pagine di indizi che trascinano chi legge in un’inchiesta al cardiopalma… allora conoscerla mi piace ancora di più.

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