Data di pubbl.: 2026
Pagine: 261
Prezzo: € 18,00
Antonio G. Bortoluzzi racconta nei suoi libri la montagna che si sente addosso ogni giorno. Quell’Alpago con la sua idea di comunità in cui si svolgono le vicende di un’appartenenza a una terra ricca di memoria.
Anche in Tutto è nel bosco, l’ultimo romanzo appena uscito da Marsilio, lo scrittore torna alla sua montagna inventando Valdisasso, un paese immaginario che somiglia alle valli in cui lui ogni giorno vive.
Questo romanzo nasce da un’idea di coralità e nelle tre parti in cui è diviso Bortoluzzi racconta Valdisasso e la sua montagna tra la fine degli anni Ottanta e il 2011.
«A Valdisasso era così, non potevi dimenticare le cose, mai: anche se non erano scritte sui libri o sui giornali, quelle vecchie faccende erano indelebili. Erano la memoria di una comunità».
Tutto è nel bosco è un romanzo corale e generazionale in cui la montagna del Novecento incontra quella del terzo millennio e nel mezzo appunto ci sono le persone con le loro storie quotidiane che la abitano. L’autore è riuscito già dalle prime pagine a rendere partecipe il lettore delle vicende e dei personaggi, preservando prima di tutto l’umanità che nella montagna è un valore fondamentale.
Perché la montagna è sempre madre e negli anni che cambiano è prima di tutto comunità.
Nel racconto vediamo le numerose vite che si intrecciano: Virginia, Nicholas, Andrea, Bruno. Sullo sfondo i boschi e le valli in cui si consumano le vicende. Qui Bortoluzzi costruisce un mosaico di persone, di luoghi e di cose in cui la montagna è sempre un punto di riferimento dove tutto si perde, tutto si scontra e tutto si ritrova.
Quelle persone con le loro vite normali e semplici fanno parte della montagna che si preoccupano di abitare nell’appartenenza e con le loro azione si prendono cura dei suoi spazi infiniti soprattutto oggi che anche la montagna è minacciata dal disastro ambientale e globale che incombe minaccioso.
Con Tutto è nel bosco Bortoluzzi si conferma uno dei pochi e autentici narratori della memoria che la nostra letteratura esprime.
Resta un apprezzato scrittore di montagna, come lo sono stati nel Novecento Buzzati, Sgorlon e Rigoni Stern.
Nella trilogia dedicata alla montagna (Cronache della valle, Vita e morte della montagna, Paesi alti) lo scrittore ha riportato in vita il mondo perduto delle valli (come dicevamo prima, Bortoluzzi è nato in Alpago, Belluno) e l’umanità sepolta di una comunità che si esprimeva attraverso il gesto e la solidarietà fraterna.
Con Tutto è nel bosco Bortoluzzi cambia passo perché per lui il romanzo è soprattutto un modo per affrontare i cambiamenti della realtà, restando fedele al suo registro di narratore puro: anche in questo libro mette al centro la montagna e attraverso le vicende di una comunità ne affronta il presente lacerato dai conflitti ambientali, sociali e esistenziali.
A tutti i personaggi del romanzo piace stare nel bosco, perché tutto è nel bosco: «Prendere e scappare, vedere senza essere visti, stare immobili o correre come una freccia senza il timore dei rami, e perfino farla lì: è bello appollaiarsi nel posto giusto sentire il fresco dei ciuffi sul culo e non avere paura delle vipere, perché a quell’ora se ne sono tornate sotto qualche lastra di pietra».
Bortoluzzi con questo nuovo romanzo torna alla sua Montagna madre si specchia nei suoi boschi dove perdendosi si sente, come i personaggi che ha creato, un principe libero. E senza la libertà non si può vivere la montagna e combattere per renderla un posto migliore.

