A tu per tu con…Petros Markaris

Dopo l’uscita in Italia del suo ultimo romanzo Resa dei conti, abbiamo avuto il piacere di porre qualche domanda a Petros Markaris, creatore del celebre commissario Charitos, protagonista della Trilogia della Crisi, spesso paragonato al francese Maigret e all’italiano Montalbano.

Il suo ultimo libro “Resa dei conti” si apre con i festeggiamenti per il capodanno 2014, che sancisce l’uscita della Grecia, dell’Italia e della Spagna dall’euro. Crede che sia un pericolo reale? Sono l’euro e l’Europa la causa di tutto?

Prima di tutto il romanzo è un’ipotesi. Inizio il libro dicendo cosa succederebbe se il 1 gennaio 2014 Grecia, Spagna, Italia e Portogallo lasciassero l’Euro. Questo è il primo aspetto della situazione e penso che per tutti i paesi, io prendo come esempio la Grecia perché sono greco, si tratterebbe di una situazione estremamente difficile. Il secondo aspetto è che non posso escludere questa possibilità. Non posso dire di essere sicuro al 100% che questo non accadrà, non ne sono certo.

Dove affondano le radici della crisi greca, secondo lei?

La crisi greca ha due aspetti: il primo è costituito dai fallimenti e dagli errori della Grecia stessa. Voglio dire, una grossa parte della crisi è dovuta ai nostri errori e ai nostri fallimenti, abbiamo sbagliato, abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, abbiamo permesso che i nostri soldi ci scappassero di mano e ne perdessimo il controllo, abbiamo vissuto in una finzione e questa è la nostra responsabilità. Il secondo aspetto è la responsabilità dell’Unione Europea e delle misure che ci vengono imposte. Penso che le misure e i passi che l’Europa sta intraprendendo non ci aiutino perché spingono il paese verso una grande disoccupazione e una forte recessione. Se non cambiamo la situazione non ci sarà modo di uscire dalla crisi. C’è bisogno di una prospettiva di crescita e di cambiamento se si vuole sopravvivere, senza le cose andranno di male in peggio. Questa è la mia opinione e questi sono i due aspetti della crisi greca.

Nel romanzo e nei due precedenti che fanno parte della “trilogia della crisi” il personaggio del commissario Charitos e la sua famiglia si misurano direttamente con la drammatica situazione sociale della Grecia. E’ una crisi che investe anche la cultura? Qual è il ruolo degli intellettuali?

Se la domanda è se sentiamo la crisi anche a livello culturale inteso come finanza e sussidi la risposta è sì; se mi state chiedendo se la cultura è un mezzo per aiutare le persone a superare la crisi, allora la risposta è nuovamente affermativa. Credo che la cultura sia uno dei mezzi più importanti per aiutare la gente a comprendere e a combattere. Quello che manca in Europa al giorno d’oggi è un importante contributo culturale. Io penso che l’Europa custodisca in sé una ricchezza di diversità culturali e che queste tutte fuse insieme diano vita alla realtà culturale europea. La storia dovrebbe essere utilizzata prima di tutto per rendere la gente migliore nei confronti degli altri, senza invece scontrarsi l’un l’altro come succede oggi e dovrebbe aiutare la gente a capire cosa sta loro succedendo e come poterlo affrontare.

Come sono percepiti i suoi libri negli altri paesi europei?

“La trilogia della crisi” è stata un successo in Germania, in tutti i paesi di lingua tedesca, è stata un successo in Italia, in Spagna ed ora anche in Francia. Tuttavia esiste una netta differenza tra la percezione dei lettori dei paesi di lingua tedesca e dei lettori del sud dell’Europa. I lettori mediterranei riescono a comprendere molto meglio quello di cui parlano i romanzi perché lo hanno sentito sulla loro pelle. I paesi di lingua tedesca possono solo provare a capire cosa succede, ma non l’hanno sperimentato, non hanno una linea comune con le vicende del romanzo.

Come è nata figura del commissario Charitos?

Non c’era nessuna idea di questo personaggio, è lui che è venuto da me: questa è la vera risposta alla domanda. In un momento in cui stavo scrivendo altro, una mattina ho semplicemente scorto davanti alla mia scrivania una famiglia di tre persone: un uomo, una donna e un bambino, che ancora non sapevo se sarebbe stato un ragazzo o una ragazza. Era una tipica famiglia greca e mi ci è voluto del tempo, tipo un mese, per capire che quest’uomo era un poliziotto. Una volta saputo che lo era, immediatamente ho saputo il suo nome, il cognome, il nome di sua moglie e che sua figlia si chiamava Caterina: questo è quanto.

Questo personaggio ricorda molto il commissario Montalbano, nato dalla penna di Camilleri. Lo conosce? Cosa pensa di questo parallelismo?

Certo che lo conosco e penso che abbiano due cose in comune. La prima è che entrambi fanno sempre ciò che credono sia giusto. Questo è molto comune anche in Montalbano. La vita familiare di Charitos e la vita personale di Montalbano non hanno nulla a che vedere, ma il modo in cui reagiscono e il modo in cui fanno il loro lavoro li accomuna. Fanno sempre ciò che credono giusto, senza badare troppo ai superiori. Se devono fare una cosa la fanno e basta: questo è comune ad entrambi i detective. La seconda cosa che li accomuna è che amano il buon cibo, entrambi.

Quale potrebbe essere la prossima indagine di Charitos? O ha in programma altre storie e altri personaggi?

Al momento sto scrivendo un nuovo romanzo, che farà da epilogo alla trilogia. Ho deciso che dovevo ancora scrivere un ultimo capitolo e poi mi fermerò, non scriverò più nulla sulla crisi, con la speranza che anche la crisi abbia termine. Questo è il romanzo che sto scrivendo ora ed è l’ultimo che scriverò sulla crisi.

Può lasciare un messaggio per i suoi lettori e per Gli Amanti dei Libri?

Se volete che lasci un messaggio vi dirò lo stesso che ho detto ai lettori greci: non potete aspettarvi che gli altri combattano per il vostro destino, dovete prendere il destino nelle vostre mani e combattere per esso.

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