È il sangue di noi tutti – Valerio Varesi

Titolo: È il sangue di noi tutti
Data di pubbl.: 2026
Pagine: 189
Prezzo: €19,00

«Perché scrivere un romanzo sulla strage di Reggio Emilia avvenuta sessantasei anni fa? Qual è la ragione per rivangare un episodio che appare così lontano? Innanzitutto perché il nostro è un Paese senza memoria che rimuove il proprio passato così rapidamente come fosse affetto da una forma di Alzheimer collettivo. In seconda analisi, in quanto rappresenta l’episodio-simbolo di un popolo mai riconciliato, di un’Italia che non ha mai fatto i conti col passato e per questo continua ancor oggi a essere una comunità di separati in casa».

Con queste parole Valerio Varesi ci conduce nel È il sangue di noi tutti, il suo nuovo libro, un grande romanzo civile, italiano e antifascista e sul fascismo che da questa nostra Italia superficiale e smemorata non se n’è mai andato.

Varesi ritorna a Reggio Emilia e a quel 7 luglio 1960 quando nella piazza dei Teatri arrivarono decine di migliaia di persone richiamate dal Pci e dal sindacato per protestare contro il congresso del Movimento Sociale Italiano che si sarebbe tenuto a Genova, città e medaglia d’oro della resistenza.

Ma fu mattanza e una giornata di sangue. La Celere arriva in piazza con la licenza di sparare.

Per Varesi la strage di Reggio Emilia rappresenta l’episodio – simbolo di un popolo mai riconciliato, di un’Italia che non ha mai fatto i conti con passato.

Ne È il sangue di noi tutti Varesi ricostruisce le radici dei fatti di sangue di Reggio Emilia e torna indietro di quaranta anni raccontando le due Italie, quelle del rosso e del nero, incrociando le vite di Afro Tondelli, ex partigiano che in quella piazza del rancore quel maledetto luglio perse la vita, e il “poliziotto”, in passato era un agente dell’OVRA, che quel giorno sparò.

Tondelli e i suoi compagni furono massacrati da una polizia che vestiva la divisa repubblicana, ma sotto aveva la camicia nera.

«Era sfuggito alle raffiche dei nazifascisti per essere ammazzato da un colpo di un Questurino del nuovo Stato, che ha contribuito a realizzare. Quella Repubblica per cui ha rischiato la vita».

Varesi nel suo romanzo torna ai tempi del fascismo che oggi sembra eterno.

Non ha torto quando scrive che l’Italia gattopardesca è passata dal  regime fascista alla Repubblica senza ripulire gli apparati dello Stato occupati dagli appartenenti all’ ancien régime.

«Fino al ’47, con il governo provvisorio di unità nazionale che includeva socialisti e comunisti (Palmiro Togliatti era il guardasigilli e amnistiò tutti dai crimini del ventennio), il Paese visse un inevitabile strascico di guerra civile, conseguenza delle stragi compiute dai nazifascisti.
Ma con la “dottrina Truman” comincia una repressione, indotta anche dalla guerra fredda, per mano di un apparato statale rimasto identico a quello mussoliniano. Il fascismo, di fatto, subdolamente, prosegue ben oltre il 25 aprile».

E poi si passò dai fucili alle bombe con le stragi di Piazza Fontana, piazza della Loggia, stazione di Bologna, logge massoniche, servizi deviati.

Varesi con questo romanzo racconta benissimo  il nostro passato prossimo e la totale assenza di memoria di un Paese che non ha ricomposto nessuna frattura.

Un Paese diviso e mai del tutto pacificato in cui il fascismo non è stato cancellato per sempre.

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