La bambina dei salti – Edgar Borges

Titolo: La bambina dei salti
Autore: Edgar Borges
Data di pubbl.: 2018
Casa Editrice: Musicaos
Genere: letteratura contemporanea
Traduttore: Antonio Boccardo
Pagine: 220
Prezzo: € 15,00

Cosa può fare, oggi, la letteratura? Quali compiti e sforzi le si richiedono? In una conferenza tenuta nel 1983 agli studenti della Columbia University di New York, Italo Calvino definisce Le città invisibili “un ultimo poema d’amore”. Le città attuali, afferma Calvino, non si vivono più come tali. Amore, cura, ironia, disincanto, creazione, reinvenzione dell’umanità: alla letteratura, in questa ottica rivitalizzante e destabilizzante a un tempo, tocca azzardare nuove architetture, ovvero regole di appartenenza al consesso umano. Lo scrittore del futuro alimenta storie e sperimenta, nella trama, inedite forme di vita.

In tale prospettiva la letteratura, investita di compiti politici in senso lato, non è chiamata a descrivere banalmente le cose, bensì a scoprire incroci di esperienze, a smuovere la polvere da porti sepolti, a liberare gli spettri incastrati negli interstizi. Se la realtà, viepiù smaterializzata, è l’astratto, la finzione, viceversa, è il concreto. Santolaya, il paese delle Asturie evocato ne La bambina dei salti (Musicaos editore) dal suo autore, Edgar Borges, è una comunità che, in assonanza con le intuizioni calviniane, riposa in parte sotto la soglia della visibilità e della comune percezione. Una rete di legami emotivi e psichici rende unica, e autentica, Santolaya. Lo scrittore venezuelano edifica il suo romanzo nel sogno.  Scalare i muri della banalità permette di evadere da una regolarità deprimente. 

Una donna, Antonia, è assediata da un marito a una dimensione. La variabile introiettata dall’uomo, di nome Dicxon, è il sesso. Lavoro, famiglia, denaro? Ognuno, sembra dirci Edgar Borges, ha la propria tara, il nulla che ne divora le carni. Ognuno è funzionale a uno scopo e in esso si risolve. I gesti si allineano all’ossessione. Qualcuno, per meriti e pregi osteggiati dalle moltitudini inerti, organizza resistenze attive. Antonia, moglie, madre, donna innamorata dei libri, è una persona che si oppone, rischia, si ribella. Per vivere, si ritaglia spazi. Quando avverte una carenza di respiro, cerca l’aria aggirando le trappole d’asfissia. La bambina dei salti è sua figlia e insieme inventano giochi. Suo malgrado, Antonia seduce, attira il prossimo, sparge semi di caos. Durante gli interminabili pomeriggi caratterizzati da sessioni di poker su pubblica piazza, happening totalizzanti dominati dal terribile marito, Antonia scivola nei suoi quaderni, e ricordi, verso isole di libertà.

Romanzo antirealistico, disadorno, estremo, teatrale, innovativo, La bambina dei salti non fa niente per venire incontro al lettore. La lettura costa impegno. Occorre fare attenzione ai piani narrativi, agli scarti, ai gradini, quasi si trattasse di diapositive sovrapposte. Edgar Borges ci invita a soggiornare nella radura di una prosa scabra, mai arrotondata. È letteratura pura, esposta alle influenze del realismo magico, incontestabilmente vicina alle suggestioni sudamericane incise nel pantheon letterario del Novecento, sensibile alla malia esercitata dai luoghi letterari immaginari, laddove i paesi si trasfigurano in miti fondativi e in culla di epopee. A Santolaya irrompono quattro personaggi, improbabili alieni slegati dal contesto, buffoni di una corte virtuale, agitatori culturali refrattari alla durezza delle leggi locali, adepti del verso poetico in rivoluzione permanente. Tra loro, anche lo scrittore argentino César Aira. Esistono? O sono presenze fantasmatiche, illusorie, necessarie alla sopravvivenza dei pochi che, da Santolaya, intendono scappare?

La letteratura disfa l’ordinario e promuove l’estro fantastico. Il filo del discorso scorre, si increspa, volteggia, si tuffa nella vena carsica della sana follia letteraria. Il materiale psichico pretende una dimora. La scrittura sfida la logica brutale dell’esistente, il verbo canta una genesi, una ripartenza. Ogni sequenza è un quadro di volti, pose, gesti, rituali. Cedono i confini. Solo i ribelli esplorano dimensioni parallele e pretendono di toccare l’impalpabile. La bambina dei salti sintonizza la lettura su frequenze nascoste, finché un finale amarissimo travolge le nostre aspettative come un’onda. Più ci approssimiamo alla coda, più le citazioni di testi e di poesie altrui, Boris Vian, Fernando Pessoa, Chico Buarque, Sylvia Plath, l’altro Borges, W.G. Sebald, John Fowles, bussano alle pareti, insistenti. È una radicale messa in discussione del nostro tempo svilito, disossato, appiattito su coordinate di mera sopravvivenza. Sovversione estetica, questa di Borges, esercitata con sadica coerenza.

Scrittore, fatti ombra e miraggio, imita e riproduci la bellezza. Invadi il campo degli inetti, riempi le biblioteche! Dissolvi la volgarità, conquista l’inutile, sconfiggi il nemico con un atto di coraggio!

La donna fu colpita dall’immobilità del gatto; era lì e si era sistemato per non far niente. Apriva e chiudeva gli occhi, muoveva appena le orecchie, il muso, le vibrisse. Il dolce movimento della coda. Lasciarsi andare al riposo; il distacco. Essere la natura. Antonia ebbe voglia di avvicinarsi e sfregare il viso sul pelo di quell’intruso; non lo fece eppure lo sentì. Era morbido, molto morbido, e trasmetteva sensazioni vicine all’eternità. Quiete, solitudine, silenzio, un salto con rimbalzo. L’irruzione di una cornamusa asturiana; il richiamo degli alberi, il senso dell’aria. Chiudere gli occhi e perdersi dove non esistono obblighi. Fuggire dalle geografie, dalle storie, dalle parole, dai nomi. La donna liberò la pelle, il viso, la bocca, le mani, la pancia. Il morso degli anni. Recuperò il corpo e l’abbandonò. Si lasciò pervadere dal sereno senso dell’esistenza. Smise di essere lei, divenne gatto.

Non stupisce l’interesse di Peter Handke per l’opera di Edgar Borges. “Continuare. Lasciar perdere. Accettare. Descrivere. Trasmettere. Continuare a elaborare il più volatile dei materiali, il tuo respiro; essere il suo artigiano” (Pomeriggio di uno scrittore). L’autore venezuelano, trapiantato in Spagna dal 2007, con buone probabilità si riflette in queste direttive, risultato di un processo di osservazione fenomenologica orientata sul e sulle relazione del con il mondo. Ad un certo punto Dicxon diventa Padre. Il nome cambia la realtà? La parola decifra l’ontologia? Quesiti aperti.

Madre e figlia cercano rifugio nell’aria, ma la gravità vince sempre. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. Al sette tutto si capovolge. La campana stona, la lingua è appesa all’urlo. Un buco deturpa il suolo. La piccola è risucchiata nel dirupo della terra, verso l’inferno. Infelice compleanno, bambina dei salti. Il tuo regalo è l’Apocalisse.

Qualcuno del paese dice che, ogni mattina, un gatto arancione attraversa la piazza verso il bar. Che si ferma all’entrata, odora e continua il suo percorso al centro del marciapiede. Dicono che arriva fino alla casa numero 17, fa un salto, si arrampica sul tetto ed entra. Qualcun altro assicura che, ogni notte, l’unico essere che attraversa la piazza, ma verso il viale, è la bambina dei salti. Che l’oscurità non sembra importarle, visto che cammina sorridente e salterina come sempre.

Uno, due, tre. Uno, due, tre… Gli orologi ci inchiodano ai numeri, al tempo oggettivo. Il nostro destino è diventare meccanismo, algoritmo, dato insensibile? Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. A volte il nostro cuore salta un battito, ed è lì, nel vuoto, che sentiamo di essere, contro ogni previsione, vivi.

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Salentino nato "per errore" a Como (anche per ammissione di chi lo conosce), si laurea in Filosofia a Milano, con una tesi sul concetto di guerra umanitaria. Vive a Bari con Mariluna. Adora il Mediterraneo, ama Lecce, Parigi e Roma. Sue passioni, a parte la buona tavola, sono la letteratura, il cinema, il teatro e la musica. Un tempo, troppo lontano, anche la politica. Suo obiettivo è difendere, e diffondere, la pratica della buona lettura. Recensisce i libri meritevoli di essere considerati tali, quelli che diventano Letteratura, con la L maiuscola, e che gli lasciano un segno. Alessandro scrive con regolarità su Zona di Disagio, il blog del poeta e critico Nicola Vacca, collabora con la rivista Satisfiction, anima il blog di economia e di politica Capethicalism, e scrive di serie TV su Stanze di Cinema.

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