La libertà possibile – Margaret Wilkerson Sexton

Titolo: La libertà possibile
Autore: Margaret Wilkerson Sexton
Data di pubbl.: 2019
Casa Editrice: Fazi
Genere: letteratura americana
Traduttore: Arianna Pelagalli
Pagine: 308
Prezzo: 17,00 €

Nel romanzo La libertà possibile di Margaret Wilkerson Sexton è sviluppato il racconto di una famiglia nera, di colore, “negra”, un percorso che si snoda lungo tre generazioni.

Evelyn e Renard si conoscono nel 1944. A New Orleans gli echi della guerra risuonano lontani e l’Europa è un continente sconosciuto. Molti giovani, compreso Renard, si arruolano per sfuggire alla fame e a un destino segnato dall’intolleranza razziale. Evelyn e Renard, entrambi neri, non sono sullo stesso livello. Evelyn è la figlia di un medico mediamente agiato, stimatissimo nella sua comunità, Renard proviene da un contesto di profonda miseria. Ragioni “di classe” osteggiano la loro unione. Nonostante le difficoltà, i due si sposano. Primo salto temporale: incontriamo la figlia Jackie, nel 1986, ormai adulta. Jackie, educatrice presso un asilo nido, ha avuto un figlio. T.C., da Terry. Ex capitano della squadra di football del Liceo e in gioventù promettente studente della facoltà di Farmacia, Terry è ora un tossicodipendente rovinato dal crack. T.C. cresce senza padre e, secondo salto, nel 2010 è un ragazzo di ventitré anni appena uscito di galera. T.C., campioncino del basket strappato all’agonismo da un grave infortunio, coltiva “erba” per uso personale e occasionalmente la vende agli amici. T.C. ha bisogno urgente di denaro, così il suo migliore amico, Tiger, lo trascina in un traffico di droga più grande. La compagna di T.C. aspetta un figlio. La quarta generazione sta per venire al mondo.

Margaret Wilkerson Sexton, scrittrice di New Orleans, con questa sua opera prima ha attirato, con pieno merito, l’attenzione positiva dei critici. Il romanzo, fin dal titolo, pone la questione dell’espansione e del consolidamento della libertà come ipotesi da verificare. L’autrice serve al lettore una risposta amara. La verità ferisce soprattutto coloro che avevano riposto speranze nella presidenza Obama. Detta brutalmente: i neri oggi stanno peggio di prima, non perché siano necessariamente più poveri, ma perché le possibilità, appunto, loro concesse sono minori di un tempo.

Nessuna concezione ottimistica della Storia, nessuna illusione. Non solo nel romanzo il cosiddetto ascensore della mobilità sociale si è fermato, ma, dato ancor più inquietante, l’unico personaggio a guadagnarsi una posizione e a mantenerla è il bisnonno medico, nel 1944, in un’epoca caratterizzata dal razzismo istituzionalizzato.

Margaret Wilkerson Sexton si approccia alla materia con intelligente distacco e schiva il pericolo della semplificazione manichea. L’autrice, tratteggiando i comportamenti e le assurde regole segregazioniste, ci mostra la sintomatologia di una società malata, basata sul disprezzo del prossimo e sulla violenza sistematica. Il sogno di Renard è diventare medico come il futuro suocero. La famiglia di un suo amico ne finanzia gli studi e lui contribuisce alle entrate facendo il cameriere. Renard è un lavoratore, un proletario, un oppresso. I quartieri di New Orleans sono separati da una frattura sociale profondissima. Renard è costretto a pagare i poliziotti bianchi perché lo lascino in pace e a subire le vessazioni di un padrone che lo considera un animale. Parchi vietati, zone interdette… Abbiamo davanti agli occhi la nazione divisa che Robert Frank immortalerà, solo pochi anni dopo, negli ottantatré scatti confluiti nel volume The Americans, capolavoro dell’arte fotografica del Novecento. L’intolleranza, tuttavia, è trasversale e contagia la comunità nera dall’interno. Il padre teme che la figlia Evelyn possa bruciare la sua vita accanto a un uomo di condizione così bassa e dal futuro incerto. La sua ostilità verso Renard è frutto di uno spiacevole pregiudizio o, piuttosto, l’ostinata, ragionevole consapevolezza di dover tutelare, da genitore maturo, le libertà possibili di Evelyn? All’odio dei bianchi verso i neri si accompagna il classismo, esercitato da chi ha scalato la gerarchia sociale verso chi non ce l’ha fatta o, certo non per suo demerito, sta sul fondo. Renard si battezza “negro” e chiama “negri” i membri della sua comunità, un termine che verrà ripreso da T.C. in pieno ventunesimo secolo. Però, c’è nero e nero, e un creolo, un passé blanc, è meno “negro” di quanto si possa immaginare… “Nella nerità ho imparato il nero e il diverso”, ha dichiarato l’intellettuale americano di origini nigeriane Teju Cole. L’inferno non sono forse gli altri? Sul fronte di guerra, estremo paradosso, Renard conosce la civiltà dei francesi e intanto viene massacrato di botte dai commilitoni americani bianchi. Si può essere, evidentemente, impegnati a combattere i nazisti fuori casa e al contempo imitare il nazismo tra le mura domestiche.

Ruby, sorella di Evelyn, è la figlia prediletta, giovane baciata dalla bellezza, solida e sicura di sé. Sybil, sorella di Jackie, avvocato senza affetti all’orizzonte, entra in scena anticipata, al solito, da un insolente rumore di tacchi, un semplice dettaglio sufficiente ad esibire il suo status di donna nera in carriera. Margaret Wilkerson Sexton amplifica la frizione tra i profili personali, acuendo la tensione tra le due polarità del racconto, forza e debolezza. L’autrice privilegia i perdenti, narrandone le illusioni e i patimenti. Jackie non rinuncia all’idea che Terry, il marito sedotto dalla droga, possa tornare ad essere l’ammirato compagno di una volta. La loro riconciliazione risulterà effimera. Il lato maschile del romanzo brilla per fragilità. Il fratello minore di Evelyn e Ruby muore di overdose a quarantadue anni. Renard, Terry e T.C., appaiono uomini incapaci di mantenere saldo il mirino su un bersaglio, che sia una laurea, un lavoro stabile o una scommessa sulla propria rettitudine. Qualcosa va sempre storto. La scrittrice ci restituisce un sottile senso di inquietudine esistenziale, anche nelle descrizioni fulminee dei frammenti del quotidiano, una maniglia che ruota, le voci alterate dei vicini di casa, le ombre serali che si allungano sui prati di periferia.

T.C. scala a fatica la montagna del rispetto di sé, base minima della morale. Il nipote della “MawMaw”, l’anziana nonna Evelyn ancora in vita nel 2010, nella sua parabola sintetizza le ansie e il disincanto dei neri sopravvissuti alla catastrofe dell’uragano Katrina, spartiacque storico e tema centrale nel dibattito politico americano di inizio secolo. Se i cieli notturni della New Orleans di metà anni Ottanta sono perennemente squarciati dalle sirene della polizia, la “Crescent City” di T.C. odora di muffa, di detriti, di scarti putrefatti. I confini sociali si fanno invisibili, subdoli, pervasivi, marcati dal censo e da diseguaglianze iperboliche. Lo stile di Margaret Wilkerson Sexton si discosta dall’impronta neofaulkneriana di Jesmyn Ward, autrice di Salvare le ossa, altro romanzo di capitale importanza che inquadra la medesima tragedia. L’ordito linguistico della Sexton raccoglie elementi gergali e di cultura gastronomica locale. Ne emerge la vivacità dell’identità culturale creola. L’autrice evita la rabbia e la retorica traducendo le emozioni in uno schietto naturalismo. La conclusione è uno sguardo gettato all’indietro, a quel matrimonio traballante che molte prospettive felici, almeno in prospettiva, avrebbe potuto schiudere.

Poi Renard le infilò l’anello al dito, che non era neanche lontanamente come quello di mamma, ma lui la guardava con una tale speranza negli occhi, una tale incredibile speranza, e il suo sorriso era abbastanza ampio da avvolgerli entrambi. […] Quando la rimise a terra, da soli nella sua camera da letto per la prima volta, Evelyn strillò a dispetto della gente che ascoltava dall’altra parte della porta perché era ancora mattino presto, e le loro vite si dispiegavano inesplorate davanti a loro, e la voce dell’incertezza che l’aveva schernita un minuto prima era scomparsa.

0

Acquista subito

Salentino nato "per errore" a Como (anche per ammissione di chi lo conosce), si laurea in Filosofia a Milano, con una tesi sul concetto di guerra umanitaria. Vive a Bari con Mariluna. Adora il Mediterraneo, ama Lecce, Parigi e Roma. Sue passioni, a parte la buona tavola, sono la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Un tempo, troppo lontano, anche la politica. Suo obiettivo è difendere, e diffondere, la pratica della buona lettura. Recensisce i libri meritevoli di essere considerati tali, quelli che diventano Letteratura, con la L maiuscola, e che gli lasciano un segno. Alessandro scrive con regolarità su Zona di Disagio, il blog del poeta e critico Nicola Vacca, collabora con la rivista Satisfiction, anima il blog di economia e di politica Capethicalism, e scrive di serie TV su Stanze di Cinema.

Ti potrebbero interessare...

Login

Lost your password?