A tu per tu con..Felicia Kingsley

Ha stupito ed emozionato molti lettori con il suo romanzo di esordio “Matrimonio di convenienza” e, dopo pochi mesi, ha scalato le classifiche di vendita con il divertentissimo “Stronze si nasce” (di cui abbiamo parlato in un altro articolo). Per i lettori de “Gli Amanti dei Libri” Gabriele Scandolaro ha intervistato la giovanissima e talentuosa scrittrice, edita dalla casa Newton Compton, Felicia Kingsley.

 

1)Una cosa che i tuoi romanzi hanno in comune è l’ambientazione, ovvero la grande City. Come mai questa scelta particolare?

Se partiamo da Matrimonio di convenienza, in quel caso la presenza di Londra è piuttosto discreta, limitandosi a fare da sfondo. Essendo il protagonista maschile un Duca, avevo bisogno di una nazione con una forma governativa monarchica e il Regno Unito è la monarchia per antonomasia, la più fruibile per i lettori dal punto di vista conoscitivo, perché più familiare. Stronze si nasce ha Londra come terza protagonista, perché la città e i suoi spazi vivono assieme ai personaggi. Sono molto affezionata a Londra e quando in un romanzo la concentrazione di eventi è così fitta come in Stronze, la dimensione internazionale è fondamentale perché questi eventi abbiano la probabilità di verificarsi. Altrove, poniamo in una cittadina di provincia, sembrerebbero costruzioni forzate per far stare in piedi il romanzo. In London anything is possible!

2)Potessi scegliere quale delle avventure narrate nei tuoi libri vorresti vivere?

Di “Matrimonio di convenienza” vorrei vivere la festa di compleanno organizzata da Jemma: il luna park nel parco di Denby Hall. Per quanto riguarda “Stronze si nasce” vorrei battere Sparkle a una partita di tennis o poter avere uno scambio di battute con Duke.

3)Genesi della figura di Ashford, il principe povero.

È bastato fare il gioco degli opposti: per una caratteristica di Jemma, cercavo il suo contrario per Ash. Quanto a figure di nobili decaduti, la storia ne è piena: ho letto pochi anni fa di un conte inglese di titolo antico che si è trovato la tenuta pignorata a causa dei debiti con le banche, quindi la situazione di Ashford è più comune di quanto si potrebbe pensare.

4)Le tue protagoniste hanno tutte in comune un particolare: essere amanti della musica. Quanto è importante per te il fattore musica e quanto incide nella composizione dei tuoi romanzi?

La musica è FONDAMENTALE e a prescindere dalla scrittura, nella mia vita è sempre stata un elemento molto presente. Ho imparato a usare il giradischi dei miei genitori prima ancora che camminare e la prima canzone che ho imparato a memoria (con le storpiature del caso) è stata Papa don’t preach di Madonna, quando avevo sette anni. A livello di scrittura, l’ascolto della musica mi da tanti spunti d’ispirazione, infatti mi sento in dovere di allegare in ultima pagina la mia playlist.

4)In entrambi i tuoi romanzi sia le protagoniste femminili sia quelli maschili non sono mai quello che sembrano. Come mai sei molto attaccata al tema dell’apparenza?

Non la chiamerei apparenza, ma solo una questione di percezione: quando siamo convinti di conoscere una persona, in realtà non la conosciamo davvero! Abbiamo tutti un bright side e un dark side, un dottor Jekyll e un Mr Hyde e se me lo concedi, i social hanno amplificato questa dicotomia: su Instagram o su Facebook le persone mostrano al mondo solo una minuscola parte della loro vita, ma per chi guarda quello è il tutto. Sono gli aspetti privati, quelli che non mostriamo a caratterizzarci e solo in pochi hanno la chiave d’accesso. Non sono solo io quella a essere legata a questo tema, ma in generale è uno dei topoi della narrativa. Basti pensare che Orgoglio e pregiudizio, si chiamava inizialmente Prime impressioni, mentre lo stesso Shakespeare ha fatto dello scambio di persona e false identità la cifra stilistica delle sue commedie.

6)Stronze si nasce: perché scrivere un libro sulle “stronze” (anche se in realtà potrebbe essere intitolato “stronzi si nasce” dato che Tristan non è uno stinco di santo)

Perché avrebbe rischiato di suonare come un clichè del tipo “Gli uomini sono tutti stronzi” (un euro per ogni volta che un’amica in crisi sentimentale mi ha detto questa frase) e avrebbe tratto in inganno. Se vedessi un romanzo rosa con il titolo Stronzi si nasce, non penserei a una qualifica che abbraccia entrambi i generi, ma che si tratta di una storia in cui le protagoniste sono in qualche modo in guerra con ex-fidanzati, cascamorti, e uomini poco affidabili. Qui la parola “stronza” non è un’offesa gridata in uno sfogo di rabbia. È una qualifica, il terribile equilibrio tra grandi pregi e difetti spaventosi e nell’Identikit della stronza, in apertura è ben spiegato cosa s’intende. Tristan non è un santo, è vero, ma non lo definirei stronzo, perché alla fine sta agli ordini della sua famiglia e si muove nel recinto che gli hanno disegnato.

7)Costruzione di un personaggio: come avviene? Quando decidi che ruolo dargli, che caratteristiche deve avere? Sono già delineati o cambi idea volta per volta?

Difficile creare il profilo di un personaggio completo al cento percento a tavolino. Tratteggio le sue caratteristiche principali e il ruolo che ha nella vicenda, ma sono le azioni e i dialoghi, man mano che vengono scritti, a definirlo. Poi, nulla è scritto sulla pietra, quindi ho sempre un margine di modifica.

8)C’è qualcosa dei tuoi libri che cambieresti? Se sì, cosa?

Lo stesso Manzoni ha affrontato diverse fasi di riscrittura per passare da Fermo e Lucia a I promessi sposi, quindi sarebbe superbo da parte mia dire che non cambierei nulla. Così su due piedi sono soddisfatta del mio lavoro e modifiche davvero radicali non mi vengono in mente ma, magari, a riscriverli, tratterei in modo diverso certe scene o certi sviluppi di dialoghi. Forse darei a Matrimonio di convenienza un po’ più di spazio al finale visto che molte lettrici mi hanno rimproverato di non essere stata più generosa con il romanticismo.

9)Se tu fossi al mio posto, che domanda faresti a Felicia Kingsley?

Cosa vorresti scrivere che non fosse un rosa contemporaneo? A questa domanda ho due risposte. La prima, uno di quei racconti immortali che diventano parte della tradizione del Natale, un po’ come A Christmas Carol di Dickens; ho un’idea che mi stuzzica ma prima di lavorare a un progetto simile devo liberare la testa da tutto il resto (magari quando avrò settanta anni). La seconda, decisamente più abbordabile, un rosa storico. I period drama sono uno dei miei piaceri privati e mi friggono le mani all’idea di scriverne uno. Però sono consapevole che è un tipo di progetto che richiede una documentazione e una studio molto più approfonditi rispetto quella a spot che faccio per un contemporary.

10)Gli ingredienti per una buona commedia romantica

Una ricetta assoluta non esiste, ogni autore ha il proprio modus operandi, ma se dovessi dirne tre a mio parere imprescindibili eccoti servito: un conflitto, dialoghi veloci, lieto fine.

11)Progetti per il futuro?

Comprare una centrifuga per frutta. Scherzo. Ho tanto spunti e alcuni lavori già finiti, sempre contemporary romance, autoconclusivi, e ognuno con uno spirito diverso dall’altro. Però, per scaramanzia non mi sento di dire di più. Sono una fan del lavorare a testa bassa e in silenzio.

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Gabriele Scandolaro

Mi chiamo Gabriele e sono un lettore. Ho iniziato a leggere quando ero molto piccolo, complice una nonna molto speciale che invece delle classiche favole riempiva le mie giornate raccontandomi i capolavori teatrali di Shakespeare e di Manzoni. Erano talmente avvincenti le sue narrazioni che, appena mi è stato possibile, ho iniziato a leggere per conto mio. Ma terminato il mio primo libro ne ho iniziato subito un altro. Poi un altro. Da allora non riesco più a smettere di leggere. Quando non leggo o studio, lavoro come Educatore e suono il violino.

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