A tu per tu con… Jean-Michel Guenassia

Dopo il successo de Il club degli incorreggibili ottimisti (Premio Goncourt des Lycéens), Jean-Michel Guenassia torna nelle librerie con un nuovo avvincente romanzo, La vita sognata di Ernesto G., edito da Salani. Una storia umana, commovente, in cui si mescolano storia individuale e Storia con la S maiuscola.

Da dove nasce l’idea del romanzo La vita sognata di Ernesto G.?

Avevo voglia di raccontare il XX secolo, era questa la mia ambiziosa idea. Tuttavia, non volevo farne “Il romanzo del ventesimo secolo” perché è impossibile raccontare tutto un secolo. Ho preferito raccontarlo tramite la vita del mio personaggio, Joseph Kaplan, di Christine, l’amore della sua vita, e della loro figlia Helena.

Parliamo del protagonista, Joseph Kaplan: sognatore, ballerino, viaggiatore. Quanto c’è di lei in questo personaggio?

Be’… innanzitutto io non so ballare e di certo non il tango! La vita sognata di Ernesto G. non è un romanzo autobiografico, direi più che altro che l’idea di questa storia nasce dalla volontà di collegare questo romanzo al precedente, Il club degli incorreggibili ottimisti, perché avevo l’idea di seguire la storia di un uomo che avrebbe potuto far parte di quel club se fosse riuscito a salvarsi, se non fosse rimasto dall’altra parte del Muro.

E Christine, invece? E’ artista, ribelle, madre, moglie… ma cosa le manca per essere davvero felice?

E’ una donna che soffre delle ingiustizie di cui è vittima il suo sesso. Non è pagata quanto gli uomini, non ha diritto al voto… vuole che alle donne venga riconosciuta uguaglianza con gli uomini. In quell’epoca, gli uomini rifiutano l’uguaglianza con le donne: inoltre in Francia, non so in Italia, il machismo era fortissimo. Christine è decisamente femminista.

Nel romanzo la Storia si intreccia con la storia personale del protagonista: qual è il segreto per questo tipo di narrazione?

Non bisogna pensare alla Storia. La cosa veramente interessante è raccontare la storia degli esseri umani e farlo con umanità, non dimenticando che non siamo ai giorni nostri ma nel 1938-39, alle soglie della Seconda Guerra mondiale. Gli eventi storici, soprattutto quelli di questa portata, influenzano la vita dei personaggi: da qui la necessità di ascoltarli con attenzione.

Da dove viene l’idea di inserire nel romanzo Ernesto Che Guevara, personaggio simbolo del XX secolo?

Ho inserito questo personaggio per due motivi. In primo luogo perché sono incappato in un aneddoto incredibile: da marzo a luglio del 1966 Che Guevara ha trascorso quasi quattro mesi a Praga, un anno prima della sua morte nel 1967. Nessuno sa perché sia andato lì e perché ci sia rimasto tutto quel tempo, è un mistero totale che mi ha molto incuriosito. Ho voluto utilizzare questo mistero per raccontare una storia romanzata.In secondo luogo c’è il fatto che Che Guevara è il simbolo della rivoluzione, ma mi interessava più che altro rappresentare l’uomo che era in quel periodo, malato, fragile, depresso, che cominciava a chiedersi se avesse fatto bene ad imbracciare le armi, se avesse potuto trovare un altro modo di agire, diverso dalla violenza. Nel momento in cui Che Guevara incontra Joseph Kaplan vede che questo personaggio sta facendo qualcosa di grande, la stessa cosa che avrebbe voluto fare lui: il medico.

Qual è il messaggio che le piacerebbe il lettore portasse con sé?

Se osserviamo il romanzo nella sua interezza, se ne facciamo un bilancio, vediamo che è Christine che ha vinto la sua battaglia. Le donne, rispetto all’inizio del secolo, hanno raggiunto la loro autonomia, la loro indipendenza. I progressi nel campo dell’emancipazione femminile sono stati straordinari. Il romanzo, secondo me, termina con una nota simbolica e cioè Joseph Kaplan che compie 100 anni in perfetta salute, circondato da tutta la sua famiglia: la figlia, i nipoti e il figlio che gli era stato sottratto.

Dal romanzo si evince anche il valore della lettura…

Tutta la mia vita si è svolta intorno alla lettura. Ci sono due temi letterari che mi stanno a cuore e che compaiono nel romanzo: Camus, che nel romanzo compare sotto le spoglie di Albert Mathé in tutta la sua grandissima umanità, e Kafka, il mito dell’assurdo, che affiora attraverso il protagonista Joseph Kaplan. 

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Chiara Barra

Se dovessi partire per un’isola deserta, e potessi portare con me soltanto un libro...sarebbe un’ardua impresa! Come immaginare la vita senza il mistero di Agatha Christie, la complessità di Milan Kundera, la passione di Irène Nemirovsky, l’amarezza di Gianrico Carofiglio, il calore di Gabriel Garcia Marquez, la leggerezza di Sophie Kinsella (eh sì, leggo proprio di tutto, io!). Ho iniziato con “Mi racconti una storia?” e così ho conosciuto le fiabe, sono cresciuta con i romanzi per ragazzi che mi tenevano compagnia, mi sono perdutamente innamorata dei classici...che ho tradito per i contemporanei (ma il primo amore non si scorda mai)!

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