L’ElzeMìro-Seduzione e pentimento

BA 10

                                                                                                                                                                                                                                   

                                                                          Je reste avec vous – Jean Cocteau – Epitaffio                                                                                                                                                                                                                                             

Finito l’eccellente Marzemìno* stivato nelle quinte del palco per la definitiva dell’opera che lo vedeva all’opera, conclusa la fiera ultima cena della sua vanità, Don Giovanni si ritrovò diviso tra ebbrezza e lucidità, tra sonno e veglia in mezzo a servi disserviti tra i piedi, in senso letterale, stante che erano tutti scivolati sotto la tavola chi a dormire, chi a fare altro. Nei palchi dove invece Don Giovanni ne aveva raccolta una frotta perché assistessero al suo fasto musicale, le seggioline ciondolavano non meno ubriache dei loro occupanti. Addormìto dal vino il dèmone che lo scuoteva a correre dietro ogni còtola, detto nella sua lingua veneta, nel cinemascope della sua memoria Don Giovanni ritrovò ad un tratto tutte le mille e tre muy señoras suyas non richieste ora, né più né mai desiderate. E Don Giovanni… si pentì, penseranno adesso i più pii tra i lettori, i più inclini a considerare l’esistere una marea in altalena tra seduzione e pentimento. Ebbene no, Don Giovanni non si pentì affatto, ma provò un’uggia, una non comune stanchezza e, all’istante, un’imprevedibile lucentezza di pensiero, nonostante il gran vino trincato. Si accoccolò tra i cuscini della più materna tra le poltrone intorno e concesse alla moltitudine negata dei visi di mostrarsi nonostante il timore di rimostranze per com’egli li aveva colti per qualche secondo e non oltre, nella pretesa estasi del frìcchete frùcchete; faccine imperlate di sudore e desiderio, malgrado la dichiarata verginità di intenti e la pochezza dei sentimenti. Senti, menti, menti nnenti, scherzò a voce alta Don Giovanni, e si domandò chi mai lo avesse spinto ad abbracciarle come una fede inestricabile dal suo apparato, il perché di tanto affannarsi solo per, con metafora da biliardo, carambolare e andare in buca; ma non trovò risposta e, Uffa anni sversati tra singulti, gemiti e frusciar di lenzuoli, mormorò spazientito; si alzò e uscì di scena… poi non si sa, una voce afferma che passò il resto della propria carambola su questa terra a cercare una ad una le belle, a individuarle per strada, al mercato, dallo speziale, in chiesa talune, rimaste attaccate a certe fantasie nonostante le rivelazioni che Don Giovanni aveva fatto loro su loro stesse. Che ne ritrovasse alcune e altre no, che alcune lo riconoscessero con indifferente candore e altre no, che alcune ma non tutte avessero preso il peso necessario a sembrare matrone, dice quella voce. Un’altra no.

Schermata 2017-05-09 alle 10.58.00

                                         Bernardino Bison (1764- 1844) Ballo mascherato

der_maskenball

José Zorrilla- Don Juan Tenorio (1844) Ridotto – con cd.

*W.A.Mozart – Don Giovanni – A2/SXIII – https://www.youtube.com/watch?v=SS4d21Ndc0Q

Sándor Márai – La recita di Bolzano – Adelphi

Pasquale D’Ascola - Il viaggio di Cecchelin e Cyrano – ebook-Dante Alighieri

BA 10

0
Pasquale D'Ascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu, piccino, come di stringhe e cravatta in carcere, privato dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo non si escluda un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi del soggetto a suo Bell’agio proprio ‘tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali’, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.

Ti potrebbero interessare...

  • Pingback: L’ElzeMìro – Seduzione e pentimento()

  • Biuso

    Ah un altro finale per Don Giovanni. Un finale ironico e saggio. Par quasi di vederlo.

    • https://dascola.me Pasquale D’Ascola

      Don GIovanni ringrazia per l’acutezzza di vista e, parrà strano, di cuore, valvola che mai gli si atrofizzò o non avrebbe mai potuto essere così buono, così generoso nel mostrare e dimostrare le altrui contraddizioni e mischinerie. Non escluse le proprie di umano improprio. Non è così? Pad

    • Pasquale D’Ascola

      Don GIovanni ringrazia per l’acutezzza di vista e, parrà strano, di cuore, valvola che mai gli si atrofizzò o non avrebbe mai potuto essere così buono, così generoso nel mostrare e dimostrare le altrui contraddizioni e mischinerie. Non escluse le proprie di umano improprio. Non è così? Pad

      • Biuso

        “io che in me sento
        sì esteso sentimento,
        vo’ bene a tutte quante.
        Le donne poiché calcolar non sanno,
        il mio buon natural chiamano inganno”.

        È proprio così. Grazie a te, mio caro amico.

        • Pasquale D’Ascola

          Appunto, dico (Totò) Grazie a te per tanto riconoscimento.

Login

Lost your password?