A tu per tu con… Margherita Oggero

Seduta al tavolo della mia cucina, un lunedì pomeriggio, penna alla mano e cordless in viva voce per non perdere neppure una parola, mi accingo a fare una telefonata alla signora Margherita Oggero. Per una giornata tranquilla cosa desiderare di più di una chiacchierata con una famosa scrittrice? Inoltre  ha nome Margherita, nome che mi piace particolarmente e ho anche scelto per una delle mie figlie. Così ho dialogato per una mezz’oretta con la creatrice dei racconti che hanno ispirato la serie televisiva “Provaci ancora prof”, cercando di non riproporre le solite domande che si fanno in un’intervista, pensando a quali e quante le saranno già state poste, considerata la sua fama di conosciutissima scrittrice.

Prendendo spunto dal nome della nostra testata, mi dice come e quando lei è diventata amante dei libri?

Lo sono diventata molto presto. In verità io non sono mai stata precoce nell’acquisizione delle mie abilità, eccetto per la lettura. All’età di 4 anni, molto prima di andare a  scuola, ho imparato a leggere e ho continuato assiduamente, affascinata. Mi facevo sempre regalare libri, ovviamente allora di fiabe, perciò il mio amore è di lunga data.

Ricorda come è avvenuta la pubblicazione del suo primo libro? Ha creduto più lei nel suo scritto o chi l’ha pubblicata?

Le racconto l’iter che c’è stato in quell’occasione. Io stavo scrivendo un romanzo senza aspettative particolari. Non sapevo se l’avrei scritto per me stessa o se sarebbe stato pubblicato, anche se ovviamente in cuor mio la speranza di una pubblicazione l’avevo. In questi casi la speranza c’è sempre. Non sapendo se valesse la pena proseguire, arrivata al quarto capitolo ho deciso di far leggere cos’avevo prodotto fino a quel momento ad una grande editor, la signora De Angeli, che lavorava per importantissime case editrici. Dopo aver letto il mio operato mi ha detto di continuare a scrivere. A lavoro terminato mi chiese cosa intendevo farne e ho pensato che avrei potuto spedire il manoscritto alle case editrici, ma lei mi ha bloccato ed ha telefonato ad un agente letterario. Eravamo in trattativa per un contratto con le editrici Salani e Ponte alle Grazie, volevano quello scritto. Tuttavia l’agente ha creduto di  provare ad interpellare una casa editrice più grande e si è messo in contatto con Mondadori. In otto giorni il romanzo è stato letto ed è arrivato il contratto: Mondadori offriva di più. Da allora è iniziata la mia collaborazione con questa editrice per la pubblicazione dei romanzi, anche se non ha l’esclusiva su tutti i miei lavori perché due libri sono stati pubblicati da Einaudi, si tratta di due fiabe, due storie surreali, ed ho anche pubblicato un giallo per ragazzi con una piccola casa editrice torinese, la Notes.

A fare da sfondo alle vicende dei suoi libri è Torino, la città in cui vive. La Torino dei suoi romanzi è la stessa che vede tutti i giorni?

Sì, più o meno è la stessa; non è una Torino inventata, anche se cerco di modificarne la topografia, perché penso che indicare una via con un numero civico preciso ed ambientarvi un delitto o un fatto anche se comunque romanzato non faccia piacere a chi abita in quel luogo.

Il suo ultimo romanzo “L’ora di pietra” vede come protagonista un’adolescente. Considerato che è stata insegnante, è stata ispirata dal caso di un’alunna che ha avuto?

No, assolutamente. Il personaggio è stato inventato in toto, non ho mai avuto alunni con problematiche di quel tipo, anche se ne ho avuti con problemi adolescenziali, vittime della famiglia, magari, ma mai della criminalità organizzata.

Di cosa non può fare a meno quando scrive?

Devo assolutamente avere tranquillità. Scrivo nella mia stanza, il mio studio: non potrei farne a meno. Inizialmente, quando è cominciata la mia avventura di scrittrice scrivevo a mano, poi è arrivato il computer: è sicuramente un pregio poter fare copia-incolla, cancellare e riscrivere, ma è comunque uno strumento macchinoso, e questo lo considero un difetto. E’ pur vero che inserendo dei programmi particolari si ha la possibilità di fare di tutto, ma non sono per me.

Se la sua vita fosse un libro, quale sarebbe e perché.

Non saprei risponderle, mi trovo in difficoltà, forse non ci ho mai pensato…. Io non sono né un tipo spericolato né un tipo sportivo, quindi dovrei già escludere tutti quei libri che raccontano storie di quel genere. Starei bene in una storia avventurosa, ma non troppo. Alcuni libri che mi piacciono molto non sono adatti alla mia personalità. Forse sceglierei un libro di Hemingway perché è un autore che nei suoi romanzi trasmette vitalismo o forse Roth per la pastorale americana, ma sono comunque libri in cui non vorrei trovarmi.

Vuole lasciare un augurio e un saluto a Gli Amanti dei libri?

Direi semplicemente di continuare a leggere, solo così si possono scoprire delle vite alternative. La lettura ci permette di conoscerle.

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